lunedì 15 ottobre 2018

Vulnerability Assessment

Il Vulnerability Assessment è un processo di analisi e scansione di un sistema informatico, sia esso una lan casalinga o il centro elaborazione dati di una grande banca, che serve per individuare debolezze e vulnerabilità.
Può essere condotto tramite software specifici e con tecniche manuali di attacco della rete e dei server [penetration test].
Vi sono ditte specializzate che si occupano di questo: le contattate e loro provano a entrarvi in casa dalla finestra degli zero e degli uno.
In cambio di un esiguo compenso, trovano le falle del vostro sistema, e fanno una stima dei danni che tali falle potrebbero procurarvi.
Al termine dell'attacco vi producono un report dettagliato [di solito su una chiavetta usb], e di lì in poi sta a voi andare a chiudere i buchi [patchare i server, aggiornare il firmware delle apparecchiature di rete, chiudere porte logiche non in uso, segregare lan, fissare mac address...]

domenica 7 ottobre 2018

E lui di paura ne aveva parecchia


Torino non voleva addormentarsi, credo per via degli incubi che si sarebbero trascinati fuori dalle grate dei tombini come ratti, all'allungarsi delle ombre.
A Torino il sole tramontava tardi, 20 minuti dopo che a Venezia. Lo spiegava l'Osservatorio Astronomico di Brera con un'animazione molto spartana e poche righe d'articolo scientifico. Era il senso di rotazione terrestre a far perdere il senso del sonno alla città.
Ma i torinesi non se la bevevano. Torino poteva sedurre chiunque e fargli dire qualunque cosa, molti personaggi importanti avevano abbassato lo sguardo di fronte alle sue labbra tumide, e se la città aveva fatto perdere il lume della ragione a Nietzsche, non avrebbe avuto difficoltà a confondere un giovane ingegnere dell'Osservatorio di Brera, pur fiero del suo 110 e lode, e col manuale di D&D nello zaino Seven.

lunedì 1 ottobre 2018

Il giocatore corazzato

Il giocatore corazzato ha lasciato il mio tavolo.
Credo che fosse un po' stanco, dopo 15 anni. Che volesse una pausa.
Caratterialmente non era molto affettuoso, bisogna dirlo, anzi era parecchio orso, come quasi tutti i paguri terrestri, e come me d'altronde.
Era molto curioso. Ed è stato un compagno silenzioso, discreto, garbato.
Ogni tanto, mentre ero al tavolo a studiare qualche nuovo regolamento, lo toglievo dal terrario per mettermelo affianco, in qualche scatola fra i token e le carte.
Lui ravanava, clak clak clak clak, fra i cubetti, clak clak clak.
Immaginavo imprecasse in quei momenti, però non proprio sul serio, tipo: "Che rompicoglioni che sei, Andre, ahahaha".

sabato 29 settembre 2018

Cammina con me

Ricordate quando tutti vi consigliavano un certo film che stava girando al cinema e che faceva un gran parlare di sé, e voi avevate una specie di blocco ad andare a vederlo proprio perché ne parlavano tutti, pure vostra zia mentre sgambava il basilico, e così è finita che non l'avete visto? Il film è uscito dalle sale e voi vi siete detti: Massì, me lo vedo poi con calma quando esce in dvd. E che cosa è successo? Che ve ne siete dimenticati. Così sono passati gli anni, e voi non ci avete mai più pensato a quel film, finché una sera anonima come una bottiglia di vino senza etichetta, l'hanno dato alla televisione, e voi che quella sera vi era saltata all'ultimo la pizzata con gli ex colleghi, per inciso: 1 simpatico e 3 facce di merda, avete cominciato a vederlo su Italia1, neanche troppo convinti, col telecomando sulla coscia pronto a cambiare canale, finché a metà film vi siete accorti che non riuscivate più a staccarvi.

domenica 23 settembre 2018

To Play 2018 : buona la prima

Io ho un metodo infallibile per riconoscere al volo un buon evento ludico: se arrivando all'orario d'apertura - e io arrivo sempre all'orario d'apertura - vedo i volontari spostare i tavoli sorreggendoli sopra la testa, beh, si tratta senza dubbio di un buon evento, perchè non puoi fare un buon lavoro senza sporcarti le mani.
Credo di averlo imparato negli anni,  grazie a Tapu, del Giocatorino, un volontario in senso stretto, di quelli che agli eventi trovi già sudati marci alle 8.40 del mattino, che non vedi mai seduti al tavolo a giocare, ma sempre aggirarsi da una parte all'altra spostando roba, che si tratti di gazebo, panche, scatoloni, sedie di plastica impilate. Sono personaggi invisibili, questi, meno appariscenti delle dimostratrici delle case editrici, dei cosplayer agghindati, dei master, quasi non ti accorgi di loro, eppure sono il motore.

giovedì 20 settembre 2018

Near and Far and Guacamole

Casa di Chrys.
Giungemmo lenti ma almeno giungemmo, a ridosso delle 22.00, quasi fuori tempo massimo come gli auguri per il compleanno whatsappati alle 23.56, con la puntualità delle mestruazioni il giorno del saggio di danza, e l'aplomb dei bagnini aragostati di Rimini all'arrivo delle prime turiste germaniche. Chrys e Daisy, forse non vedendoci arrivare, si erano messi comodi sul divano, e forse si erano proprio accucchiati, tanto che lui ci accolse col rossetto sbavato e lei spettinata, o il contrario non ricordo.

Io e Viking si andava da Chrys per due ragioni precisissime. La prima era il guacamole di Daisy, che era vero guacamole di avocado e jalapeno, e non quella merda Old Wild Nacho che vendevano al market. La seconda era Near and Far, da provare prima di farne una questione di principio o un'ossessione, come avevamo fatto con Quantum che alla fine ce lo sognavamo la notte.
Arrivati, accendemmo il navigatore solo per trovare parcheggio. I cantieri sotto casa di Chrys si erano spostati di nuovo. Secondo i sismologi Druento si trovava proprio sul bordo della zolla tettonica eurasiatica, e l'asfalto  scivolava a valle, trascinando sanpietrini, transenne, segnali di divieto, vecchi da cantiere e operai con la betoniera. Salomonicamente, la collisione delle zolle avvicinava la casa di Chrys sia alla mia che a quella di Vik, per non cedere alle gelosie, alla velocità di cinque centimetri all'anno, così che sarebbe giunta a distanza di un braccio dalle nostre il giorno dell'arrivo a casa del corriere con il kickstarter di Heroquest.

lunedì 10 settembre 2018

La casa in città

Così quando lui 42 anni e lei 39 ci confidano che stanno ancora dai rispettivi genitori, che non vivono ancora insieme perchè i prezzi delle case sono troppo alti, io improvvisamente ricordo l'acqua ghiacciata sulla schiena.

Il nostro primo appartamento, in affitto con contratto di 4 anni non rinnovabile, è stato un camera e cucina di 40 metri quadri dalle parti di Stievani. A 26 anni, io e Francy non potevamo permetterci altro. Io avevo cominciato a lavorare da poco come informatico, mentre lei, finito il praticantato dalla commercialista, aveva trovato lavoro come impiegata amministrativa al vecchio mattatoio. L'appartamento, ammobiliato anni '60, con due poltrone in pelle rossa, una lampada a tulipano e un frigorifero con lo sportello alto del congelatore che stava chiuso con un pezzo di scotch, aveva l'impianto elettrico bollito, un bagno largo due piastrelle che fra il lavandino e il muro ci passavo trattenendo il respiro, e un piccolo boiler elettrico.