venerdì 17 aprile 2020

50 VOLTE IL PRIMO DADO

Ingiustamente incarcerati nelle profondità dell'Oscuro Castello, saremmo fuggiti dalle segrete schivando e mancando trappole e mostri, fino a conquistare la superficie.
Il discorso del vecchio non faceva una grinza, al contrario della sua pelle, che sembrava il lenzuolo di due amanti la mattina dopo.
La ragazza che distribuiva le armi, con una cotta di maglia fina tanto stretta al punto che, si avvicinò chiedendomi nome e ruolo.
Lessi la mia carta e le risposi che ero SMITH e che in quanto a Possanza, beh, ne avevo di che togliere qualunque voglia [le strizzai l'occhiolino non potendo strizzarle altro, ma lei non sorrise]. Mi chiese metodica debolezze e oggetti. Risposi che non ero un Albert Eistein per Astuzia, e che per oggetti mi erano capitati la Mela Parzialmente Marcia, che poteva essere scartata per recuperare 1 punto vita, e la Fortuna Liquida, che, anche se faceva pensare allo squaraus, era invece una carta importante, che permetteva di ritirare il dado.
Mi guardò con la stessa fiducia che io avevo riservato al vecchio e si raccomandò di fare attenzione a dove mettevo i piedi, perchè i corridoi erano pieni di trappole.
Le risposi: "Tengo mucho Possanza, comprende chica?".


Tre Carte Capitolo dopo una tagliola delle dimensioni di un tavolo mi segò via entrambe le gambe dalle ginocchia in giù. Caddi di faccia nel mio stesso sangue, e in altri liquidi corporei che saltarono fuori per via dello shock.
I miei compagni spesero tutte le loro carte Oggetto per salvarmi. Mi trascinarono dietro incosciente e grondante sangue per altre cinque carte Capitolo, finchè un esercito di scheletri mise fine alla fuga del gruppo.

Eravamo di nuovo nelle segrete e il vecchio, che era riuscito ad aprire la serratura della cella con alcune ossa di pollo, stava facendo il suo solito discorso.
La ragazza con la cotta di maglia per la quale avevo una cotta, venne a chiedermi nome e ruolo. Ero capitato di nuovo SMITH, molta Possanza poca Astuzia, però almeno fra gli oggetti avevo la micidiale Ascia Incrinata.
"Meglio che la prenda io" disse lei togliendomi la carta Oggetto di mano "Vuoi mai che ti affetti da solo, con l'Astuzia da pane e volpe che ti ritrovi. Ecco, ti do le Pagnotte Rafferme, fanne buon uso".
Mi trattava come un perfetto idiota, e forse lo ero davvero, in quelle segrete, col pensiero inchiodato sulla perfezione dei suoi seni.

Una serie di lunghe lame oscilla dal soffitto di questo stretto corridoio. Studia lo schema dei loro movimenti e preparati a scattare verso l'altro lato. Tutti insieme, i giocatori devono tirare i loro dadi personaggio insieme a un dado capitolo tre volte. Ogni volta che il risultato del dado personaggio di un giocatore corrisponde a quello del dado capitolo che hanno tirato, vengono colpiti dalle lame e perdono 2 punti vita.

Era buio. Non si vedeva una mazza. Letteralmente: non si vedevano le mazze chiodate calare dal soffitto e roteare su una giostra medioevale all'altezza della testa. Una mi passò così vicina da staccarmi un pezzetto d'orecchio.
Il vecchio aveva fiuto per le trappole e la ragazza sapeva schivarle. Quelli che prendevano più ferite eravamo sempre io e il grassone.
Ci fermammo in una stanza vuota a recuperare fiato e punti vita.
"Quando esco di qui voglio aprire una birreria" disse il grassone "Un posto con i tavoli in legno e i boccali sempre pieni di schiuma fino all'orlo, dove le persone vengano per rilassarsi e per stare bene"
"Ci vogliono un bel po' di soldi" gli risposi.
"Ho un gruzzoletto da parte e ho già visto un terreno buono, dove c'è passaggio di gente. Aprirò il mio locale. E poi andrò a chiederle di sposarmi" aggiunse indicandomi la ragazza, che stava vibrando il Flagello Arrugginito da una parte all'altra per sciogliere muscoli e nervi.

I Mastini del Castello, che bloccavano l'azione Riposare e che ci costarono un bel po' di ferite, ci costrinsero a dividere il gruppo. Capitai col vecchio. Camminando vicini scoprii che il vecchio puzzava. Puzzava più della stanza con l'antico pozzo di roccia, più dei mostri delle segrete e più di qualunque cosa avessi mai fiutato nella mia vita, comprese le latrine dei Goul che mangiavano cadaveri.
"Bisognerebbe cercare di mantenere la propria igiene personale anche in circostanze estreme" lasciai cadere lì. Non la prese bene. E fu lui a lasciarmi cadere senza fare nulla, una carta Capitolo dopo, in una buca irta di paletti appuntiti.

Eravamo di nuovo nelle segrete. Il vecchio aveva aperto la serratura con le ossa di pollo e la ragazza si stava avvicinando.
"Sono Abbot!" le dissi contento di avere una nuova carta Personaggio "Un concentrato di Sapienza!".
Al grassone era capitato Smith Molta Possanza.
Ridacchiai.

"Io lo amo" mi disse la ragazza. Avevo appena tagliato dei rampicanti spinosi per liberare una porta e avevo entrambe le mani in carne viva.
"Vorrei solo che si accorgesse di me" aggiunse lei, che aveva smeraldi per occhi, indicandomi il grassone, che stava rinforzando i chiodi sul suo Scudo Marcito.
"Si è confidato con me poco fa" le rivelai "Lui ama il vecchio".

Escape the Dark Castle era per 2-4 giocatori. La fuga cooperativa dal castello, se portata a termine, se mostri e trappole non si rivelavano letali, e se venivano anche sconfitti i temibili boss di fine livello, durava mezzora.
I giocatori rollavano dadi e giocavano carte. Ma soprattutto speravano, se ne stavano con le chiappe strette strette. Le carte Capitolo ricordavano le pagine dei libri game di Lupo Solitario che avevo giocato da ragazzo.
La fuga era stata ideata da Thomas Pike, Alex Crispin e James Shelton, e perfezionata su scala globale da Ghenos Games.

La guardia ubriaca si fece corrompere. Ci fece passare in cambio di un Frammento della Furia, una reliquia rara, ma che valeva meno della nostra libertà.
Girammo la carta boss di fine livello.
Si trattava del Signore delle Tenebre che attaccava insieme a un enorme Gargoyle alato che non poteva essere bloccato.
Almeno fu rapido.

Eravamo di nuovo nella cripta, io, il vecchio, la ragazza e il grassone.
Prima che il vecchio potesse usarle, lanciai le ossa di pollo che avevamo accumulato nelle ciotole del cibo fuori dalla cella.
"Perchè diavolo l'hai fatto?" mi gridò lui afferrandomi per il collo.
Pensai che mi avrebbe ucciso nel sonno quella notte stessa, strozzandomi e infilandomi in gola le sue mutande sporche.
E invece morimmo tutti di fame e stenti nel giro di tre settimane.
Tornammo ancora. Era la nostra maledizione non poter morire.

L'antico cavaliere emerse dalla tomba gridando che non avremmo mai dovuto disturbarlo e che l'avremmo pagata cara. Il grassone lo decapitò con un colpo preciso di spada. La ragazza gli lanciò sguardi languidi.
Voltammo l'ennesima carta Capitolo.

Giungemmo di nuovo al boss. Questa volta si trattava della Sacerdotessa Folle.
Era protetta da tirapiedi invasati.
Il grassone usò bene la sua Possanza e ci liberò dai lacchè.
"Non potete nuocermi" gracidò la Sacerdotessa Folle indietreggiando.

Una volta fuori dal Castello ci separammo.

Alcuni mesi più tardi entrai nella birreria. Il grassone si era rinsecchito e aveva messo su un bel locale. I boccali erano pieni fino all'orlo e i tavoli erano di un bel legno spesso, proprio come aveva sognato lui.
Mi sedetti e ordinai uno stinco e delle patate. Venne al tavolo la ragazza che aveva indossato la cotta di maglia. Mi riconobbe e si sedette come me. Era incinta, si era sposata col grassone che non era più un grassone. Mi chiese come me la passassi. Mentii raccontandole che le cose andavano alla grande, che avevo trovato lavoro al porto, che riparavo vecchie barche e che stavo con una donna molto bella che tutti mi invidiavano.
Poi lei mi raccontò che il vecchio era morto, e che le aveva lasciato il Castello. Il Castello apparteneva al fratello più giovane, che aveva imprigionato il vecchio per questioni di eredità. Lei e l'ex grassone lo stavano ristrutturando per farci un'escape room.
Finii lo stinco e le patate, e salutai i vecchi compagni.

Tornai nel locale qualche giorno dopo e chiesi un lavoro all'ex grassone. Per un po' feci il cameriere e sembrava andare tutto bene. Poi in cucina feci qualcosa di sbagliato con la ragazza col pancione, non tenni le mani al loro posto, le dissi delle cose che avevo in testa.
Lei mi spiegò che non ero mai stato un personaggio come loro, ma solo uno dei tanti mostri del Castello che per qualche errore stava nelle segrete, che ero una creatura che era uscita per errore e che non aveva più un suo posto nel mondo.
Mi pagarono i giorni che avevo lavorato, mi riempirono uno straccio con del pane e mi accompagnarono alla porta.

e altri castelli pieni di mostri
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4 commenti:

  1. Bella!

    Mi raccomando Dado. Qualcosa di stupefacente per il mi Lione.

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  2. Hai fatto bene a buttarte le ossa di pollo, il vecchio mi stava troppo sul ca22o! :-)

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  3. Hahaa bellissima! Il Castello convertito in Escape Room è um metagame mindfuckante! :D :D

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  4. Bello bello!
    Tullaris.

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