lunedì 28 settembre 2020

Il primo passo

La notizia della scomparsa di C. arriva via mail. Devo rileggere più volte per mettere a fuoco. Controllo nome, cognome, cerco su internet. Cristo santo no, no, no! penso mentre le mie mani scolpiscono il suo nome sulla tastiera.
E invece sì. E' lei.

"E' incredibile quante persone si perdono quando smetti di fare il primo passo".

Questa è l'ultima cosa che scrive su facebook.

Sotto la sua foto profilo: decine di commenti. Vorrei scrivere due parole anch'io. Vorrei raccontare a tutti che mi ha aiutato. E l'ha fatto quando ero un perfetto estraneo.
E questo probabilmente fa la differenza fra lei e il 99% del resto del mondo.
Aiutare gli amici e le persone a cui vuoi bene è abbastanza semplice. Sono buoni tutti.
Lei mi hai aiutato quando ero solo uno dei tanti in fila davanti alla sua porta.
Mi mancherà.

sabato 19 settembre 2020

Sale da cucina VS biglie: la sfida dei maestri do ri-nascimento

Col mio dottore c'erano già stati dei trascorsi. Eravamo andati d'amore e d'accordo per 45 anni. Poi i nostri rapporti si erano incrinati.
"Dai 45 in avanti bisogna togliersi qualcosa" mi aveva detto "Gli alcolici il più possibile, il fumo del tutto, ridurre al massimo gli zuccheri, per il diabete, e gli uomini il piccante, per la prostata".
Il vaso era già colmo, ma lui ci aveva aggiunto la famosa ultima goccia.
"Dovrebbe eliminare il sale" disse togliendosi lo stetoscopio, mentre il palloncino attorno al mio braccio si sgonfiava.
"Il sale non ha mai fatto del male a nessuno" protestai da convinto sostenitore e divulgatore che lo aggiungeva anche sulla pizza con le acciughe "a parte ai clienti di Wanna Marchi e del Maestro Donascimento".
"Il sale fa male al cuore e fa salire la pressione" disse
"Anche le donne con le autoreggenti" ribattei
Ridacchiò dondolandosi sulla sua poltrona di pelle nera: "Ha ragione, quelle lasciamole".

venerdì 11 settembre 2020

La mia balena bianca

Questa è la storia di un'ossessione e di un uomo incapace di riconoscere la sconfitta anche quando ce l'ha davanti.

Sono i primi mesi del 2014, e io ho da poco aperto questo blog, quando una giovane Asterion, non ancora Asmodee, pubblica le foto del nuovo titolo in uscita: SPLENDOR.
La notizia rimbalza velocemente sui social e sui blog di settore, Splendor e le sue fiches "pesanti" vengono fotografati, condivisi, recensiti e chiacchierati da tutti. Quei pochi che riescono a mettere le mani sulle prime copie lo descrivono come un gioco-droga, effetto: una partita tira l'altra, non è possibile smettere: figo-figo-fico. L'entusiasmo sembra quello che c'era quando è uscito il primo Resident Evil 2 nel 1998 su Playstation.
Ma c'è un però. Alcuni giocatori si lamentano del prezzo: 37 € per un filler sembrano tanti.

martedì 8 settembre 2020

Torinese 46enne ammazza zombie a 3466 metri [Punta Helbronner]

Io e Francy abbiamo priorità diverse. Lo capisco nel momento esatto in cui lei arrotola le sciarpe una dentro l'altra e le infila nello zaino. "Tre bottigliette d'acqua da mezzo litro basteranno?" mi chiede, e poi senza aspettare una risposta "Oltre i panini nella stagnola abbiamo il parmigiano e i taralli".
La osservo, come farebbe un suricato con un cobra, mentre infilo a uno a uno gli zombie in cartoncino nel marsupio. Il dado lo metto nella cerniera davanti. Avvolgo il tabellone piegato in quattro in un sacchetto freezer.
"Ma che fai? Ti porti un gioco?" mi chiede intercettando la manovra "Sul ghiacciaio del Monte Bianco?!?"
"Ho l'occasione più unica che rara di ammazzare zombie a 3466 metri" le rispondo "E non intendo lasciarmela sfuggire. Probabilmente nessun giocatore l'ha mai fatto. In Italia e nel resto del mondo"
"E forse c'è una ragione!"

"Trovo insopportabile la tua mancanza di fede" la ammonisco facendo il gesto di strangolarla a distanza come Dart Fener.

sabato 29 agosto 2020

What gamers want

Non posso aiutarti. La medicina non ha dato un nome alla tua malattia, neanche lo psicologo privato, al quale lasci 70 euro ogni settimana per una seduta da 40 minuti [almeno questo, dici, ti ascolta, quello di prima ne prendeva 90 e quando arrivavi metteva su un vinile di musica classica, e se ne camminava su e giù per la stanza versandosi il tè col bollitore, secondo te pensava beatamente agli affaracci suoi] neanche il terapista ha saputo battezzarla, e senza nome è come se non esistesse, e non esiste una cura. E comunque tu non credi nelle pillole, ripeti: "Non è che c'è una pastiglia per ogni cosa, non è febbre che l'abbassi con la tachipirina. Devo imparare a conviverci". Brava. Anche se fra il dire e il fare. Vorrei essere un buon orecchio, per te. Ma essere un orecchio è difficilissimo, una delle cose più complicate del mondo, intendo ascoltare senza cercare di risolvere. Vorrei sempre dirti qualcosa per alleviare, un consiglio che tu potresti seguire oppure no [oppure non seguire ma dirmi: "Ho fatto come mi hai detto, Andre, ma accidenti non ha funzionato"].

mercoledì 19 agosto 2020

L'estate dei buoni propositi e dei fichi secchi

Il covid-19 se n'era tornato a casa sua con le pive nel sacco, o almeno così sembrava, da quel nostro calare le mascherine più veloci delle braghe dinnanzi non solo ai potenti ma a chiunque potesse anche solo darci un calcetto nel culo ma di quelli buoni [perchè anche se facevamo i leoni da tastiera sui social, condannando l'Italia piccola, eravamo tutti segretamente, nascostamente, furbetti del quartierino].
L'estate 2020 era infine arrivata, e nessuno aveva montato pannelli di plexiglass in spiaggia fra un ombrellone e l'altro, nè aveva fatto il bagno in mare con la mascherina ffp2 o ffp3. Le mascherine, prima portate al gomito, erano finite sprofondate nelle tasche, e riportate alla luce del sole soltanto all'ingresso dei negozi, e solo per evitare multe e chiusure. Nessuno, per strada, tirava più fuori il gel disinfettante all'amuchina, nessuno strofinava più le mani come un procione, il gesto sembrava oramai anni '80 come il gimme five di Jovanotti.
Avevamo svoltato e già dimenticato. Prima o poi sarebbe arrivato il conto al tavolo.

venerdì 31 luglio 2020

Il piccolo che ti soddisfa

Yokai era basso di statura. Ma ci sapeva fare.
Secondo Fabry era la mascella squadrata alla George Clooney, il genere di mascella che rende le gambe delle donne molli come strisce di liquerizia. Sì, probabilmente la mascella faceva il suo. Ma non era solo lei. Erano anche la sua sicurezza, il sorriso piacione, quei suoi capelli lunghi che negli anni 90 andavano così di moda, il fisico asciutto che ci avresti potuto affettare un salame su quel tagliere di addominali.
Yokai era basso ma dragava le ragazze del campeggio Camping Garden Cala Sinzias in provincia di Cagliari come i pescatori al largo con le reti a strascico. Io, Fabrizio e Max restavamo nei paraggi, pronti, in attesa di raccogliere cuori in frantumi. Lo squalo si prendeva i pezzi di carne più grossi ma ci si poteva sfamare anche solo con le briciole.

domenica 26 luglio 2020

Da fuori non si vedeva niente di strano

Un errore. Uno scambio di cartella, non dico omonimia che è rara e succede solo nei film ma un cognome simile al mio, magari una sola lettera diversa. Per questo mi trovo da mesi legato a un letto d'ospedale, con le cinghie ai polsi e la padella per i bisogni sotto le chiappe.
Mi somministrano dei farmaci, una pillola la mattina e una la sera, tappandomi la bocca e il naso per costringermi a ingoiare: ci ho provato in tutti i modi a non prenderle ma non c'è verso. Per questo mi sento sempre come se mi fossi appena svegliato dopo essermi scolato un'intera bottiglia di whisky, sono quelle pillole che mi rincoglioniscono.
Ho provato a parlare all'infermiera, la biondina, quella giovane, le ho detto che ci deve essere stato un errore di persona, un errore con l'anagrafica del computer, magari l'infermiera al bancone ha  sbagliato la riga Excel, ha scritto Andrea Leone nella riga sotto anzichè sopra, oppure la riga era giusta ma ha scritto Andrea Peone oppure Beone, però come diavolo faccio a dimostrarglielo se pensano che tutto quello che dico siano solo le farneticazioni di un pazzo?
Ho citato loro il famoso Comma 22 degli aviatori statunitensi: "Chi è pazzo può essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo". Ecco, una cosa del genere. Il punto è che una volta che ti hanno messo addosso la camicia di forza, magari per un errore, come fai a togliertela, come puoi convincere gli altri della tua sanità mentale?

venerdì 17 luglio 2020

Dimentica i marshmallow

Il memo sul cellulare mi arriva mentre sto entrando nel supermercato, con gli auricolari e gli Arch Enemy nelle orecchie: Angela Gossow che con il suo growl da necropoli canta Nemesis. La canzone ha già qualche anno, lei ha una voce bellissima, e io vorrei dirle Nemesis è anche un gioco da tavolo.
Il ragazzo davanti al cambia moneta per i carrelli, col cappellino ciondolante in mano, si raccomanda: "Ricordati di me, zio".
Francy invece, nel memo sul cellulare, mi scrive di ricordarmi dei marshmallow, e che Matilde e Irene sono già arrivate.

mercoledì 8 luglio 2020

Dado perdona...io no.

Per la serata del ritorno dei Duri A Muovere: Dado, Viking e RedBairon, vanno al ballottaggio tre location:
- il mattatoio di Via Traves [finito sui giornali nel 2019 per maltrattamenti sugli animali]
- l'ex struttura penitenziaria Le Nuove [chiusa negli anni '80 e attualmente utilizzata per la formazione degli Agenti della Polizia Penitenziaria]
- casa di Dado, costruita sulle rovine di un antico cimitero indiano.

Per il ritorno dei tre delinquenti sul tavolo da gioco viene scelto BARRAGE, una copia ancora incellofanata e tristemente nota nel panorama ludico italiano per esser stata stoccata, per un errore del corriere Bartolini, più di un anno in un magazzino gestito di un impiegato pazzo, piromane e onanista.

lunedì 29 giugno 2020

Il tucano e Hannibal

Usare un tucano come specchietto per le allodole, era una mossa scorretta, ornitologicamente parlando. Il nome di Bruno Cathala in bella vista sulla scatola e i 20€ di prezzo completavano la combo come Palla di Fuoco e Incanalare col Black Lotus.
Pensai all'esercito di formiche che aveva infestato il mio balcone. Uscivano da piccole crepe nell'intonaco, vicino al battiscopa, ed erano in grado di fiutare una briciola di mollica di pane dal lato opposto del mio appartamento. Erano determinate e tenaci. Per eliminare la colonia mi ero dovuto documentare su usi e costumi degli imenotteri.
Tornai a casa col gioco sotto braccio. Prima che mia moglie Francesca potesse muovermi critiche sull'ennesimo acquisto, mi lanciai in una dotta invettiva, spiegando che non avevo certo subito il fascino delle miniature, tucano e camaleonte, in resina di pregevole fattura, e che il mio era sincero interesse scientifico, paragonabile a quello di Stephen Hawking per i buchi neri, o a quello di Sigmund Freud per la mente umana. Aveva forse la moglie di Albert Eistein avuto da ridire, quando il marito se ne tornava a casa la sera con pile di libri di fisica, e parlava di gravità e campo magnetico anche a cena?
Mia moglie Francesca rispose che ero di Catanzaro, o il solito cazzaro, un martello pneumatico giù in strada confuse il suono delle sue parole. Non le chiesi di ripetere, certo del riferimento al capoluogo calabrese, e mi ritirai nel mio studio a togliere il cellophane alla scatola.

lunedì 22 giugno 2020

Nulla si crea. Nulla si distrugge. E le pagode danno punti.

Non sono di compagnia, vado a scrocco con quella degli altri, ma ho degli assi nella manica, frutto di tanti due di picche. So ipnotizzare il prossimo con i giochi da tavolo, così che a fine serata, quando se ne torna a casa, è convinto di essersi divertito con me, e invece ha fatto tutto il gioco, io l'ho soltanto spiegato.
Spiegare è un'arte, alcuni ci pagano le rate del mutuo spiegando, alcuni indorano le pillole senza esser medici nè orefici, anche se i miei preferiti restano quelli che insegnano agli altri a vivere mentre la loro vita di merda sta andando a rotoli (di carta igienica).
Qualcuno che conosce il trucco e mi resta a fianco lo stesso c'è: una ristretta cerchia di estimatori della pizza con l'ananas, dell'amico maldestro che come apre bocca tira un'atomica, dell'elefante nella cristalleria.
Ma non durerà per sempre: sono un prestigiatore attempato che continua a riproporre sul palco il numero della donna segata a metà. Le prime due file di poltrone sono vuote e nella terza stanno quelli coi biglietti omaggio.

domenica 14 giugno 2020

Sapevo che quella che stavo per dare era la risposta sbagliata

"Che cos'è?" mi chiede salendo in macchina e notando la scatolina sul sedile del passeggero.
"Un gioco" gli rispondo.
Partiamo.
Mio padre non guida più da qualche anno. Il tempo non risparmia nessuno, neanche i giganti della nostra vita.
Per evitare che prenda il pullman, lo porto io dal dentista. Cinque incontri, uno la settimana, per mettergli in bocca una corona, che non so di preciso cosa sia ma so cosa costa.
Il dentista, che è lo stesso mio e di Francy, si trova in corso Vittorio, dietro il convento di frati minori dove a 20 anni ho svolto il servizio civile, servendo alla mensa dei poveri.
Passo di fronte al convento ogni volta che vado dal dentista: mi fermo davanti al portone chiuso e ricordo tutto: 110 coperti a pranzo e 110 a cena, più i sacchetti per chi non riesce a entrare, e poi il venerdì pomeriggio i pacchi viveri per chi ha una casa, e una volta al mese si va alla Caritas di Moncalieri a caricare il furgone. La mattina presto uno fa il giro delle panetterie, dopo pranzo e dopo cena tutte le sedie a gambe all'aria sui tavoli, si scopa il salone e si passa il mocio.
14 mesi della mia vita.

venerdì 5 giugno 2020

Un biglietto di andata e ritorno per i congiunti

Avverto i miei che il mattino seguente passerò da loro, con mia figlia, il primo incontro dopo la quarantena.
Mia madre mi propone almeno quattro menù diversi perchè "tanto vi fermate a pranzo, no? Dovrete pur mangiare!".
Le rispondo che: no, ci fermeremo solo per un caffè, una mezzora, meglio essere prudenti, che io ho ripreso a lavorare e nel mio stabilimento, pur con tutte le precauzioni del caso, plexiglass e igienizzanti ovunque, ho contatti con diverse persone.
Mio padre risponde un OK tranquillo, mia madre invece incassa male, e comunque COMUNQUE lei ha già cucinato le polpette "Quindi se non le vuoi mangiare te le porti a casa".
Li sento la sera prima. Mio padre è tranquillo, mi chiede se ci sono novità per il 730, mentre mia madre, ancora imbronciata dall'altro capo del telefono, ha già aggiunto alle polpette altre due borse della spesa contenenti 2 cartoni da 24 uova del contadino ["Così ce le hai anche per i suoceri"], friselle, finocchi, ravanelli, agretti. Poi, a sorpresa: "Porta un gioco dei tuoi, domani, che passiamo il tempo".
Non me l'ha mai chiesto di portare un gioco. Capisco che sta cercando di allungare il tempo della visita.

lunedì 1 giugno 2020

Cattus terribilis

Infine giungemmo, al termine del lungo e sfibrante pellegrinare che aveva consumato il cuoio dei nostri sandali, dinnanzi al locale che ospitava l'evento, e che aveva richiesto la nostra presenza.
Sul portone metallico a doppio battente, stava affisso con due lingue di nastro adesivo un foglio A3, che avvertiva in un chiassoso stampatello colorato che Torino LudoMatta! era in corso.
Il pacioso Vichingo, al mio fianco, si sporse e suonò il campanello. "Siamo giunti, Maestro!" disse, contento e ansioso di un pasto e di una panca sulla quale lasciare andare le gambe molli.
Udimmo passi pesanti avvicinarsi.
Ci aprì un individuo alto quasi quanto il portone, con lo sguardo bovino e l'espressione idiota. Era vestito con un jeans e la maglietta nera dell'associazione, ed esalava l'odore rancido del sudore.
Appeso al collo ciondolava un pass con scritto Vegeta1994.
"Benvenuti a Ludomatta" disse con l'assenza di intelligenza dello scemo del villaggio "L'ingresso è gratuito"
"Lui è Mastro Vichingo" dissi "e io sono l'inquisitore Dado da Essen. E adesso facci entrare"

lunedì 25 maggio 2020

I nati sotto questo segno

Correva l'anno, e correvo anch'io, per stare al passo con gli altri ragazzi dell'istituto tecnico industriale. Con lo zaino in spalla tenevo le antenne ben dritte, perchè nell'adolescenza il passo falso sembrava sempre dietro l'angolo, sempre in agguato, e rendersi protagonisti di minchiate leggendarie che sarebbero poi riecheggiate fra le mura della scuola nei secoli dei secoli, pareva inevitabile come l'acne e la forfora.
Ogni mattina camminavo sul ghiaccio sottile dell'impopolarità, tutto era complicato, anche le cose piccole, e ogni interazione sembrava nascondere sul gambo le spine dell'umiliazione.
Nell'istituto tecnico industriale si sopravviveva, cercando di sembrare un po' meno sfigati degli altri.

lunedì 18 maggio 2020

La mia goccia nel mare

Non ho mai imparato a leggere le labbra. Il grande rimpianto della mia vita. Da ragazzino volevo imparare il russo e a leggere il labiale, ero sicuro che con entrambe le capacità sarei entrato di diritto fra le pagine dei romanzi di Le Carrè, e fra le gambe delle spie bionde che sparavano dai campanili con i fucili da cecchini, per legger loro le labbra, ma con discrezione.

Il tizio con la mascherina tirata giù sotto il mento, continua ad andare su e giù per il marciapiede. Parla al cellulare e morde un arancino. La lettura della conversazione risulta difficile, durante la masticazione di riso e piselli, ma intuisco che vuole comprare una radio da Ikea, che ci sarebbe un'offerta tomba ma non ha dietro la carta acrobat.
Le altre persone in fila fuori dalla rosticceria rispettano il distanziamento sociale e le buone norme covid, e anzi sembrano tutte di buon umore, non si mangiano la faccia l'una con l'altra, sarà l'effetto dei 2 mesi di quarantena.
Mi squilla il cellulare. Lo Zopilote. Lo chiamo così perchè somiglia all'uccello saprofago, ed è altrettanto innocuo.
Mi chiede se ho cinque minuti. Anche dieci, gli rispondo, sto aspettando un pollo, praticamente sono a un tavolo del poker.
Inizia la telefonata con un: Dunque da dove inizio?

lunedì 11 maggio 2020

Liberi tutti

Ero di nuovo in strada, la vita era tornata quella di sempre: sveglia all'alba, acqua del lavandino gelata per la caldaia in blocco, caffè in piedi, le ruote che divoravano l'asfalto, l'autostrada che si tuffava nella nebbia della Torino-Savona come un termometro rettale.
L'unica differenza stava nella mascherina chirurgica sulla bocca, anche se non tutti la indossavano. Adesso che costava 50 centesimi e che le farmacie ne erano piene, molte persone non la mettevano.
Era la mancanza di reperibilità a creare l'assoluto bisogno, l'esclusività e non l'obbligo a guidare l'animo delle persone: se il mezzo di protezione fosse stato una pesante sfera da palombaro in rame e ottone, del costo di 900€, per pochissimi eletti, l'avrebbero indossata tutti anche per scendere a pisciare il cane.

L'ufficio aveva l'odore di chiuso degli appartamenti in affitto al mare, e negli angoli attorno alle finestre i ragni avevano costruito cattedrali: c'era il cadavere di una cimice avvolto in un sudario di ragnatela, la quarantena mi aveva fatto persino dimenticare le onnipresenti cimici da scacciare e non schiacciare.

venerdì 1 maggio 2020

Dado Critico: 1.000.000 di visualizzazioni

Caverna
Sia chiaro: io volevo solo giocare a Le Havre.
Il malinteso, l'ho già raccontato, comincia nel 2007 a Torino Ludica, nel Balon delle biciclette rubate, dove hanno girato La donna della Domenica (giallo nel quale un uomo viene ucciso con un fallo di pietra). Entrato con quattro guappi coi bomber nel complesso del Cortile del Maglio, per prendere una boccata di caldo dal freddo di febbraio, fra diorami con gli alberelli e antichi nerd dell'Era precedente a quella dell'Orgoglio, vengo folgorato sulla via di Catan. Il gioco dei coloni sugli esagoni e del puzzillo brigante, mi entra nelle arterie come il colesterolo, così anni più tardi, per pulirmi il sangue, mi imbuco in alcune associazioni ludiche del torinese. Le associazioni ludiche sono per me una novità e un mistero tipo Fatima al cubo, le persone che le abitano sono creature incomprensibili, aliene, le studio immobile come farei con una perdita d'acqua sul soffitto dell'ingresso.
Intanto sono diventato padre di una bambina, firmatario di mutuo a rata fissa con durata variabile, ho sempre gli occhi segnati e sul mento la mia barba ispida non ha più niente di garbato. Ma anche Catan non se la passa bene: è invecchiato male e nelle associazioni non se lo filano più: giocano tutti a 7 Wonders, Dominion, Pandemia.

giovedì 23 aprile 2020

Il momento migliore per comprare un gioco era 20 anni fa

Da gennaio le cose sono precipitate velocemente, la pandemia ci è piovuta addosso come un acquazzone estivo, ci ha colto impreparati come una vespa volata dentro la nostra automobile mentre stavamo guidando.
Ci siamo ritrovati da un giorno all'altro chiusi fra le quattro mura di casa, a fare i conti con la spesa da fare, con le mascherine e i guanti obbligatori mentre su Amazon davano Consegna: Sabato 13 Giugno, con i nostri genitori anziani che non potevamo più vedere ma solo sentire per telefono [e con i quali litigavamo perchè volevano andare al mercato a fare la spesa o in ospedale per una visita: "L'ho prenotata un anno fa, se la disdico adesso me la rimettono nel 2021!"], con la scuola nelle sue mille sfumature: dai gruppi whatsapp dei genitori con i codici ZOOM che si perdevano fra diecimila Grazie! e pollici in su, alle videolezioni dei figli con la stampante con le cartucce secche.
Ci siamo arrangiati, in qualche modo, con i guanti per lavare i piatti, con il lievito col miele e il pane fatto in casa, e ci stiamo ancora arrangiando, zoppicando, comprensibilmente, mettendo pezze, sognando quella normalità e quella quotidianità che qualche mese fa trovavamo noiosa e scandita soltanto dalle feste.

venerdì 17 aprile 2020

50 VOLTE IL PRIMO DADO

Ingiustamente incarcerati nelle profondità dell'Oscuro Castello, saremmo fuggiti dalle segrete schivando e mancando trappole e mostri, fino a conquistare la superficie.
Il discorso del vecchio non faceva una grinza, al contrario della sua pelle, che sembrava il lenzuolo di due amanti la mattina dopo.
La ragazza che distribuiva le armi, con una cotta di maglia fina tanto stretta al punto che, si avvicinò chiedendomi nome e ruolo.
Lessi la mia carta e le risposi che ero SMITH e che in quanto a Possanza, beh, ne avevo di che togliere qualunque voglia [le strizzai l'occhiolino non potendo strizzarle altro, ma lei non sorrise]. Mi chiese metodica debolezze e oggetti. Risposi che non ero un Albert Eistein per Astuzia, e che per oggetti mi erano capitati la Mela Parzialmente Marcia, che poteva essere scartata per recuperare 1 punto vita, e la Fortuna Liquida, che, anche se faceva pensare allo squaraus, era invece una carta importante, che permetteva di ritirare il dado.
Mi guardò con la stessa fiducia che io avevo riservato al vecchio e si raccomandò di fare attenzione a dove mettevo i piedi, perchè i corridoi erano pieni di trappole.
Le risposi: "Tengo mucho Possanza, comprende chica?".

sabato 11 aprile 2020

Fuggire sì ma dove

"Cos'è, roba magica, esoterismo?" aveva chiesto il corriere accanto all'ascensore, leggendo il nastro da imballaggio Magic Merchant attorno al pacco, e forse immaginando candele nere, caproni, quadrati del sator, e un tizio incappucciato di bianco davanti a una popputa ignuda sull'altare.
"Giochi da tavolo" lo avevo deluso io, pentendomi, appena un istante dopo, di non aver citato nemmeno l'upupa, il pinotismo e gli incantesimi stupentemente suplimi a sua volta.

La scatola del gioco era fuori misura, oscenamente sottile come il cartone di una pizza da asporto.
Nel titolo, Fuggi Fuggi! [Fearsome Floors] c'erano le solite "F" del poco egocentrico autore, Friedemann Friese, che insieme al colore verde erano il suo marchio di fabbrica: Funkenschlag, Famiglia, Friday, Fable Fruit, Fauna.
Il mostro, la Creatura, era in cartoncino e con le fattezze di Frankenstein, altro nome con la "F"  ma invece si chiamava Forunculus per chiare questioni di copyright, e una volta assemblato non si chiudevano più scatola e coperchio [o meglio: si chiudevano sbucciando le mani del mostro].
Il gioco era uscito nel 2003 e su Board Game Geek, in 17 anni, aveva rosicchiato solo uno striminzito 6.7.
Sotto la scheda c'erano alcuni commenti recenti che incensavano il titolo, forse non geniale ma almeno divertente e superbamente cazzaro, e altri che, come da buona tradizione, lo massacravano con cuscinetti a sfera in un calzino.

venerdì 3 aprile 2020

Just a perfect day

Aspetta. Ho messo la tazza accanto al computer portatile mezzora fa, il caffè era bollente, l'ho bevuto soffiando e scottandomi le labbra, sono sicuro. Eppure la tazza è ancora piena, calda che non riesco a tenerla stretta che per pochi secondi.
Sto perdendo il senso del tempo. Da quante settimane sono a casa? Due, tre, quattro? Devo controllare la mail del lavoro per saperlo. E non sono del tutto sicuro se è mercoledì o giovedì.
Stare fra le quattro mura di casa ti toglie il senso del tempo che passa. Sembra scorrere tutto più lentamente, anche perchè non succede gran che.
Le giornate diventano speciali quando vado al supermercato, allora mi faccio un film su tutto. Sulla cassiera con qualche chilo in più e col gatto tatuato sulla mano [ha anche tatuato il simbolo dell'infinito, ma si vede d'estate, quando scopre l'avambraccio], adesso sta dietro una lastra di plexiglass, con la mascherina, ha un bellissimo taglio di occhi e continua a darmi più bollini spesa di quanti dovrebbe. Sull'anziano secco secco che lega lo yorkshire all'ingresso: il cagnolino ha una zampa più corta, zoppica, penso sempre che il cane andasse un po' troppo veloce e che per il suo padrone fosse un problema. Sul tizio che prende due confezioni da 24 lattine di birra: ha grossi anelli alle dita, vecchio trucco da rissa. Sulla donna attempata appena uscita dalla doccia, una montagna vaporosa di capelli che profumano di balsamo, truccatissima, con tacchi-trampoli per fare la spesa, magari aveva appena deciso di separarsi dal marito e di rifarsi una vita, quando è arrivato il virus.

mercoledì 1 aprile 2020

Il cellofan che ancora avvolge Barrage

La scatola di Barrage ha ancora il cellofan addosso.
Tre mesi dopo averlo acquistato.
Perchè?
Le ragioni sono così tante che ho preferito registrare un video.
Già so che mi farò dei nemici.


Trovate Barrage


venerdì 27 marzo 2020

Ho deciso di uccidere Giulia

Ho deciso di uccidere Giulia. Non fate caso all'immagine qui accanto, non userò un coltello, mica sono un mostro. Non sono neanche un santo, ma con quello ci faccio i conti tutti i giorni, quando sento mia moglie e mia figlia al telefono. Sono solo uno che pensava di spassarsela nel weekend con una donna conosciuta su Facebook.

Non sto cercando giustificazioni, racconto solo quello che è successo.
Non era la prima volta, con Giulia abbiamo provato diversi letti, di solito lei prenotava un appartamento e io inventavo una scusa di lavoro per star fuori.
Giulia ha le accortezze classiche dell'amante: è sempre truccata e vestita in modo perfetto, indossa le autoreggenti, e manda sul telefono quel genere di messaggini che piacciono a noi uomini. E mia moglie è la classica donna dopo 15 anni di matrimonio, 20 di lavoro e una figlia da tirar su: stanca di svegliarsi tutte le mattine alle 6.00, che si trucca e si veste bene solo per andare a lavoro, e in casa si lega i capelli col mollettone e sta con la tuta.
Ripeto: non sto cercando attenuanti, voglio solo che capiate com'è andata.

domenica 22 marzo 2020

Sugli indiscutibili vantaggi del giocare da solo

Finalmente gli amici si sono tolti dalle scatole, lasciando 3 sedie vuote attorno al mio tavolo da 4, e posso godermi i giochi come dio comanda, insieme alle molte e indiscutibili gioie della modalità solitario, gioie che vi andrò qui tosto ad elencare:

Anzitutto un po' di biologia. Sin dai suoi primi mesi di vita nell'utero della mamma, il bambino impara a giocare con se stesso prima che con gli altri, e da adolescente impara a trovare il piacere col proprio corpo da solo, molti anni prima di provarlo con qualcun altro. E da adulto, uomo fatto e finito, marito e padre, non rinuncia a saltuari piaceri solitari, specie quando è a casa in mutua, con la moglie al lavoro e i figli a scuola.

giovedì 19 marzo 2020

Quando il gran casino sarà finito

L'ho già scritto: non sono uno che lascia perdere. Che dimentica. No, io proprio mai.
Per questo sto segnando tutto sin nei minimi particolari, in una maniera che voi, comuni mortali, potreste definire maniacale. Perchè quando il gran casino sarà finito, e credetemi: finirà, oh se finirà, io inforcherò gli occhiali, prenderò il mio bel quadernetto con tutte le annotazioni e le note a piè pagina, e partendo dalla prima riga a scendere,  comincerò a recuperare tutto.
Tutto fino all'ultima goccia, credetemi.
A partire da mia madre.

Il fatto che colui-che-non-voglio-neanche-nominare-per-non-dargli-soddisfazione mi abbia tolto per settimane i baci di mia madre, a me che in 46 anni non l'ho mai vista una sola volta senza averla abbracciata, respirata, amata, baciata, strizzata, e che mi abbia costretto a vederla solo in videochiamata su whatsapp, è la prova inconfutabile che egli - esso - è soltanto tutti i molti sinonimi di materiale fecale, ad eccezione di popò e pupù perchè troppo gentili.
Comincerò con mia madre. Recupererò tutto con lei. E le darò così tanti baci e abbracci che dopo ci vorrà un chirurgo plastico per le guance e un ortopedico per le ossa.

sabato 14 marzo 2020

L'ultima partita prima della quarantena

Lavorando nei servizi per il settore produttivo oggi è il mio primo giorno ufficiale di quarantena, insieme a Francy, al suo terzo giorno di smartworking, e a mia figlia Luna, a casa da scuola da tre settimane. Stamattina, dopo colazione, abbiamo allungato il tavolo e ci siamo messi al computer, ognuno il suo.

Di solito, quando scrivo al computer, tengo accanto a me due tazze, con tè al limone e caffè. PepeRino e PachiDario.

La tecnologia sta dando una grossa mano a tutti in questo periodo difficile. Mia figlia riesce a seguire le lezioni insieme con i suoi compagni, Francy a far quadrare la contabilità della sua azienda, e io a fare il mio lavoro.

sabato 7 marzo 2020

Sopravvivere a Harry Potter (da Alla ricerca di Nemo in poi)

Il primo a figliare nella mia cerchia degli amici stretti fu Gianni. Fu rapido e preciso: nel giro di tre anni ne sfornò due, un numero spaventoso per noi altri che neanche eravamo sposati, uscivamo sei sere la settimana e non tornavamo mai a casa prima delle tre. Una domenica mattina del duemila e qualcosa andammo a trovarlo. La moglie era nel cucinino con una padella e un cucchiaio di soffritto, Gianni al tavolo, in boxer e maglietta, che beveva un caffè, e i bambini in cucina, seduti per terra davanti alla televisione, sulla quale andava il dvd di Alla ricerca di Nemo.
"Ah, Alla ricerca di Nemo" dissi riconoscendo il pesce pagliaccio "Bello!".
Gianni mollò la tazzina e mi fissò (e sua moglie si sporse fuori dal cucinino per fissarmi) e mi disse una frase fondamentale: "Dici così perchè non hai figli".

domenica 1 marzo 2020

Esempi di mazzi da 40 carte che fanno il loro dovere

Sono uno che gioca sempre a carte scoperte. Tranne nei giochi di carte. Mentire al prossimo sarebbe abbastanza semplice, ma costruire un inganno e portarlo avanti nel tempo, richiede attenzione costante e memoria, che non sono fra le mie doti migliori. Così rivolgo le mie carte agli altri, e rimango osservarne il dorso come in Hanabi.

Il due di picche non è un'invenzione dell'uomo. E' un'invenzione della donna. Se ne hai presi abbastanza nella vita puoi farne un mazzo Svengali e usarlo proprio per stupire una donna, per portarla a cena fuori e tentare di sedurla.
"Hai un mazzo di carte in tasca o sei solo contento di vedermi?".
I mazzi da 110 carte possono essere buoni come imbottitura, ma si rivelano presto un'arma a doppio taglio, nel senso della mescolata, e sortiscono l'effetto opposto: "Quindi alla fine tutto questo Libiding Card Game era solo un Love Letter???".

mercoledì 26 febbraio 2020

[Pillola del giorno dopo] Scimmunniti e babbi


Paladini del Regno Occidentale
Non è passato neanche un anno dal crollo del ponte Morandi.
E il popolo degli ingegneri esperti di ponti e di carichi strutturali di Facebook si è trasformato nel popolo dei Virologi.
Virologi pieni di certezze e indignati dall'ignoranza della gente, gente che non ne sa nulla di Coronavirus: Ma come cazzo è possibile non saperne nulla di virus e pandemie, tiè, leggiti subito l'articolo che ha condiviso il mio panettiere! 
Cervelli sfortunatamente non in fuga, laureati sul web con 110 e bacio della zia, che scrivono sulla propria bacheca: "Cerebrolesi! E' solo un'influenza, ma lo volete capire o no?!?" oppure "Cerebrolesi! E' una pandemia globale ma lo volete capire o no?!? ".

venerdì 21 febbraio 2020

Telecinesi e volare sono niente

Così mentre riflettevo sul croissant che sapeva di burro, la donna dietro il bancone, gemella diversa di Orietta Berti, truccata da sanremo e con garbati punti luce swarovski ai lobi, chiese a mio padre se ancora frequentasse il canile come volontario, perchè nel caso avrebbe avuto proprio due vassoi di biscotti secchi per le povere bestiole. Mio padre, meglio di Robert DeNiro quando c'era da ricoprire il ruolo della Sfinge, finì la goccia di caffè nella tazzina e rispose un "No" duro come un diamante.
Anni addietro lui e mia madre erano partiti presto la mattina per fare il giro dei forni a farsi dare i sacchi di pane duro, e poi una volta al canile avevano lavato strati di merda dalle gabbie da contarci gli anni come i cerchi nel tronco degli alberi, e riempito le ciotole (tanto pane duro + un bicchiere d'acqua + un pugno di crocchette: come da istruzioni del Responsabile del canile). Erano felici, mia madre sembrava ringiovanita, quando la sera la sentivo al telefono mi raccontava di tutti i cani chiamandoli per nome uno per uno: A Full sta guarendo la mascella, gli avvolgo l'antibiotico nel prosciutto. Jury sembra abbia adottato Rocky: dove va uno va l'altro, stanno sempre insieme. Zuma sta riprendendo peso dopo una settimana di diarrea, poverino, è così magro.

martedì 18 febbraio 2020

Grugliasco Play On Board 2020

Lo scorso weekend si è svolta la seconda edizione di Grugliasco Play on Board [quella dello scorso anno: 2019].
Stessa location e identiche modalità.
Ingresso gratuito, edificio al coperto localizzato in un bel parco, tanti tavoli in cui sedersi, un'area prestito giochi molto fornita, ampio spazio dedicato al gioco di ruolo e una zona ritagliata per i bambini.
Come lo scorso anno mi sono unito a TeOoh! di Recesioni Minute, Alberto e Valentina dei Gioca Giullari e Christian Giove [autore e blogger su Giochi sul Nostro Tavolo] per un tavolo sull'inclusività e sui pregiudizi nel nostro mondo.
Nonostante l'argomento portasse in un'unica direzione, nel senso che non c'è stato un vero contraddittorio, chi mai avrebbe potuto sostenere: "Dobbiamo essere più chiusi e arroccati nella nostra nicchia ed emarginare il diverso!" ? il dibattito non è stato mai banale, e sono state portate testimonianze e aneddoti, soprattutto dal pubblico, molto interessanti.

venerdì 14 febbraio 2020

Se ti conosco bene

Io ti conosco. So come sei fatto.
Vuoi che te lo dimostri?
So che non sopporti le ingiustizie, e che vorresti un mondo più giusto dove chi sbaglia paga, e paga per intero.
So che detesti i raccomandati, quelli che occupano un posto di lavoro senza meritarselo, magari solo perchè sono figli di "qualcuno", mentre tu ti svegli tutte le sante mattine alle 7.00, e  spesso hai un sonno maledetto, e preferiresti restartene a letto.
So che lavori tutta la settimana e che quando arriva il venerdì sei così felice, e vorresti fare mille cose nel weekend, ma poi il weekend vola, sembra sfuggirti fra le mani, e così ti ritrovi di nuovo al lunedì mattina, e ti chiedi: come diavolo è successo?
So che ti piacerebbe lavorare un po' meno, magari lavorare 4 giorni e riposarti 3, per dedicarti alle cose che ti piacciono, e vivere un po' più rilassato.
Ci ho preso? Ho la tua attenzione? Vedi che non sono un ciarlatano?
Io ti conosco.

venerdì 7 febbraio 2020

Avventura per l'Alba di Cthulhu: La traduttrice

Cthulhu è di nuovo giù.
Problemi di cuore.
Normale: lui ne ha 3 di cuori, come il polpo.
"Sono a pezzi, Andre, vorrei solo rinchiudermi in un barattolo e non uscire più".
Fa lo splendido, lui, ma i polpi riescono ad aprire i barattoli dall'interno, ci sono i video su youtube.
Gli offro una spalla su cui piangere ma lui fa il duro, il gommoso.
Non serve che gli chieda niente, so già qual è il suo problema: la patata.
E' sempre la patata, la morte sua.

Gli racconto dell'Alba di Cthulhu..
E' lusingato che continui a giocare a un gioco ispirato a lui, ma mi rimprovera per gli stereotipi: "Eddai, Andre, almeno tu: R'lyeh non è pericolosa come la raccontano tutti, come viene rappresentata. Certo che ci sono dei quartieri, delle zone, ma quello dappertutto, eh, non solo a R'lyeh, ci sono dei quartieri che se ci vai di notte ti mettono in un pentacolo con le candele nere e ti tagliano le braccia e le gambe e te le cuciono al contrario. Va bene, okay. Ma R'lyeh non è solo quello, ci sono anche dei baretti in cui fare l'apericena, insieme a donne bellissime in tacco 12 con bicchiere di champagnino donpero. Questo però non lo dice nessuno, eh".

domenica 2 febbraio 2020

Vorrei parlare con Dado

Sulla sedia inchiodata al pavimento c'è seduto il Vikingo. Alle sue spalle, per terra, un materasso.
"Mi hanno detto che ieri sera hai giocato a Space Gate Odissey" gli dico aprendo la cartellina con l'etichetta VIKINGO.
Conosco il suo fascicolo a memoria ma rileggo le parole chiave.
MANAGER - ABITUATO A LAVORARE SOTTO PRESSIONE - CALCOLATORE - QI ELEVATO - ENTUSIASTA.
"" mi risponde "Gioco d'ambientazione spaziale per 2-4 giocatori, di Cédric Lefebvre, 90 minuti di durata, edito in Italia da 3Emme Edizioni. L'abbiamo giocato a casa di Dado"
"E come l'hai trovato?"
"Sfrutta la selezione azioni di Puerto Rico: il giocatore di turno sceglie un'azione e tutti i giocatori la eseguono. Il giocatore di turno ha un bonus. Puerto Rico ha fatto scuola. Ha vinto Redbairon".

 Si volta e allunga il braccio per indicarmi una scritta sul muro.
"L'ha scritta Red, quella?"
gli chiedo.
"Le ha scritte tutte Red. Io non scrivo sui muri
".
Ci sono decine di scritte che arrivano al soffitto. Sono quasi tutte imprecazioni o sfottò contro gli avversari. L'ultima è: SIETE RIDICOLI.

lunedì 27 gennaio 2020

2019 giochi da fare prima di andare a dormire

Con mia figlia oramai grande e un poco più di tranquillità sul lavoro, gioco il triplo di quanto giocassi 10 anni fa. In media 3 sere la settimana, con gruppi diversi, spesso anche qualcosina di più nel weekend, se non saltano fuori matrimoni o bronchiti.
I miei gruppi sono consolidati e ho seminato bene fra gli amici: difficile che non metta su un caffè e non apra una scatola quando qualcuno viene a trovarmi.
Ma il gap fra quello che esce sul mercato e quello che riesco a provare è sempre di più grande.
La passione non basta e neanche il calendario.
Con più di 3000 titoli nuovi all'anno, anche se giocassi 7 sere su 7 per 52 settimane l'anno, ogni volta sempre un titolo diverso, riuscirei a scalfire poco più del 10% delle novità.
Quindi spero mi capirete se lascerò fuori qualcosa che invece a voi è piaciuto, o qualcosa di celebre.
Ho più di 20 titoli ancora nel nailon sulla mensola (fra questi: Root, U-boot, Barrage, Teotiuachan...).
Materialmente: non si può provare tutto subito, ci va il suo tempo.

venerdì 17 gennaio 2020

Cioccolata e cancrena

Non ha più vent'anni e neanche trenta, il suo cuore non si comporta come dovrebbe, e il suo umore è quello di uno costretto a cercare aghi in un pagliaio in un giorno di pioggia.
Ha la sensazione di aver sbagliato qualcosa, di aver chiuso gli occhi un istante e di essersi ritrovato improvvisamente a metà della vita, come quegli spettatori che entrano nel cinema a film cominciato, e che pretendono di capire subito la trama.
Ha sbagliato qualcosa, pensa, ma roba di poco conto, le colpe vere ce le hanno gli altri; come tutti è incapace di una vera autocritica, vede i suoi errori ma non riesce a calcolarne il peso, più facile cercare un colpevole contro cui scagliarsi, un coniglio Palladineve responsabile della coda in tangenziale e di altri crimini, qualcuno al quale addossare ogni male del mondo: dai tagli all'istruzione, agli opinionisti su Facebook, dai pm10 a Torino ai finti disabili.

domenica 12 gennaio 2020

Il post numero 300 [in inglese]

Due anni e mezzo dopo, ripubblico il mio post "Il post numero 300" in lingua inglese, perchè credo sia una bella storia thriller, ambientata nel mondo dei giochi da tavolo, e volevo potessero leggerla anche altri al di fuori del nostro stivale.
Questa traduzione è soltanto merito di Infinite Jest. Grazie!

Post originale in italiano:
http://dadocritico.blogspot.com/2017/09/il-post-numero-300.html

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giovedì 9 gennaio 2020

La classifica delle cose che bruciano (aggiornata alla versione 35.5)

Le novità rispetto all'aggiornamento 35.4.
Dopo tanti anni abbandona la classifica delle cose che bruciano di più nella vita: la zip dei jeans, che a cavallo degli anni '80, e cavallo non è una parola usata a caso, rimase per 5 settimane consecutive sul gradino più alto del podio, in seguito a molteplici incidenti fra gli adolescenti.
"Le cerniere lampo di oggi sono molto più sicure" ha commentato un attempato vigile del fuoco mostrando la cesoia per lamiere soprannominata sbragacujun con la quale, nei ruggenti anni di Superclassifica Show e del Telegattone,  disincagliava le pudenda dei ragazzi.

venerdì 3 gennaio 2020

Ciarlatanate

Scalciando fra Lucca e Essen il feto ludico del 2019 era arrivato in pancia a 3000 titoli e mezzo. Un bel peso pasciuto. Il mercato dei giochi da tavolo, pur elastico di natura, si sarebbe slabbrato. Ma all'arrivo del pargolo, al primo vagito della fustella, il dolore sarebbe stato presto dimenticato.
Gli editori in contrazione stritolavano la mano ai distributori fin quasi a spezzargliela, mentre i giocatori, fra gambe divaricate su Facebook, incoraggiavano la spinta pelvica e la nuova vita.

Ogni anno l'infante era più grosso.
Secondo gli esperti di settore il ritmo era insostenibile e presto ci sarebbero stati più neonati che padri, più giochi che giocatori, e sugli scaffali si sarebbero ammucchiati orfani e bastardi diotallevi già scontati del 20% alla nascita.