venerdì 3 aprile 2020

Just a perfect day

Aspetta. Ho messo la tazza accanto al computer portatile mezzora fa, il caffè era bollente, l'ho bevuto soffiando e scottandomi le labbra, sono sicuro. Eppure la tazza è ancora piena, calda che non riesco a tenerla stretta che per pochi secondi.
Sto perdendo il senso del tempo. Da quante settimane sono a casa? Due, tre, quattro? Devo controllare la mail del lavoro per saperlo. E non sono del tutto sicuro se è mercoledì o giovedì.
Stare fra le quattro mura di casa ti toglie il senso del tempo che passa. Sembra scorrere tutto più lentamente, anche perchè non succede gran che.
Le giornate diventano speciali quando vado al supermercato, allora mi faccio un film su tutto. Sulla cassiera con qualche chilo in più e col gatto tatuato sulla mano [ha anche tatuato il simbolo dell'infinito, ma si vede d'estate, quando scopre l'avambraccio], adesso sta dietro una lastra di plexiglass, con la mascherina, ha un bellissimo taglio di occhi e continua a darmi più bollini spesa di quanti dovrebbe. Sull'anziano secco secco che lega lo yorkshire all'ingresso: il cagnolino ha una zampa più corta, zoppica, penso sempre che il cane andasse un po' troppo veloce e che per il suo padrone fosse un problema. Sul tizio che prende due confezioni da 24 lattine di birra: ha grossi anelli alle dita, vecchio trucco da rissa. Sulla donna attempata appena uscita dalla doccia, una montagna vaporosa di capelli che profumano di balsamo, truccatissima, con tacchi-trampoli per fare la spesa, magari aveva appena deciso di separarsi dal marito e di rifarsi una vita, quando è arrivato il virus.

mercoledì 1 aprile 2020

Il cellofan che ancora avvolge Barrage

La scatola di Barrage ha ancora il cellofan addosso.
Tre mesi dopo averlo acquistato.
Perchè?
Le ragioni sono così tante che ho preferito registrare un video.
Già so che mi farò dei nemici.


Trovate Barrage


venerdì 27 marzo 2020

Ho deciso di uccidere Giulia

Ho deciso di uccidere Giulia. Non fate caso all'immagine qui accanto, non userò un coltello, mica sono un mostro. Non sono neanche un santo, ma con quello ci faccio i conti tutti i giorni, quando sento mia moglie e mia figlia al telefono. Sono solo uno che pensava di spassarsela nel weekend con una donna conosciuta su Facebook.

Non sto cercando giustificazioni, racconto solo quello che è successo.
Non era la prima volta, con Giulia abbiamo provato diversi letti, di solito lei prenotava un appartamento e io inventavo una scusa di lavoro per star fuori.
Giulia ha le accortezze classiche dell'amante: è sempre truccata e vestita in modo perfetto, indossa le autoreggenti, e manda sul telefono quel genere di messaggini che piacciono a noi uomini. E mia moglie è la classica donna dopo 15 anni di matrimonio, 20 di lavoro e una figlia da tirar su: stanca di svegliarsi tutte le mattine alle 6.00, che si trucca e si veste bene solo per andare a lavoro, e in casa si lega i capelli col mollettone e sta con la tuta.
Ripeto: non sto cercando attenuanti, voglio solo che capiate com'è andata.

domenica 22 marzo 2020

Sugli indiscutibili vantaggi del giocare da solo

Finalmente gli amici si sono tolti dalle scatole, lasciando 3 sedie vuote attorno al mio tavolo da 4, e posso godermi i giochi come dio comanda, insieme alle molte e indiscutibili gioie della modalità solitario, gioie che vi andrò qui tosto ad elencare:

Anzitutto un po' di biologia. Sin dai suoi primi mesi di vita nell'utero della mamma, il bambino impara a giocare con se stesso prima che con gli altri, e da adolescente impara a trovare il piacere col proprio corpo da solo, molti anni prima di provarlo con qualcun altro. E da adulto, uomo fatto e finito, marito e padre, non rinuncia a saltuari piaceri solitari, specie quando è a casa in mutua, con la moglie al lavoro e i figli a scuola.

giovedì 19 marzo 2020

Quando il gran casino sarà finito

L'ho già scritto: non sono uno che lascia perdere. Che dimentica. No, io proprio mai.
Per questo sto segnando tutto sin nei minimi particolari, in una maniera che voi, comuni mortali, potreste definire maniacale. Perchè quando il gran casino sarà finito, e credetemi: finirà, oh se finirà, io inforcherò gli occhiali, prenderò il mio bel quadernetto con tutte le annotazioni e le note a piè pagina, e partendo dalla prima riga a scendere,  comincerò a recuperare tutto.
Tutto fino all'ultima goccia, credetemi.
A partire da mia madre.

Il fatto che colui-che-non-voglio-neanche-nominare-per-non-dargli-soddisfazione mi abbia tolto per settimane i baci di mia madre, a me che in 46 anni non l'ho mai vista una sola volta senza averla abbracciata, respirata, amata, baciata, strizzata, e che mi abbia costretto a vederla solo in videochiamata su whatsapp, è la prova inconfutabile che egli - esso - è soltanto tutti i molti sinonimi di materiale fecale, ad eccezione di popò e pupù perchè troppo gentili.
Comincerò con mia madre. Recupererò tutto con lei. E le darò così tanti baci e abbracci che dopo ci vorrà un chirurgo plastico per le guance e un ortopedico per le ossa.

sabato 14 marzo 2020

L'ultima partita prima della quarantena

Lavorando nei servizi per il settore produttivo oggi è il mio primo giorno ufficiale di quarantena, insieme a Francy, al suo terzo giorno di smartworking, e a mia figlia Luna, a casa da scuola da tre settimane. Stamattina, dopo colazione, abbiamo allungato il tavolo e ci siamo messi al computer, ognuno il suo.

Di solito, quando scrivo al computer, tengo accanto a me due tazze, con tè al limone e caffè. PepeRino e PachiDario.

La tecnologia sta dando una grossa mano a tutti in questo periodo difficile. Mia figlia riesce a seguire le lezioni insieme con i suoi compagni, Francy a far quadrare la contabilità della sua azienda, e io a fare il mio lavoro.

sabato 7 marzo 2020

Sopravvivere a Harry Potter (da Alla ricerca di Nemo in poi)

Il primo a figliare nella mia cerchia degli amici stretti fu Gianni. Fu rapido e preciso: nel giro di tre anni ne sfornò due, un numero spaventoso per noi altri che neanche eravamo sposati, uscivamo sei sere la settimana e non tornavamo mai a casa prima delle tre. Una domenica mattina del duemila e qualcosa andammo a trovarlo. La moglie era nel cucinino con una padella e un cucchiaio di soffritto, Gianni al tavolo, in boxer e maglietta, che beveva un caffè, e i bambini in cucina, seduti per terra davanti alla televisione, sulla quale andava il dvd di Alla ricerca di Nemo.
"Ah, Alla ricerca di Nemo" dissi riconoscendo il pesce pagliaccio "Bello!".
Gianni mollò la tazzina e mi fissò (e sua moglie si sporse fuori dal cucinino per fissarmi) e mi disse una frase fondamentale: "Dici così perchè non hai figli".