mercoledì 19 giugno 2019

[Fuji] Fuga dal vulcano in attività con i Giullari

Il divano è pronto. Questo mi scrive Alberto. E che la Giullaressa sta togliendo dal frigo la cheesecake, e non quella normale, la "bloody", che sarebbe la Magnum di tutte le cheesecake.
Il viaggio verso Saluzzo è lungo. Poi noi torinesi non siamo abituati a tutto 'sto verde, ci viene la nausea, tocca aprire un arbre magic al catrame, immaginare l'asfalto e un gruppo di operai intenti a rimestare una betoniera in tangenziale.
Arrivato da loro ordiniamo le pizze. Poi saliamo in mansarda e mi spiegano Fuji.
In 3 minuti.
"Tanto è facile".
E registriamo.
Vi linko il video della partita completa. E se non siete iscritti al canale dei Giullari: lo sarete fra poco.
https://www.youtube.com/watch?v=IyeprFhUG7Q&t=134s


Trovate Fuji e arbre magic al profumo di asfalto su Magic Merchant
che sostiene questo blog

venerdì 14 giugno 2019

[3/3] Trilogia delle maschere: MEXICA

Salve, sono Andrea Dado.
Forse vi ricorderete di me per post come: Corri Tikal corri! , Tikal 2 il principe tutto matto e Il giovane Cuzco colpisce ancora.
Oggi sono qui per raccontarvi di MEXICA, l'ultimo capitolo della trilogia delle maschere di Michael Kiesling e Wolfgang Kramer, e credetemi che non scherzo quando dico che alla fine della partita avevo bisogno di un carro attrezzi.

Questa storia comincia un giovedì umido come un paio di calzini a fine giornata, la settimana successiva il 40esimo compleanno del Vikingo, festeggiato con tutti i crismi con una grigliata alla Stella Polare di Villanova d'Asti e una copia di BlackOut Hong Kong avvolta nella carta del pane.
La serata Mexica con il neo 40enne viene cucita con l'ago e filo del whatsapp.
Il giovedì bersaglio per il capitolo finale delle maschere, comincia di prima mattina con l'sms di mio padre, uomo refrattario al traffico dati, un tempo gran giocatore di scacchi, e politico mancato per un soffio, che da ragazzo raccontavo di lui a scuola: "Minchia raga mio padre sulla libreria ha un cofanetto con 12 libri su Winston Churchill, e li ha pure letti!".

venerdì 7 giugno 2019

Anbocsing Elena

Stone Age. L'edizione Anniversary per i 10 anni del gioco pietra miliare per ogni giocatore si professi tale, con tabellone fronte retro, grafica invernale, meeple sagomati, contiene le mini espansioni igloo e animali selvatici, 59€ di limited edition, l'ultima scatola al centro giochi di corso palestro a Torino.
Mi presento a casa di Marco e Elena con la limited in una mano e una birra artigianale con note d'arancia e cannella nell'altra.
Marco e Elena, lui caddista per una nota marca automobilistica, lei impiegata in un centro revisioni auto, sposati da dieci anni, miei amici da venti.
Stringo la mano a lui e bacio lei, chinandomi un po' in modo da toccarle il seno. Un paio d'anni fa abbiamo avuto una veloce relazione, una dozzina di scopate in macchina nel parcheggio dell'Ipercoop, poi ognuno è tornato al suo posto.
Caffè in tazzina. Monto il cellulare sul treppiede cinese e registro mentre tolgo il nylon alla pietra miliare di Bernd Brunnhofer.
"Come va il canale youtube, Andre?" mi chiede lei
"Come vuoi che vada" sfotte lui "Andre è il Chiara Ferragni dei giochi da tavolo.
Apparecchio il gioco per tre.
Una ripassata veloce alle regole a beneficio di tutti.  Si piazzano gli omini sulle risorse cibo, legno, argilla, pietra e oro. Poi si tirano tanti dadi quanti sono gli omini piazzati in ogni area risorse. Le risorse hanno un valore differente così che ad esempio per l'argilla si divide il risultato dei dadi per 4, mentre per l'oro per 6.
Raccogli risorse da una parte e le spendi dall'altra, per comprare tessere e carte che danno punti vittoria immediati e per collezione di set.
Ad ogni turno devi sfamare il tuo villaggio altrimenti perdi punti. L'azione agricoltura permette di risparmiare sul cibo. Poi c'è l'area attrezzi per manipolare il tiro del dado, e la capanna dell'amore per aumentare il numero dei propri lavoratori.

lunedì 27 maggio 2019

Il suo sorriso sotto l'acciaio

La mia scuola media esiste ancora. Negli anni '90 è stata "rinominata", come quando metti in vendita un catorcio di automobile con 300.000 chilometri e gli ammortizzatori spompati, e le dai una bella mano di vernice, cambi i tappetini e metti l'alberello profumato alla vaniglia.
Oggi ha un altro nome.
Ma l'edificio sotto, i muri, son sempre quelli.

Ho messo il primo apparecchio per i denti a 10 anni. Facevo le scuole elementari.
Avevo due gancetti fissati ai molari e di notte mettevo una cuffia con le molle in testa e una dietro la nuca. Le molle mi tiravano indietro tutta l'arcata superiore, la mattina mi faceva un male cane tutta la faccia. Ma almeno non dovevo mettere l'apparecchio di giorno, in mezzo agli altri ragazzi, e dei gancetti non ti accorgevi se non stavi proprio attento, e io avevo imparato a sorridere solo con le labbra, senza aprirle.
Dopo un anno, il dentista mi disse che andavamo a gonfie vele, che il grosso oramai l'avevamo fatto, e che dovevamo solo rifinire quel capolavoro. Era convincente. Gli credetti. Anche mia madre gli credette, e mio padre gli firmò quattro assegni post datati. Lui mi tolse dai molari i gancetti dell'apparecchio della notte, e poi mi montò in bocca quello fisso.
Era enorme. Era come tenere in bocca una macchinina bburago con gli sportellini aperti.
Avevo anellini metallici attorno a ogni dente, con occhielli nei quali correvano due fili d'acciaio. Dovevo tenerlo sempre, giorno e notte.
I compagni delle medie erano diversi da quelli delle elementari.
Ricordo ancora i commenti, gli sfottò. Niente di espressamente dedicato a me, per la verità, erano sempre gli stessi per tutti quelli che portavano l'apparecchio, li avevo già sentiti.
Togliti quel flipper dalla bocca! (risate)
Faccia d'acciaio!
(risate)
Ti do un cazzotto che ti faccio ingoiare l'apparecchio! (risate).
Poi spuntava sempre qualcuno che raccontava la storiella dei due fidanzatini, entrambi con l'apparecchio, che erano rimasti incastrati mentre limonavano, e avevano dovuto caricarli sull'ambulanza attaccati così [li avevano poi separati all'ospedale con una tenaglia di quelle per tagliare i lucchetti].

venerdì 24 maggio 2019

BerGame 2019 dentro la scatola

Foto del Giullare Barbuto
Classifica Permanente ASL Italia   
18 marzo 2019 10:54
"Bellissimo, Dado, grazie di essere tornato. I post sulle convention sono di servizio, non fanno DadoCritico".

Lo so. Sarò breve.

La settimana scorsa con i Giullari abbiamo fatto una macchina sola e siamo partiti per Bergamo, 180 chilometri di autostrada con caffè in autogrill.
BerGame, 2019.
Si tratta di un evento organizzato da Ludiverso, la Tana dei Goblin di Bergamo, un appuntamento ludico verso il quale convergono, abbiamo scoperto, autori noti come Spartaco Albertarelli e Luca Borsa, e molti autori esordienti con i loro prototipi nella valigia di cartone. Gli organizzatori ci avevano contattato con ampio anticipo, qualcosa come novembre 2018, per un proporci un tavolo aperto sul tema "La  parola nei giochi da tavolo".
Nonostante gli organizzatori, probabilmente per tener basse le nostre aspettative, ci avessero preparato per un evento amatoriale da sagra della porchetta, che ci aspettavamo di arrivare a Bergamo e trovare solo un garage con dentro Danilo Sabia seduto su una cassetta della frutta a giocare a mahjong indiano, BerGame si è rivelato invece un bel evento con tutti i numeri del caso.
Lo vedrete nella galleria delle foto: tanti tavoli a cui sedersi, un'area prototipi all'altezza di una piccola IdeaG, un bar area ristoro molto ben fornito, una libreria presta-giochi di discrete dimensioni, l'immancabile angolo dell'usato, e tanti giocatori determinati a tirar tardi.

venerdì 17 maggio 2019

Dove c'era il ponte e ora invece c'è solo una voragine

Torino, 25 febbraio 2007.
Domenica mattina, temperatura prossima allo zero, piedi freddi negli anfibi, cielo di bel grigio rassicurante PM10.
Caffè e cornetto in zona Balon, mercatino delle pulci rinomato per le bici rubate e per l'armeria che vende cimeli e vecchie maschere antigas della II guerra mondiale.
Con gli amici ci allunghiamo fino al Cortile del Maglio, ed entriamo a Torino Ludica. Fa un freddo cane. E noi entreremmo pure alla sagra del riccio di mare in val d'aosta, per scaldarci un po'.
Provo per la prima volta CARCASSONNE, spiegato dal campione italiano del gioco.
Il piazzamento tessere non mi fa una gran impressione mentre i miei amici ne rimangono galvanizzati e ne comprano due copie.
"'Sto gioco non arriva a Natale, ascoltate a me" profetizzo, io che nei primi mesi del 2000 avevo anche detto "Comunque 'sto Google non starà mai davanti a Altavista, ascoltate a me".
Qualche mese dopo Andrea Chiarvesio e Luca Iennaco pubblicano KINGSBURG, piazzamento dadi che fa il tutto esaurito in mezzo mondo. Ma io non me ne accorgo, perchè oltre ad esser famoso per le mie previsioni svizzere, sono uno che storicamente guarda sempre dalla parte sbagliata, che quando col dito gli indichi la luna guarda la ragazza con la coda di cavallo che porta i cappuccini al tavolo.

domenica 12 maggio 2019

Galleria di quelli che giocavano ai giochi da tavolo al Salone del libro di Torino 2019

Anticonformisti che pensano che la cultura non stia soltanto fra le pagine di un libro ma anche in un calice di vino o in un gioco da tavolo, prevedibili topi di biblioteca stanchi di camminare fra i padiglioni e bisognosi di una cadrega, semplici curiosi, famiglie con panini nella stagnola nello zaino [perchè una famiglia di quattro persone, fra biglietti d'ingresso e parcheggio se ne fa per 40 euro] cinquantenni separati attratti dalle dimostratrici [probabilità di strappare un numero di telefono: 0,019%], ragazzini con l'apparecchio ai denti, giocatori navigati a cui piace guardare le nuove generazioni di giocatori solo per potersene lamentare e dire che 20 anni fa era tutto diverso...
C'era di tutto al Salone del libro di Torino 2019, fra i tavoli resilienti dedicati al gioco.
Ecco una veloce gallery.