lunedì 28 settembre 2020

Il primo passo

La notizia della scomparsa di C. arriva via mail. Devo rileggere più volte per mettere a fuoco. Controllo nome, cognome, cerco su internet. Cristo santo no, no, no! penso mentre le mie mani scolpiscono il suo nome sulla tastiera.
E invece sì. E' lei.

"E' incredibile quante persone si perdono quando smetti di fare il primo passo".

Questa è l'ultima cosa che scrive su facebook.

Sotto la sua foto profilo: decine di commenti. Vorrei scrivere due parole anch'io. Vorrei raccontare a tutti che mi ha aiutato. E l'ha fatto quando ero un perfetto estraneo.
E questo probabilmente fa la differenza fra lei e il 99% del resto del mondo.
Aiutare gli amici e le persone a cui vuoi bene è abbastanza semplice. Sono buoni tutti.
Lei mi hai aiutato quando ero solo uno dei tanti in fila davanti alla sua porta.
Mi mancherà.

sabato 19 settembre 2020

Sale da cucina VS biglie: la sfida dei maestri do ri-nascimento

Col mio dottore c'erano già stati dei trascorsi. Eravamo andati d'amore e d'accordo per 45 anni. Poi i nostri rapporti si erano incrinati.
"Dai 45 in avanti bisogna togliersi qualcosa" mi aveva detto "Gli alcolici il più possibile, il fumo del tutto, ridurre al massimo gli zuccheri, per il diabete, e gli uomini il piccante, per la prostata".
Il vaso era già colmo, ma lui ci aveva aggiunto la famosa ultima goccia.
"Dovrebbe eliminare il sale" disse togliendosi lo stetoscopio, mentre il palloncino attorno al mio braccio si sgonfiava.
"Il sale non ha mai fatto del male a nessuno" protestai da convinto sostenitore e divulgatore che lo aggiungeva anche sulla pizza con le acciughe "a parte ai clienti di Wanna Marchi e del Maestro Donascimento".
"Il sale fa male al cuore e fa salire la pressione" disse
"Anche le donne con le autoreggenti" ribattei
Ridacchiò dondolandosi sulla sua poltrona di pelle nera: "Ha ragione, quelle lasciamole".

venerdì 11 settembre 2020

La mia balena bianca

Questa è la storia di un'ossessione e di un uomo incapace di riconoscere la sconfitta anche quando ce l'ha davanti.

Sono i primi mesi del 2014, e io ho da poco aperto questo blog, quando una giovane Asterion, non ancora Asmodee, pubblica le foto del nuovo titolo in uscita: SPLENDOR.
La notizia rimbalza velocemente sui social e sui blog di settore, Splendor e le sue fiches "pesanti" vengono fotografati, condivisi, recensiti e chiacchierati da tutti. Quei pochi che riescono a mettere le mani sulle prime copie lo descrivono come un gioco-droga, effetto: una partita tira l'altra, non è possibile smettere: figo-figo-fico. L'entusiasmo sembra quello che c'era quando è uscito il primo Resident Evil 2 nel 1998 su Playstation.
Ma c'è un però. Alcuni giocatori si lamentano del prezzo: 37 € per un filler sembrano tanti.

martedì 8 settembre 2020

Torinese 46enne ammazza zombie a 3466 metri [Punta Helbronner]

Io e Francy abbiamo priorità diverse. Lo capisco nel momento esatto in cui lei arrotola le sciarpe una dentro l'altra e le infila nello zaino. "Tre bottigliette d'acqua da mezzo litro basteranno?" mi chiede, e poi senza aspettare una risposta "Oltre i panini nella stagnola abbiamo il parmigiano e i taralli".
La osservo, come farebbe un suricato con un cobra, mentre infilo a uno a uno gli zombie in cartoncino nel marsupio. Il dado lo metto nella cerniera davanti. Avvolgo il tabellone piegato in quattro in un sacchetto freezer.
"Ma che fai? Ti porti un gioco?" mi chiede intercettando la manovra "Sul ghiacciaio del Monte Bianco?!?"
"Ho l'occasione più unica che rara di ammazzare zombie a 3466 metri" le rispondo "E non intendo lasciarmela sfuggire. Probabilmente nessun giocatore l'ha mai fatto. In Italia e nel resto del mondo"
"E forse c'è una ragione!"

"Trovo insopportabile la tua mancanza di fede" la ammonisco facendo il gesto di strangolarla a distanza come Dart Fener.

sabato 29 agosto 2020

What gamers want

Non posso aiutarti. La medicina non ha dato un nome alla tua malattia, neanche lo psicologo privato, al quale lasci 70 euro ogni settimana per una seduta da 40 minuti [almeno questo, dici, ti ascolta, quello di prima ne prendeva 90 e quando arrivavi metteva su un vinile di musica classica, e se ne camminava su e giù per la stanza versandosi il tè col bollitore, secondo te pensava beatamente agli affaracci suoi] neanche il terapista ha saputo battezzarla, e senza nome è come se non esistesse, e non esiste una cura. E comunque tu non credi nelle pillole, ripeti: "Non è che c'è una pastiglia per ogni cosa, non è febbre che l'abbassi con la tachipirina. Devo imparare a conviverci". Brava. Anche se fra il dire e il fare. Vorrei essere un buon orecchio, per te. Ma essere un orecchio è difficilissimo, una delle cose più complicate del mondo, intendo ascoltare senza cercare di risolvere. Vorrei sempre dirti qualcosa per alleviare, un consiglio che tu potresti seguire oppure no [oppure non seguire ma dirmi: "Ho fatto come mi hai detto, Andre, ma accidenti non ha funzionato"].

mercoledì 19 agosto 2020

L'estate dei buoni propositi e dei fichi secchi

Il covid-19 se n'era tornato a casa sua con le pive nel sacco, o almeno così sembrava, da quel nostro calare le mascherine più veloci delle braghe dinnanzi non solo ai potenti ma a chiunque potesse anche solo darci un calcetto nel culo ma di quelli buoni [perchè anche se facevamo i leoni da tastiera sui social, condannando l'Italia piccola, eravamo tutti segretamente, nascostamente, furbetti del quartierino].
L'estate 2020 era infine arrivata, e nessuno aveva montato pannelli di plexiglass in spiaggia fra un ombrellone e l'altro, nè aveva fatto il bagno in mare con la mascherina ffp2 o ffp3. Le mascherine, prima portate al gomito, erano finite sprofondate nelle tasche, e riportate alla luce del sole soltanto all'ingresso dei negozi, e solo per evitare multe e chiusure. Nessuno, per strada, tirava più fuori il gel disinfettante all'amuchina, nessuno strofinava più le mani come un procione, il gesto sembrava oramai anni '80 come il gimme five di Jovanotti.
Avevamo svoltato e già dimenticato. Prima o poi sarebbe arrivato il conto al tavolo.

venerdì 31 luglio 2020

Il piccolo che ti soddisfa

Yokai era basso di statura. Ma ci sapeva fare.
Secondo Fabry era la mascella squadrata alla George Clooney, il genere di mascella che rende le gambe delle donne molli come strisce di liquerizia. Sì, probabilmente la mascella faceva il suo. Ma non era solo lei. Erano anche la sua sicurezza, il sorriso piacione, quei suoi capelli lunghi che negli anni 90 andavano così di moda, il fisico asciutto che ci avresti potuto affettare un salame su quel tagliere di addominali.
Yokai era basso ma dragava le ragazze del campeggio Camping Garden Cala Sinzias in provincia di Cagliari come i pescatori al largo con le reti a strascico. Io, Fabrizio e Max restavamo nei paraggi, pronti, in attesa di raccogliere cuori in frantumi. Lo squalo si prendeva i pezzi di carne più grossi ma ci si poteva sfamare anche solo con le briciole.