domenica 24 giugno 2018

Accompagnare il colpo


Ogni tanto il destino colpisce duro. Ed è difficile guardare il bicchiere mezzo pieno quando hai gli occhi gonfi di pugni. Puoi provarci. Quindi quando quel mattino scendo in strada per andare a lavoro e trovo il lunotto posteriore della macchina sbriciolato da una sassata, penso: "Hei, almeno il resto della macchina è salvo, e non mi hanno neppure pisciato nel serbatoio!". Okay, non funziona gran che. Il punto è che forse gli ottimisti son tali perchè non le hanno prese abbastanza forti.
Non che un lunotto rotto possa mettermi al tappeto, figuriamoci, però contento come dopo una scopata è un'altra cosa.
Intanto che contatto l'assicurazione ricevo un sacco di whatsappate di solidarietà dagli amici, tutte sul genere: "Ma l'avevi parcheggiata male?" come se di solito fossi uno che la parcheggia davanti all'entrata del pronto soccorso per bloccare le ambulanze.

mercoledì 20 giugno 2018

La Settimana del Ramadado [parte 2]

"Smettila di fare il maschio alfa"

Sono vivo. Lo capisco dal vomito. Non mio: della gatta. Sul letto, vicino ai miei piedi. Queste cose succedono solo nel mondo reale, nei sogni i gatti sono tutti trudini senza culo. Il vomito sembra carta igienica masticata.
La gatta mi sente sveglio e torna sul letto in cerca di grattini. Ci vuole un gran cuore per perdonare il proprio gatto dopo che ti ha vomitato una palla gastrica di pelo sul lenzuolo.
E io quel cuore non ce l'ho. In compenso colleziono cattive abitudini. Per 40 anni ho maltrattato il mio corpo, e ora lui maltratta me. Non lo biasimo, eh, sempre stato per il pan per focaccia, io. Certo vorrei che non avesse così fretta di concludere, che se la godesse.
Prendo il cellulare dal comodino che gli occhi non sono ancora completamente aperti. 46 messaggi da leggere su whatsapp, oppure 446 o 4466 non riesco a mettere a fuoco. Alla fine sono proprio 46. Tanti comunque.
Ne apro uno a caso.
"Ancora vivo, Dado?".

Soprattutto chi cazzo è Alessandro C. che mi scrive.
Poi realizzo. Ah, già, la settimana del ramadado.

giovedì 14 giugno 2018

La Settimana del Ramadado [parte 1]

Vi aspettavate un post. E invece vi beccate una galleria fotografica.
Perchè sono nella Settimana del Ramadado.
Cade una volta l'anno.
E mi devasta.

"Ogni anno in questo periodo Dado entra in quello che lui chiama la settimana del Ramadado, cioè una settimana in cui moglie e figlioletta sono via e lui si dedica esclusivamente al gioco, rinunciando sapientemente al sonno e sostenendosi a forza di birra, nachos e salsa piccante (ogni anno mi stupisco ne esca vivo). ;)" - Chrys

Archivio
2015 - L'esperimento del dottor Manuste
http://dadocritico.blogspot.com/2015/06/lesperimento-del-dottor-manuste.html
2016 - Maratona 24ore Stefan Feld
http://dadocritico.blogspot.com/2016/07/maratona-24-ore-stefan-feld_12.html
2016 - Una dadolata di dadi
http://pinco11.blogspot.com/2016/07/una-dadolata-di-giochi--serata-col-dado-critico.html
2017 - Komnata Quest
http://dadocritico.blogspot.com/2017/07/escape-room-torino-komnata-quest.html


martedì 5 giugno 2018

In fondo allo stomaco dove non arriva la luce

Da mio padre ho imparato una cosa. A non piangere. In 44 anni e mille sfighe che hanno colpito la mia famiglia da che sono nato, l'ho visto piangere una sola volta: quando è morto Kyra, il nostro cane, un bracco salsicciometiccio con la coda storta. Mio padre ha pianto in quell'unica occasione, col mio cane morto fra le braccia, davanti a me. Non avevo mai visto la sua faccia piegarsi in quel modo. E ho pensato che il mondo stava finendo.
Per questo ho fatto un patto.
Andre tu non dovrai mai piangere davanti ai tuoi cari, mai davanti alle persone importanti della tua vita, che contano su di te. Tu devi essere un muro di granito, devi essere quello che mantiene il controllo quando la merda piove per dritto e per traverso, TU devi essere la spalla per gli altri.
Non dovrai cedere in nessuna circostanza, e comunque MAI davanti ai tuoi cari. Se proprio devi piangere, trovati un angolino, ma che nessuno ti veda.

domenica 3 giugno 2018

Il mio superpotere

"Non usarlo, Andre"

Alcuni acquisiscono un superpotere dal morso di un ragno. Altri perchè investiti da un fascio di raggi gamma. Francy ha imparato a leggermi nel pensiero per risparmiare i gettoni dalla cabina.

Quando il cellulare era soltanto il furgone della polizia allo stadio, noi fidanzatini esploratori sotto le tshirt Fruit of the loom, si andava a telefonare dalla cabina all'angolo, con un chilo di moneta in tasca e il Denim sul mento anche se non serviva. Come le mie partite con Vik e Red molti anni dopo, in media le telefonate duravano fra i 180 e i 270 minuti, ma era negli ultimissimi istanti che si dicevano le cose importanti.
"Che hai?" chiedevo a Francy
"Niente" mi rispondeva schiva e furetta
"E' perchè ti ho preso in giro per com'eri vestita?"
"COS'AVRESTI DETTO SU COM'ERO VESTITA?!?!?!?"

giovedì 31 maggio 2018

[In diretta] La seconda agenzia a R'lyeh

Sono le 21.10 e fra poco Viking e Redbairon arriveranno da me. Per giocare di ruolo. A L'Alba di Cthulhu.
Non potevo scrivere prima per ragioni legate all'avventura.
Stasera i soci apriranno la loro agenzia investigativa a R'lyeh, la Città Cadavere, nel quartiere di Ghoulville.
Più precisamente rileveranno quote e licenza a esercitare dell'agenzia precedente, l'Agenzia Investigativa Le Pietre, caduta in disgrazia velocemente per una questione di mazzette, con locali di pertinenza messi all'asta e comprati per un tozzo di pane dal titolare di un negozio di tatuaggi, un dagoniano con un discutibile senso dell'igiene personale e un'ancora tatuata in mezzo al torace.
Vik e Red affitteranno dal dagoniano una porzione della vecchia agenzia, un locale 3x3 metri, dotato di gabinetto [otturato] e di una finestra ricavata dall'oblò di una vecchia nave, e riapriranno i battenti come Agenzia Investigativa Le Pietre 2.
Proprio nel palazzo di fronte all'Agenzia Investigativa Private Eye di ErProsciuttaro e Melonia.

martedì 22 maggio 2018

Domenica

Domenica.
L'sms mi arriva alle 6.45. Apro gli occhi. A quell'ora mi scrivono soltanto in due: gli operatori della Tre per pregarmi di tornare, e mio padre.
"Hai già controllato?" c'è scritto.
Mi alzo. Mi sarei alzato comunque, non sono fatto per dormire, c'è qualcosa di sbagliato nel mio dna, alla schiuma di lattice preferisco quella del cappuccino. Mio padre mi sta avanti, almeno di un paio d'ore, non è raro vederlo portare sotto il cane alle 4.00 del mattino.
Questa settimana ha portato la macchina a rottamare, rinunciando di fatto, con quel gesto, a guidare.
Mio padre l'Italia se l'è girata tutta come un compasso, per lavoro, consumando automobili e scatole di compresse per il mal di schiena. Ma ultimamente i suoi occhi non vanno più tanto bene. Cataratte a parte, il diabete sta vincendo. Io non ero molto d'accordo con l'idea che mollasse la macchina, di solito queste cose sono l'anticamera di un progressivo lasciarsi andare. Ma vedo che ha difficoltà. Che vede poco. Fa la rasetta alle macchine. Da inizio anno ha falciato due specchietti di altrettante macchine parcheggiate. Meglio che molli, prima che si faccia male o che faccia del male a qualcuno.