sabato 30 agosto 2014

Addio e grazie per tutte le zanzare

Bologna che si allontana e rimpicciolisce nello specchietto retrovisore della macchina, è il segnale definitivo della fine delle vacanze. I restanti 300km di autostrada per Torino, sono già qualcos'altro: non fanno più parte dei 15 giorni di mare, ma sono già antefatto dei prossimi 350 che ho davanti.
Non è il rientro a traumatizzarmi, ma le vacanze, sono loro, a lasciarmi frastornato, stonato tipo bottiglia di vodka prima scolata e poi fracassata in testa, a incollarmi addosso una sensazione surreale tipo gli Umpa Lumpa di Willie Wonka.
Quando per 350 giorni all'anno ti svegli alle 6.00 e un'ora dopo sei già in tangenziale a spintonarti con le altre macchine per raggiungere l'ufficio, quando incastri le tue giornate fra lavoro\spesa\figlia\asilo come manco il tetris estremo da altura, quando ingoi rospi grossi come caimani e lavate di capo come una shampista, quei 15 giorni di mare in cui il mondo sembra essersi scordato di te e nessuno viene a chiederti niente, in cui il massimo sforzo richiesto è sciabattare con le infradito fino al bar per il caffè, e poi in spiaggia contare lo sballonzolio dei culi del risveglio muscolare, sulle note di "...e vai avanti, muovendo i fianchi...poi torna indietro, indietro indietro, ancora un po'...", beh, quei 15 giorni sono così diversi da te e dal tuo quotidiano che non li puoi vivere veramente: puoi soltanto osservarli. 
Ci provi a unirti alla compa, a lasciarti trascinare dalla corrente, a ungerti cerimoniosamente il naso di crema come gli irlandesi facevano col blu di Bravehearth, ma tu e jack frusciante non siete semplicemente fuori dal gruppo: non siete proprio mai stati dentro, e non sei dentro neanche in quella realtà di cocco e bilboa.
Non puoi passare in sole 24 ore dal grigio topo della fabbrica al pastello anfetamina: sei e resti uno spettatore, anche quando sei protagonista. Perchè la nuotata delle 10.30 non ti appartiene davvero, non ti appartiene la frittura di pesce, i castelli di sabbia dei bambini e i castelli di rabbia di Baricco letto sull'asciugamano, le conchiglie spezzate che ti pungono i piedi, il burlesque estivo delle donne che si spalmano la protezione 50 sotto l'ombrello disinvolte come se non le guardasse nessuno.... no, niente di tutto ciò è veramente tuo. 

E' solo in comodato d'uso.
Sei solo uno in vacanza, in permesso premio di 15 giorni dopo 350 di buona condotta, e tutto quello che vedrai non è vero.

Prendi le zanzare. Cosa credi che stiano a farci le zanzare nella tua vita? Spuntano solo d'estate, esattamente d'estate, compaiono dal nulla e per tutti i 15 (o 21) giorni che hai di ferie, ti massacrano le caviglie senza un attimo di tregua.
Al rientro in città, al rientro al lavoro, misteriosamente spariscono, puf! svaniscono, così come sono arrivate.
Beh, le zanzare stanno lì per una sola ragione: sbavare il quadro perfetto, ricordarti ogni santo giorno che è soltanto un quadro, una rappresentazione, non è la tua vera vita.

La vita quotidiana, per quanto molto più grigia e metallica, come l'Acciaio della Avallone, è almeno onesta, sincera, schietta. Niente coppe di champagne e chiappe ritoccate al photoshop ma sana cellulite a vergare le gambe delle nostre donne, buccia d'arance biologiche, zampe di gallina milf che fanno sempre buon brodo. E noi uomini: peli, panza, ascelle che pezzano le camicie a tempo zero, stempiatura, boxer che ci finiscono in mezzo al culo, unghie dei piedi troppo lunghe.
E non ci sono zanzare a sbavare il quadro. E' tutta roba vera.



Rieccomi. Di nuovo a casa mia, di nuovo col portatile sul tavolo della cucina, con la solita tazzina di caffè accanto. Moglie e figlia ronfano nelle camere.
I quindici giorni in Abruzzo sono una parentesi già chiusa e lontana, ed eccomi affidare allora al blog foto e ricordi.

Gli zombie di Torino

Così concentrati a salvare il mondo, la cheereleader e i boardgames, io, Redbairon e Viking non abbiamo mai indagato sulle rispettive mete marine. Così solo in zona cesarini, io e Red "Tritamanuali" scopriamo di andare al mare quasi nello stesso posto, a 20 minuti di macchina.
Sarà solo per qualche giorno, perchè abbiamo le settimane sfalsate, ma l'idea è comunque quella di ritrovarsi anche al mare, e giocare, mica perchè ci piaccia, no, solo per non perdere la mano.

Viking, destinazione orecchiette e cime di rapa, ci guarda festeggiare e incendiare scatole di Burgundy con gran perculamento. Lo sfottiamo e dileggiamo senza pietà fantasticando su tutti i titoli che giocheremo in spiaggia senza di lui, arrivando persino a ipotizzare l'acquisto di Twilight Imperium per giocarlo sul bagnasciuga.
Finchè nominando "Starcraft" scopriamo nervo e carne viva, e il Vikingo sentenzia: "Basta! Ho deciso! Mentre scendo in puglia mi fermo un giorno da voi! Stasera stessa mi cerco un hotel".
Ed eccoci tutti e tre in Abruzzo. Prenoto tre ombrelloni e un numero inusitato di lettini vicini per mogli e figli sulla spiaggia.
La giornata degli torinesi comincia con l'unboxing di Galaxy Trucker, regalato a sorpresa a RedBairon che con i suoi 40 entra di diritto nei filf. Al gioco segue la lettura pubblica di un'imbarazzante poesia scritta dalla penna critica con il solo scopo di mettere Red in imbarazzo.

Red ringrazia e mette via.
Andiamo a installarci al bar.

Il primo gioco è Zombie Badola (del quale vedete una polaroid fra i mojito), proto-prototipo di maggioranze, con zombie barcollanti che si allungano verso vittime indifese, gioco di sole carte, indipendente dalla lingua, partorito dal sottoscritto per scommessa dopo una cheesecake. Lo proviamo in anteprima assoluta bruciando sul tempo persino Pinco11, ed è meno peggio del previsto, anche se ancora argilla grezza.
Torniamo in spiaggia a tranquillizzare le mogli (e veniamo inseguiti dal cameriere perchè abbiamo dimenticato i mazzi di Zombie Badola sul tavolino).
Dopo pranzo è il turno de Il Padrone di Casa, del sempreverde Friese, di recente ristampa Giochi Uniti al prezzo tramezzino di 15 euro.

I giocatori sono padroni di casa con notevole pelo sullo stomaco e molti pochi scrupoli nelle budella, che cercano di spremere il più possibile i propri inquilini, con qualsiasi mezzo lecito e illecito (diciamo una rosa di azioni possibili che vanno dallo sfratto all'omicidio degli inquilini più morosi).
Il gioco è composto da carte doppia faccia (che possono essere giocate da un lato come piani del palazzo e dall'altro come inquilini) e da monete in plastica (non bellissime ma indistruttibili e comunque 100 volte meglio delle monete di cartone tanto in voga oggi).
Numerose le carte a disposizione che attivano tanti effetti diversi: 14 diversi tipi di inquilino, mezza dozzina di carte struttura\upgrade e 12 carte azione che frantumano i profitteroles agli avversari.

Attenzione a non farvi ingannare dalla confezione: a dispetto dell'ambientazione, delle illustrazioni fumettose pastello e dell'ottimo prezzo entry level, il gioco sembra gridare "Titolo per neofiti", ma non lo è per niente.
Le meccaniche sono semplici,
ma le molte carte con effetti diversi, un certo ermetismo sul testo delle carte (mi viene in mente: "Fa la spia sul padrone di casa" sulla carta Famiglia) e la mole di informazioni da assimilare nella prima partita, sono uno scoglio piuttosto impegnativo per uno che non mastichi almeno un po' di board games. Un gioco quindi che presuppone almeno un carcassonne nel curricula.
La partita finisce in un'oretta e una dozzina di bottiglie d'acqua. Mi accorgo alla fine di aver fatto un po' di casino con le regole e i due soci mi infilano la testa nella sabbia.
Ritorno in spiaggia, momento con mogli e figli, bagno in mare.
Ultimo gioco della giornata, il print&play "Le due Piramidi", scoperto su La Tana dei Goblin qualche giorno prima di partire, e forgiato fra stucco e cartongesso dal decoratore Viking Da Vinci.
Due piramidi rappresentate sulla plancia.
Ad ogni turno vengono estratti a caso da un sacchetto 5 segnalini "mattoni" (42 mattoni in 6 colori differenti). Un giocatore spezza la fila da 5 e l'altro sceglie quale delle due prendere prendere. Le piramidi vengono (comprensibilmente) edificate dal basso verso l'alto, e al completamento si otterranno dei punti per 2 file di colori continue (più lunghe sono più guadagni).
Gioco semplice ma non banale, che vale sicuramente la pena stampare e provare (tanto più che è gratis). Consigliato.

Il blogger e l'autore
Due grigliate di arrosticini e qualche giorno dopo, sono andato a trovare Fantavir.
Sono partito presto, imboccando l'autostrada per Pescara (l'autoradio in quel tratto prendeva solo RadioCiao) mi sono fermato in autogrill a far colazione con caffè e taralli, e chiacchierato con un camionista tedesco che mi ha raccontato che gli autogrill italiani sono centri di ritrovo per i gay, tutti i camionisti del mondo lo sanno (aveva una birra in mano ed erano le 9.30 del mattino, quindi prendete questa rivelazione con beneficio d'inventario).
Alle 10.00 sono arrivato sotto casa di Fantavir.
Premessa: con Fantavir era un po' che ci si annusava. A dir la verità ci eravamo anche pungolati reciprocamente, sia nei commenti del blog che via mail.
Fantavir è un autore di giochi piuttosto famoso nel nostro stivale e si occupa di giochi per la grande distribuzione. Io non ho mai nascosto una certa antipatia per i giochi "da supermercato", e così, non ci si guardava in cagnesco ma ci si studiava a una certa distanza.
Prima di partire per le ferie però ci siamo scritti.
"Considerato che saremo a una cinquantina di chilometri: e se ci incontrassimo per un caffè?"
Nei molti messaggi whatsapp il caffè si è trasformato in caffè con partitina al tavolo di un bar, poi filler tutta la mattina insieme, poi pranzo, finchè abbiamo concordato per: mattina, pranzo fuori, e spiaggia\mare nel pomeriggio.
Dovevamo pranzare in spiaggia ma il cielo ha cambiato colore, quindi siamo rimasti in casa e improvvisato una spaghettata, con affettati e formaggi.
Abbiamo pranzato insieme con moglie e figlia, e nel pomeriggio l'uomo Clementoni mi ha aperto le porte del suo studio e mostrato la sua ludoteca, con ripiano dedicato ai suoi giochi pubblicati.
Mi ha mostrato anche alcuni prototipi di giochi per bambini che usciranno a breve.
Insomma: il piano era giocare ma alla fine il grosso l'han fatto le chiacchiere (fondamentalmente perchè a me incuriosiva molto il suo lavoro e l'ho martellato di domande, domande alle quali lui non si è sottratto).
Alla fine ci siamo seduti al tavolo, e abbiamo tirato fuori i giocatori.
Abbiamo cominciato con un 8X di ignoranza, che è scivolato veloce e immediato come sempre.
Poi lui ha cavato il suo Tuareg.

Nota: durante il lungo carteggio via mail, avevo già notato, nel curricula di Fantavir, questo card game di ambientazione fra Targi e Jaipur.
Estremamente portatile, indipendente dalla lingua, a bassissimo costo (6.50€) e bollato come "discretamente strategico", sembrava il classico gioco destinato a piacermi.

Gioco da 2 a 4 giocatori, composto unicamente da un mazzetto di 66 carte e da un libretto di istruzioni.
Obiettivo del gioco: ottenere la maggioranza di merci (miglio, sale, oro e acqua) caricate sui propri cammelli, e più punti vittoria alla fine della partita.
E' possibile caricare fino a 4 merci su ognuno dei due cammelli a disposizione (tre cammelli, nella versione per due giocatori), con un paio di restrizioni per l'oro e per l'acqua (le merci più preziose).
Quattro le azioni a disposizione: pesca 3 carte dal mazzo (2 le tieni e 1 la scarti nel "mercato"), prendi fino a 4 carte da una fila del mercato, carica i cammelli con le merci che hai in mano, e vendi le merci per ottenere una carta speciale.
Le carte speciali sono: covo (permette di nascondere\proteggere 2 carte), ladro (ruba una carta all'avversario), asino (permette un terzo carico di merci), mappa (carta vanilla che dà due punti vittoria).
Tuareg si è rivelato un buon gioco, piccolo nelle dimensioni ma ingegnoso e ben oliato nelle meccaniche, e tra l'altro gira benissimo anche in due-
Approfittando del mazzetto donatomi da Fantavir, ne ho già giocate una dozzina di partite, e alla fine Tuareg è entrato nel portamazzo che porto sempre con me nel marsupio per giocate "d'emergenza" (cacciando fuori Love Letter e Coup).
Davvero una bella giornata, troppo corta come tutte le giornate di questo tipo.
Un grazie a Fantavir e alla moglie per l'ospitalità e per avermi aperto le porte di casa, spero che il prossimo agosto ci si possa ritrovare e mangiare una pizza insieme (io praticamente lo do per assodato, anzi posso dire di aver già prenotato il tavolo).

Epilogo
Rieccomi, quindi.
Vacanze finite, zanzare inchiodate sulla retina della zanzariera, ruota di nuovo in movimento.
Si riparte.

giovedì 7 agosto 2014

Tikal 2 con cheesecake

Ogni mattina a Torino quando sorge il sole...

Da ragazzini, e parlo degli anni '80, quando si potevano ancora stendere i panni sui fili del balcone e le mamme ti mandavano sotto a raccogliere le mollette che saltavano giù, noi figli del segmento popolare Fiat Panda, si giocava nel cortile condominiale. Era fatto ad "L" e dava sul retro dei negozi (che spesso avevano nel cortile un bagno con la turca, nascosto da una porta in legno), con un'autorimessa interna che parcheggiava a tempo indeterminato bidoni d'olio e cataste di pneumatici.
Il cortile era una distesa di cemento grezzo e ruvido, irto di irregolarità (gli operai che l'avevano colato non dovevano aver pensato ad un uso "terrestre"), e le nostre ginocchia erano mappe topografiche di croste dalle mille sfumature. Ho un ricordo vivo di quelle croste che si susseguivano l'un l'altra.
Le scarpe da tennis ai piedi, le disintegravamo a settimane alterne.
Giocavamo per terra senza alcun pudore e ci arrampicavamo su qualunque cosa capitasse a tiro (io e Alberto, che eravamo i più grandi anagraficamente, eravamo gli incaricati ufficiali del recupero pallone sul tetto dell'officina, tramite la scalata di un muretto e una camminata in bilico su una lamiera catramata che a ripensarci adesso, da papà, mi prende un groppo in gola).
Anche i nostri giochi riflettevano la nostra indole spartana.
Il calcio era estremamente "essenziale", e le molte piegature del regolamento venivano riassunte nell'unica tacita regola: tira la palla nella porta avversaria e impedisci all'avversario di tirare nella tua (con qualunque mezzo).
Scartare l'avversario significava quindi menargli in maniera confusa calci sui polpacci e sulle caviglie, sperando che nella mischia la palla rotolasse via, e perchè un fallo fosse considerato tale, uno dei due ragazzini doveva minimo cascare a terra molto malamente (e dico MOLTO malamente, perchè in verità si continuava a menar colpi anche da terra). Erano naturalmente valide le trattenute per la maglietta, gli spintoni a mano aperta (a mano chiusa venivano considerati pugni e sanzionati verbalmente con "Cazzo fai dai pugni?!"), e anche lo sgomitamento nelle costole era guardato con molta indulgenza.
E credetemi: non c'era un grammo di cattiveria in noi, semplicemente si giocava così, quasi il pallastrada de La Compagnia dei Celestini di Benni.
Le cose prendevano una piega bizzarra quando venivano in visita nel nostro cortile i classici cuginetti.
Mamme e zie si affacciavano al balcone: "Marcooooo sta scendendo anche tuo cugino Alessandro, fatelo giocare con voi".
Molti di quei cuginetti giocavano nel circuito dei tornei "bene" dell'oratorio, e alcuni persino nei circoli sportivi riservati ai figli dei dipendenti Fiat (che si fregiavano, direi a sproposito, del titolo di Vivaio Pulcini Juve \ Vivaio Pulcini Toro).
Ci giocavamo insieme perchè dovevamo, ma non era gran che divertente. Erano fatti di pastafrolla e andavano giù ad ogni contrasto. Crollavano a terra in lacrime, rotolandosi per terra con la gamba destra dolorante, e si lamentavamo per tre quarti della partita, chiedendo continuamente fallo (tipo trenta falli a partita, roba che noi per batterne tre doveva essere morto un bambino).
Un gioco al massacro per loro, una noia mortale per noi.
Tuttavia, quando qualcuna di queste fichette senza croste sulle ginocchia, riusciva a filtrare attraverso i nostri cespugli di calci, lo vedevamo correre verso la nostra porta agile come una gazzella (inseguita da un branco pitbull scoordinati).
E non calciava una puntonata con violenza inaudita mirando ai coglioni del portiere come facevamo noi: cercava l'angolino, il pallonetto, la foglia morta, o andava a scartare il portiere per entrare di corpo in porta.
Quindi, noi che lo sapevamo, avevamo una ragione in più per fargli saltare via le caviglie.

E' il turno di RedBairon scegliere il gioco main event della serata, ed è così emozionato che per una volta tocchi a lui che cambia idea mille volte, come un bambino in una gelateria al quale si dica "Puoi scegliere un gusto e uno soltanto".
Alla fine punta il dito su Tikal 2, barattato di recente con un goblin della Tana.
Passo a prenderlo sotto casa e ci fermiamo a comprare una vaschetta da un chilo di gelato.
"Stasera dovrebbe esserci anche un amico di Viking" mi spiega in macchina RedBairon, "...Carontissimo...mi pare si chiami..."
Arriviamo sotto casa del vichingo e saliamo.

Tikal 2
Gioco di esplorazione e caccia al tesoro, fra le rovine di un antico tempio perduto e poi ritrovato, in chiave german. Da 2 a 4 i giocatori-esploratori, tedeschi in fase di esplorazione e speculum, ma italianissimi quando si tratta di smarrire le chiavi appena recuperate.
Si gioca su un bel tabellone, al centro del quale è raffigurato l'antico tempio sbocconcellato dai secoli.
Solo due le azioni a disposizione: una principale, rappresentata dalla circumnavigazione dell'area a mezzo canoa, con raccolta delle tessere azione\bonus, e una opzionale (opzionale una ciufola!) di esplorazione interna delle stanze del tempio.
L'interno del tempio viene composto attraverso la pesca e il posizionamento degli esagoni, che possono essere attraversati solo per mezzo di chiavi del colore corrispondente. Molte le azioni possibili per far punti: dal pescare tesori e poi rivenderli nel momento migliore tramite una ruota che ne determina il valore corrente, alla conquista delle stanze vergini piazzando la propria bandierina per primi.
Il gioco si articola in due macro turni, in mezzo ai quali si inverte l'ordine di turno dei giocatori.

Attorno al tavolo il sottoscritto, Viking, RedBairon e un inedito Carontissimo direttamente dalla città dell'aceto balsamico, al quale stringo la mano.
"Mi ha detto Viking che sei una pippa assurda" mento facendo un po' di pretattica
"Ma non è vero!" protesta Viking
"Vedremo" sorride un Carontissimo per nulla impressionato.
Per il dopo Tikal dovrebbe raggiungerci Pillow, moglie del vichingo, attualmente impegnata nell'addormentamento del vichingo junior. Il programma della notturna è un "5" a Notre Dame, ma vi anticipo già che come al solito andremo lunghi, e ripiegheremo su un Coloretto a portar via.
Red "Tritaregolamenti" Bairon ci sbobina Tikal come neanche l'autore davanti al suo editore, e cominciamo a scavar la terra del tempio a mani nude.
Sono il quarto a muovere ma la imbrocco giusta, ottenendo dall'intero gruppo l'ammirazione e il rispetto che si deve ai grandi.
"Eh, il Dado, mica è un pizza e fichi qualunque" commenta RedBairon
Il mio gioco e i fatti dimostreranno il contrario.
In pochi turni mi piazzo stabile a fondo gruppo, fanalino di coda fisso, ad assicurarmi che nessuno rimanga indietro.
A tenermi compagnia pochi zompi più avanti Viking, che azzecca le sue giocate al 50%.
A contendersi tesori più succulenti e podio sin dalle prime note, RedBairon e Carontissimo.
Punto tutto su Red che gioca in casa ed è proprietario del gioco.
Dimostrerò di esser un pizza e fichi anche nelle previsioni.

Nel fitto della partita Pillow ci raggiunge in cucina, e decide di spezzare l'aria greve di uomini duri all'odore di cane bagnato, estraendo dal frigo una cheesecake alta quattro dita, e tempestata di frutti di bosco. Come raccontavo alla Giullaressa durante l'incursione a casa loro, io amo le cheesecake (e non mi fido degli uomini che non amano le cheesecake).
Me ne taglia una fettona spessa come Il Signore degli Anelli, e probabilmente ammaliata dal mio fascino di blogger mi riserva i frutti di bosco più grossi.
Viking stappa una bottiglia di KeTo del birrificio del borgo, una porter impegnativa con in infusione foglie di tabacco toscano (nota: la KeTo sta diventando la birra-bordgame, credo sia la quarta bottiglia che replichiamo).
La cheesecake e la keto diluiscono la cupidigia attorno alle rovine del tempio, e il gruppo (guidato dal Leader Critico) si lascia andare a sproloqui di prototipi e filler da inventare (se nei prossimi mesi scriverò un post dal titolo "Ecco il mio prototipo di Zombie Badola!" sappiate che tutto è cominciato con una cheesecake).

Alle porte della mezza riponiamo Tikal 2 nella scatola e meniamo il can per l'aia con un giro a Coloretto.

Davvero interessante, Tikal 2. Colorato, tedesco nelle meccaniche ma senza troppe costrizioni, ben amalgamato e non frammentario, molto gradevole da giocare, buona componentistica e con ciliegina sulla cheesecake di precisi divisori interni nella scatola.
Titolo promosso senza riserve.

A trionfare al gioco degli archeologi, l'esordiente (si fa per dire) Carontissimo, palesemente su un altro pianeta rispetto a noi altri tre muzzuni.
Argento un RedBairon fra il contuso e in confuso, bronzo il vichingo tutto chiacchiere e distintivo, medaglia di legno il fanalino di coda critico.
L'unica nostra speranza di fermarlo era colpirlo fra caviglie e polpacci, gambizzarlo, strappargli il crociato anteriore, falciarlo col nostro gioco ignorante di ragazzini con le croste.
E invece non l'abbiamo marcato stretto, non gli siamo stati addosso con i denti piantati sulla giugulare.
E indovina un po? Scansato il nostro groviglio di calci sgraziati, ha trottato verso la vittoria con l'eleganza di chi sa davvero giocare.....

Ogni mattina a Torino quando sorge il sole, i putbull si svegliano, e sanno che correre non servirà a niente, perchè la gazzella è molto più veloce di loro, e che l'unico modo per fermarla è spezzarle quelle sue flessuose e agili zampe....

martedì 5 agosto 2014

Comprobatio te salutant

Quella che vedete nella foto è la scatola del prototipo di Archean, uno dei prossimi titoli AlbePavo. Me l'ha portata Jocularis qualche settimana fa, in cambio di una teglia di lasagne e di un paio di birre.

L'amicizia con Jocularis, della quale avrete già intuito leggendo i post su Archean, è nata sul blog: io avevo scritto un paio di post su Carnival Zombie, lui è capitato sul blog, ha cominciato a seguirlo, abbiamo preso a scriverci in privato, ci siamo scambiati i cellulari, e da qui in poi è seguito un lungo carteggio di foto oscene su whatsapp e telefonate molto lubriche nelle pause pranzo.
Finchè un giorno mi ha proposto "Andre: ti andrebbe di provare il prototipo del nostro nuovo gioco? Però ti avverto: è un prototipo"

Ricordo di avergli risposto "E' come se una donna mi avesse proposto: vuoi infilarmi la mano nella scollatura? Però ti avverto: non è proprio una quarta, più una terza abbondante".

Quando sei un giocatore come lo sono io, gli autori di giochi ti sembrano persone un po' astratte, non proprio come te, "diverse", distanti dalla tua realtà di tangenziale, lavoro, figlia da andare a prendere dai nonni che l'hanno a loro volta presa dall'asilo, e un'unica serata infrasettimanale in cui cercar di condensare tutti i titoli dei quali hai letto sui forum...gli autori ti sembrano persone un po' ...come dire... non del tutto in carne e ossa. 
Conoscerli di persona, passare qualche ora con loro, è una strana sensazione, come scoprire il trucco di un prestigiatore, o vedere la propria casa in costruzione e scoprire che sotto i pavimenti passano un sacco di fili e tubi.
Un mesetto fa mi sono trovato al tavolo con Andrea Chiarvesio per una partita serale a World of Warcraft, e a inizio serata ricordo di aver pensato: "Cacchio, sono al tavolo con l'autore di Kingsburg, lui ha inventato Kingsburg, io ci ho giocato a Kingsburg, e siamo allo stesso tavolo...". E a serata finita, mentre tornavamo alle rispettive macchine, ci siamo fermati mezzora a chiacchierare di giochi e meccaniche fichissime e titoli da provare assolutamente, col rischio che qualche signora del primo piano ci rovesciasse sulla testa una bacinella d'acqua, vista l'ora tarda...


Ma anche noi giocatori siamo bestie strane. Se da un lato guardiamo certi autori con occhi al limite del fanboy, dall'altro siamo spesso prodighi di giudizi e stroncature contro i titoli che non ci piacciono anche a fronte di molte poche partite e di prime impressioni (io per primo non sono esente da questo difetto).
Ricordo che agli Asterion Gaming Days, durante la demo di Hyperborea, un giocatore aveva commentato qualcosa del tipo "Eh, però l'abilità della razza X è molto più forte dell'abilità della razza Y", e il commento di un molto navigato e sereno Chiarvesio era stato "Noi abbiamo giocato a Hyperborea più di 200 partite... prova a giocare 200 partite e poi mi dici".
(nota: ricordo di aver visto su youtube un filmato datato novembre 2012 in cui Chiarvesio era già in demo\playtest con Hyperborea).

Ho whatsappato a Jocularis: "Quando arrivi sotto da me chiamami che scendo e ti faccio parcheggiare, che qui il parcheggio è un casino".
Mi ha risposto "Secondo il navigatore sono a cinque minuti". Sono sceso ad aspettarlo. E lui è arrivato.
Macchina familiare. In sandali.
Cazzo se è alto
.
Quando è sceso dalla macchina ho fatto per stringergli mano, e lui mi tirato a sè e abbracciato "Grande Dado, ahahahah".
Al posto di una bottiglia di vino per innaffiare le lasagne mi ha portato una copia dei giochi Albepavo da provare. Me li ha portati come io porterei gli habanero delle mie piante a un amico, fiero dei miei frutti urticanti, scegliendo i più grossi e i più belli e tagliandoli nella parte alta per mostrare anche il picciolo.
Abbiamo attaccato la teglia di lasagne. Ne ha spazzolati due piatti, mentre mi raccontava tutti i retroscena di Munera, il loro primo gioco come Albepavo. I suoi occhi scintillavano rivivendo i loro primi passi come autori, e aveva un aneddoto per ogni singolo elemento di gioco che gli capitava in mano pescando dalla scatola aperta: "Questa carta fa riferimento a un gladiatore che, guarda, questa te la devo proprio raccontare Dado, praticamente questo gladiatore...."
Mi ha colpito molto l'importanza che aveva per Jocularis la fedeltà storica di Munera. Quando mi ha parlato del Comprobatio, che io conoscevo come pollice alto o pollice verso, a decidere le sorti del gladiatore, gli ho chiesto perchè il cartoncino raffigurasse invece un pugno chiuso e una mano aperta.
"Quello del pollice è un falso storico" mi ha spiegato Jocularis "I due segni del comprobatio erano: mano aperta, pollice teso, fallico, simbolo di virilità e del gladio estratto dal fodero, oppure pugno chiuso, pollice piegato all'interno del pugno, gladio riposto nel fodero".
Gli ho chiesto il perchè di questa scelta, e se non fosse stato più saggio (commercialmente) scegliere due simboli più facilmente riconoscibili dai giocatori.
"Volevamo che fosse più fedele possibile" mi ha spiegato.

Il pomeriggio è stato Archean, o almeno: il suo prototipo, provato sul mio tavolo della cucina, insieme a Viking che ha fatto un salto da me, per non esser da meno.
Provarlo con Jocularis che raccontava tutti i dettagli dei pezzi è stato come essere sul set di un film e vedere gli attori dal vivo, senza trucco, senza tagli scenici, senza effetti speciali e computer grafica.
Me l'ha lasciato, da provare un po' di partite e mandargli un feedback...

La sera abbiamo cenato in un buon ristorante, parlato di mogli e di figli, e giocato a Love Letter (casualmente ce l'avevo nel marsupio) davanti a un piatto di gnocchi di castagne al castelmagno e a una caraffetta di vino fresco.
Abbiamo preso anche del pesce, specialità non proprio piemontese, ma lì lo fanno buonissimo.
Ci siamo salutati a notte inoltrata, rammaricati per un sacco di giochi irrisolti di cui non avevamo parlato.
Quando se n'è andato mi sembrava molto più giocatore e molto meno "autore" , molto meno astratto di come me l'ero immaginato.

giovedì 31 luglio 2014

La sera che abbiamo quasi giocato a Starcraft

Come una donna incinta che si svegli nel cuore della notte con un'irrefrenabile voglia di prosciutto crudo e melone, era un po' che Viking manifestava i primi sintomi di quella che sembrava a tutti gli effetti una ludogravidanza isterica, con un'inspiegabile voglia di wargame.
"Vorrei un titolo su cui menarci...ho voglia di qualcosa di bellicoso" sospirava indolente, massaggiandosi l'addome rigonfio di birra.
Visto che l'ultima cosa che volevamo vedere era l'insorgere di macchie a forma di carrarmatino attorno al suo ombelico lanuginoso (che poi avremmo faticato a spiegare a sua moglie, per quanto donna estremamente comprensiva), io e RedBairon siamo scesi in strada, in cerca di un centro giochi aperto di notte. 
"Si, ma tornate presto" si era raccomandato Viking sulla soglia, in preda agli ormoni e con labbro tremulo.
Mentre la macchina attraversava una Torino scrosciante pioggia che il tergicristallo faticava a spazzar via dal parabrezza, avevamo cominciato a buttar giù la lista dei papabili.
RedBairon caldeggiava Maria, di cui aveva sentito parlare un gran bene (che a raccontarla così, che cercavamo "Maria", girovagando di notte con la macchina per i controviali, sembrava andassimo in cerca di droga o troie, altro che boardgames).
Io, decisamente a digiuno sul genere, annuivo sui molti titoli di RedBairon al ritmo ciondolante dell'arbre magic appeso al retrovisore.
Alla fine è stato lo stesso Viking a decidere e ad aprire il portafoglio per finanziare Starcraft.

La serata viene pianificata con una novantina di messaggi su whatsapp.
Il gioco è un cinghialazzo robusto, che per scannarlo tutto stimiamo ci vadano almeno 3-4 ore buone, non proprio un'insalatina di sarset.
"Per risparmiare tempo io preparo già il tavolo" ci spiega Viking "Quando arrivate, tempo che si addormenti mio figlio e partiamo".
Pur fiducioso, l'incognita figlio mi spaventa un po', perchè di solito quando io pianifico una serata citu citu con Francy, immancabilmente quella sera mia figlia non vuole saperne di addormentarsi. I figli sembra abbiano un sesto senso, lo capiscono al volo quando cerchi di organizzare qualcosa dopo la loro nanna.
Arriviamo sotto casa di Viking che sono quasi le 22.00. Mentre aspettiamo davanti al portoncino che Viking ci apra (previo sms "Siamo sotto"), RedBairon mi suggerisce di non impugnare la bottiglia di birra come la sto impugnando, perchè sembra una mazza, o peggio ancora una molotov, e in quello stabile abbiamo dei precedenti.
Il portoncino scatta. Saliamo.
Viking ci accoglie sulla soglia: ciabatte, occhiaie tipo panda, visibilmente provato e con uno spiderman di plastica infilato nella cinta dei calzoni.
"Ragazzi è ancora sveglio...voi intanto preparatevi il caffè in cucina".
Il tavolo in cucina è mezzo setuppato e ne approfittiamo per prendere confidenza con le miniature che sono non belle ma bellissime, dettagliate al micron.
Prendo ZERGGGG!!!!, naturalmente, perchè al primo Starcraft ho giocato qualcosa come 1500 partite in rete, tutte da zerg e sono un devoto dello sciame e della regina Kerrigan.

Complice una bottiglia di Old Antonia del birrificio del Borgo, che dovrebbe essere il Brunello di Montalcino della produzione del Borgo e che invece lascia qualche perplessità al sottoscritto (troppo liquorosa e impegnativa con i suoi 11°, invece RedBairon sembra gradire parecchio e la fotografa anche!) e il test del prototipo che mi hanno portato due settimane fa (ve ne parlerò prossimamente) tiriamo molto in lungo, troppo per poter poi affrontare il pachiderma della Blizzard.
E' Viking a richiamarci all'ordine, ritirando la ciotola dei pistacchi (su un coro di contrariati "Nooooooooooo"), e attaccando con la spiegazione del gioco.

Nota: questa volta non ci provo neanche ad abbozzarvi le regole di 'sto monolito: vi rimando alla visione dell'ottimo video tutorial di Alkyla, del canale Tocca a Te.
https://www.youtube.com/watch?v=3RDEsbj5-R0

La spiegazione di Viking finisce e possiamo cominciare a giocare.... a mezzanotte.
Mezzanotte, si.
Si comincia già spompatissimi, come corridori che si posizionino sulla linea di partenza dopo una notte brava di Maria (intesa sesso e droga, non il boardgames). Viking sembra il meno provato dei tre e discute a voce alta di una strategia che gli frulla in testa da quando ha comprato il gioco, mentre RedBairon, sguardo vitreo sul tabellone dei pianeti, continua a sbucciare dei pistacchi immaginari.
Io vagamente in limbo come morto in un doppio sogno di Inception, tentenno con le carte in mano e faccio un po' di casino fra quelle pescate, quelle a disposizione e gli scarti.
A dispetto però delle premesse fra il Valium e il rinco, una volta ingranato con i token azione, il gioco comincia ad animarsi e il nostro corpo a produrre caffeina organica nel sangue. Ci svegliamo tutti e tre, dritti come asparagi.
Memore del gioco digitale e confidando nel diktat che lo zerg deve espandersi più velocemente delle altre due razze (Viking prende protoss, RedBairon i fottuti umani), starto buttandomi a pesce chetinoso sul primo pianeta libero, lasciando scoperto il mio e bluffando di avere in mano chissà quali uber-carte difesa.
La prima colonizzazione fila liscia, e conquisto minerale e gas vespene, avvantaggiandomi economicamente sul gruppo.
Il pianeta conquistato non sfugge alla bramosia dei miei soci, che al turno successivo cominciano a distribuire tokens azione molto poco rassicuranti proprio sul mio nuovo pianeta. Richiamo in difesa tutti gli zergling e le hydra che ho a disposizione, lasciando completamente sguarnito l'alveare principale, e mi preparo al contraccolpo.
I primi a entrare sono gli zealot, che come mi ricordavo, pestano come hooligans dopo un gol subito al novantaquattresimo. Schieriamo le prime linee e Viking si gioca pure carte di supporto che gli aumentano la difesa (i valori di attacco sono già sovradimensionati per i miei insettini). Lo scontro è un bagno di sangue a senso unico: a lasciarci chele e carapace il mio intero gruppo di hydra, mentre il protoss praticamente non subisce danni. Il tempo di pentirmi di non aver sacrificato gli economici zergling, che è il turno di RedBairon.
Come spesso succede nei giochi a tre, la miglior strategia è quella di lasciar scannare i due avversari, lasciare che si infliggano più danni possibili e che spendano carte e risorse. I marines e le fenici di RedBairon arrivano a far terra bruciata sul mio pianeta, che io e Viking oramai abbiamo già speso tutto. Le poche unità sopravvissute cadono miseramente: gli zealot cercano inutilmente di fermare la gragnuola di proiettili ma vengono crivellati e stuprati senza pietà, mentre i fragili zergling vengono schiacciati sotto il tacco degli stivali dell'esercito, senza neanche l'onore di una pallottola.
L'apocalisse rossa falcia ogni filo d'erba.

Di comune accordo decidiamo di interrompere la partita che sono quasi le tre di notte.
Abbiamo fatto pochi turni (quattro?) ma è ora di tornare a casa, la mattina è maledettamente vicina e dobbiamo metter nelle ossa almeno tre ore di sonno.
Ci congediamo da Viking, lasciandolo solo a ritirare token e carte, certi che la partita interrotta lo tormenterà tutta la notte.

Qualsiasi commento su Stacraft è prematuro, visto che non siamo riusciti farci neanche una partita intera (premature quindi anche le prime impressioni).
Sicuramente il gioco è tanta roba: è una donna tutta tette&culo però anche appassionata di birra\boardgames\filmhorror\gokart\xbox a cui garba far sesso fra una grigliata di carne e un incontro di wrestling con l'Undertaker: richiede dedizione e un po' di impegno, farci due partite soltanto è un insulto all'abbondanza e a madre natura, oltre che peccato mortale.
Rinvio quindi a bocce ferme (per restare in tema) ogni altra considerazione, a parte il dato oggettivo che la componentistica è da urlo di Munch e l'ambientazione del gioco mi sembra piuttosto fedele all'originale.

Conclusioni

L' inevitabile conclusione è che la vita vera viene comunque prima, e che c'è ancora un briciolo di istinto di sopravvivenza, nelle nostre arterie di giocatori al penultimo stadio.
Lo ammetto: ci era balenata l'idea di tirare ancora, di caricare un'altra caffettiera e portare a termine la maledetta partita (che verosimilmente sarebbe finita fra le 4.00 e le 5.00, visti i nostri tempi biblici), ma alla fine ha prevalso il buon senso (sotto forma di RedBairon: "Andre, non ce la possiamo fare, dai, andiamocene a casa, tu domani ti alzi alle sei").
E' stata dura abbandonare la partita, interromperla così, lasciarla irrisolta e senza poterle dare un senso, proprio nel momento in cui avevamo ingranato bene con le meccaniche, che c'erano scontri da tutte le parti e le basi cominciavano a produrre unità avanzate.
Ma senza far retorica di cui non mi sento proprio alfiere, la vita vera viene prima, e questo è un Regolamento dal quale non si prescinde e che non ammette home rules.
Per il momento quindi Starcraft va nel congelatore, fra il sacchetto dei piselli (utili anche come borsa del ghiaccio quando al bambina ha la febbre) e i mini-tupperware col ragù della mamma.
Visto l'agosto incombente, dubito lo riprenderemo prima di settembre...

domenica 27 luglio 2014

Il mio bicchiere mezzo pieno

Sono passati solo nove mesi dal primo post e secondo il contatore di blogger siamo già a 50.000 visualizzazioni, che magari per i blogger più blasonati saran bruscolini e mollicchette, ma a me che scrivo questo blog in solitaria, la sera, dopo che moglie e figlia sono andate a letto, sul tavolo in penombra della cucina, con una tazzina di caffè accucciata accanto al portatile, sembrano davvero tantissimi.
Quando scrivo non riesco ad avere una vera percezione di quante persone mi leggeranno.
Sono solo io, la notte, il portatile ronzante e una tazzina di caffè.
Spesso mi prendo dei token con cui giocherellare con la mano, mentre scrivo. Mi rilassa.
E' una bella sensazione scrivere in questo modo, romantica a suo modo, intima.
E scrivere il report delle partite giocate la sera prima, riportare gli aneddoti più divertenti (vedi lo spaccaportine), è anche il mio modo per non dimenticarli, per salvarli.
Come quei giocatori, e ho scoperto che sono in tanti a farlo, che si segnano su un quadernetto tutte le partite che giocano, con tanto di appunti sui vari titoli e i punteggi.
Finito il post, lo rileggo una mezza dozzina di volte in cerca di refusi (che immancabilmente mi sfuggono e ritrovo solo il giorno successivo), poi clicco su "pubblica" e vado a dormire.
Il giorno dopo vedo i click che salgono, e mi stupiscono quei post che raggiungono le 500-600  visualizzazioni nel primo giorno. Ma si tratta di click, di un contatore che gira, non riesco a vedere le persone dietro.
Sono i messaggi, le mail, i commenti ai post, a conferire al blog e alle persone la giusta tridimensionalità.
Cerco di rispondere a tutti, anche se non sempre riesco con la dovuta tempestività. Spero comunque di non avere appesi messaggi inevasi (nel qual caso vi invito a riscrivermi e a mettere nell'oggetto: "ABBUZZICONE RISPONNIMI!", dico davvero). Alcune persone che mi scrivono vogliono sapere delle cose su di me... e la cosa un po' mi stupisce, visto che già nel blog di cazzacci miei ne racconto parecchi, ma alcuni sono ugualmente curiosi e mi chiedono dove abito, se ho mai preso delle fregature comprando giochi su ebay, se litigo mai con mia moglie per via dei board games, qual è la mia birra preferita in assoluto, quanto è lunga la mia barba perchè a leggere il blog mi immaginano come uno di quei boscaioli canadesi con la camicia a scacchi...
Alcuni, come Alberto P., roma, mi scrivono per raccontarmi che si ritrovano molto nei miei report e che timidamente anche loro scrivono dei report simili, dopo le serate gioco, report che gironzolano il giorno dopo a mezzo mail fra i giocatori coinvolti, che le leggono dall'ufficio e se la sghignano...
Insomma: tanta roba che naturalmente mi fa piacere.
Nel ringraziarvi per la compagnia (che vi assicuro essere reciproca), approfitto di questi 50.000 non tanto per celebrarli nè celebrarmi, ma per tirare un po' le somme del blog, per commentare i post più significativi e quelli che sono piaciuti più a voi e a me.

I più letti
1- Storia di una banconota
http://dadocritico.blogspot.it/2014/04/storia-di-una-banconota-e-della.html

Indubbiamente il post più amato. Scritto in occasione della ristampa di Le Havre, e cominciato la sera stessa che ho defustellato il gioco, e assolutamente veritiero nella sua storia, a distanza di mesi mi capita ancora di sentirmi dire "Eh, comunque il post della banconota rimane insuperabile...".
2- Mogli non giocanti
http://dadocritico.blogspot.it/2014/05/mogli-non-giocanti.html
Un post di cui non dovrei prendermi la paternità, perchè ho solo messo in chiaro quello che pensiamo un po' tutti noi mariti sospiranti e rassegnati.
Sicuramente uno dei miei post preferiti e fra quelli che rileggo più volentieri (nota: fra i molti commenti mi ha fatto molto ridere "Lo confesso: sono io quello di Pinerolo").
Mentre lo scrivevo avevo bene in testa tante persone...anche voi, Albo e Vale :)
3- 8X

http://dadocritico.blogspot.it/2014/07/8x.html
Post recentissimo, a mio avviso ricco di spunti, del quale si è parlato parecchio, e che mi ha attirato addosso anche qualche frecciata.
Da segnalare anche una mail anonima a riguardo, che però era così garbata e priva di qualsiasi intenzione di insulto ma semplicemente un "Io la penso diversamente da te" che mi chiedo perchè l'autore non me l'abbia mandata in chiaro. 
Per il post ho attinto a V per Vendetta, film che amo molto.
4- 220 Minuti di Rosenberg prima di dormire
http://dadocritico.blogspot.it/2014/06/220-minuti-di-rosenberg-prima-di-dormire.html
Fra i numerosi report post partita, il più cliccato, forse perchè Rosenberg mette d'accordo davvero tutti, patrizi e plebei. Post piuttosto lungo, volutamente corposo come lo sono i titoli raccontati, è un dietro le quinte della vita del giocatore che la mattina si sveglia stanco morto e contento, e cerca l'aiuto di un caffè per affrontare la giornata in ufficio.
Ho conosciuto Viking e RedBairon proprio grazie a questo blog, e sono diventati soci fissi delle mie serate. Finisse anche domani, quindi, chiuderei in attivo.

I miei preferiti (in ordine sparso)
[VIDEO] Perchè i complottisti non dicono la verità su Risiko?
http://dadocritico.blogspot.it/2013/12/perche-i-complottisti-non-dicono-la.html
Uno dei miei pochi video, perchè, mi rendo conto, non sono proprio il mio mestiere. Ma ogni volta che lo riguardo ridacchio. Credo sia venuto simpatico.
nota: SVEGLIAAAAAAAAAAAA!!!
E' il momento di farsi dei nemici
http://dadocritico.blogspot.it/2013/12/e-il-momento-di-farsi-dei-nemici-lotr.html
Uno dei miei preferiti, davvero. La frase chiave del post è: "Ho capito che non ti piace il fantasy, ma il Signore degli Anelli!!".
Nota: ho linkato il post ad alcuni amici Tolkeniani. La maggior parte di loro mi ha risposto "Ehehe, carino il post, mi ha fatto ghignare. Comunque Andre, scherzi a parte, anche se non ti piace il fantasy, davvero, Tolkien non può non piacerti. Secondo me non l'hai letto con la dovuta attenzione".
Niente da fare, non se ne esce.
Serial Killer vende Le Havre
http://dadocritico.blogspot.it/2014/01/serial-killer-vende-le-havre-massima.html
Anche in questo caso. report assolutamente veritiero. Nelle due settimane successive alla pubblicazione mi sono aspettato un sms del tizio (che appunto aveva il mio cellulare), qualcosa del tipo "Maledetto bastardo ho letto su internet che hai inventato delle stronzate tutte balle su di me ti rompo la faccia ti corco di botte". Me l'aspettavo proprio scritto così, senza punteggiatura, tutto d'un fiato, come parlava lui. Non è arrivato nulla. Forse non bazzica forum e community e non sa di me.
O forse li bazzica e sa di me. E attende nell'ombra....
Room 25 fra deliri onirici, finzione e Pinocchio
http://dadocritico.blogspot.it/2013/11/room-25-fra-deliri-onirici-finzione-e.html
La partita raccontata e romanzata sulle note di The Cube è assolutamente vera.
Il più grande bluffatore e faccia di tolla che mi sia capitato di incontrare.
nota: alcuni amici hanno provato Room 25 come semplice cooperativo e l'hanno trovato carino ma niente di speciale.
Modalità con sospetto, amici miei. Questo è l'unico modo per assaporare questo giochino bastardissimo e infame. Provatelo e amatelo.
Stasera trittico di giochi isola
http://dadocritico.blogspot.it/2014/04/stasera-trittico-di-giochi-isola.html
Report di una bellissima serata con ErProsciuttaro e Melonia, amici e compagni di merende al tavolo di gioco da quando è nata questa passione. Bel finale king-iano in cui si scopre il mio lato oscuro, con un sottinteso to be continued..., a evidenziare la continuità della nostra avventura in trio.
Con ErPro si è amici da una mezza vita. Lui è responsabile di un sacco di miei passioni e scivoloni nell'oblio dell'acquisto compulsivo, e per questo mi deve una sporta di soldi, che un giorno spero di riscattare per ritirarmi su un'isoletta del pacifico e passare il resto della vita succhiando cocchi.

...solo gestionali spinti...
Un grazie per la compagnia, per le mail in chiaro e in scuro, per i rimproveri per l'uso smodato di "cazzo", per tutti i pm dei Goblin della Tana, e per tutto il resto.
Andrea

martedì 22 luglio 2014

Paturnia

"Non ho ancora trasformato i giochi da tavolo in una pandemia ma datemi ancora un attimo"
AbracaDado

Giocare da tavolo non fa figo. Ma gnente proprio. Un giorno, e fidatevi di uno che la sa lunga, qualche pubblicitario creativo dirà che Meeple è bello! e che I puzzilli andranno tantissimo questa estate, e allora noi giocatori andremo via come il pane e diventeremo la nuova fantasia erotica delle casalinghe, roba che gli idraulici potranno solo starsene lì a guardare..
Nel frattempo viviamo nel guano dell'anonimato, non rassegnati ma consapevoli, come orgogliosi scarabei stercorari.
E' un mondo quello dei board games, senza luccicanza, che non seduce nè stuzzica il prossimo, e che non innesca neanche quel minimo di curiosità istituzionale che possono innescare attività come la capoeira, la numismatica, il cake design o farsi la bigiotteria con le cialde usate del nespresso.
Quando racconto di questa mia passione a un nuovo amico, la sua reazione di solito è:
"Ah...giochi da tavolo...beh, dai... direi...carino, dai, interessante"
Fra il totalmente disinteressato ma politicamente corretto, e il malcelato "Eccone un altro con la sindrome di Peter Pan".
Il gioco da tavolo è una moda che non sarà mai di moda, e i giocatori sono guardati sempre con un po' di sufficienza e di tolleranza colata dall'alto.
E così noi reietti tendiamo a far branco, a cercare la compagnia dei nostri simili, a radunarci più o meno segretamente per venerare il nostro culto pagano.

Vado dai Giullari direttamente uscito da lavoro, perchè sono di strada e perchè casa mia è nella direzione opposta (quindi non passo neanche a darmi una rinfrescata, chessò: una doccia veloce, una raspata d'ascella).
Non credo serva spendere troppe parole per dirvi chi sono i Giullari: se bazzicate queste pagine probabilmente siete appassionati di giochi da tavolo (e avete ottimi gusti in fatto di uomini) e conoscete quel minimo di fauna locale "celebre" in questo angusto mondo di anti-eroi: Sava, Agzaroth, Pinco11, MaxT, MagoCharlie,  ...
Sposati, entrambi giocatori, e giocatori assolutamente hardcore, i Giullari sono probabilmente la coppia di gamers più famosa della Tana dei Goblin (Rozzilla li ha recentemente definiti i Sandra e Raimondo dei board games).
Ed io sono loro devoto fanz.

I giochi della serata sono stati decisi via whatsapp il giorno prima, attraverso lo scambio dei selfie dei nostri rispettivi scaffali.
Per ottimizzare mi accolgono con Suburbia già apparecchiato e setuppato. Mentre la Giullaressa ordina le pizze e prepara al volo una cheesecake, il Giullare Barbuto mi erudisce sul titolo. Gioco di piazzamento tessere con fine ultimo di costruire il quartiere più figo, attirare più cittadini e avere più pecunia. Gli esagoni rappresentano lembi di quartiere acquistabili, con bonus e malus a seconda degli altri esagoni a contatto.
Nonostante le quattro regole e le icone parlanti, ci impiego un po' a ingranare con i piani urbanistici di Suburbia, probabilmente distratto dalla lama di luce strobo che mi arriva dritta sulla faccia dalla finestra aperta (vedi foto). Il Barbuto, nel cono d'ombra alla mia destra, mi sta dietro per i primi turni. In verità come finirà la partita lo si intuisce dal primo turno, quando la Giullaressa ci spiega che cosa sia il carattere spendendosi tutte le monete del setup iniziale per UN singolo esagono. Non ci penso neanche che abbia azzardato troppo, perchè ho visto Madame Feld domare leviatani impazziti senza neanche spezzarsi un unghia. E infatti dal turno due il suo motore prende vita e comincia a scombare con qualsiasi cosa, pur col cane Botolo addormentato sul divano, accumulando monete che la Giullaressa tiene davanti a sè in piccole pilette ordinate, mentre io e il Barbuto raccogliamo le briciole.
L'esagono ultimo turno arriva un po' all'improvviso ed è ora di tirare le somme.
La Giullaressa chiude a 84, il Giullare Barbuto a 79, io a 73.
Arrivano le pizze e arriva RedSkin, compagno di merende dei Giullari e altro brutto ceffo della Tana. Arriva con un' impepata di cozze nello stomaco, una caraffa di sangria nel sangue e una scatola magnum di caramelle crucche sotto braccio. 
Durante la cena naturalmente discutiamo di fisica quantistica e massimi sistemi:
RedSkin: "Dado te lo ricordi Colpo Grosso a..."
io: "Certo che me lo ricordo Colpo Grosso: ...Cin Cin ricoprimi di baci...Cin Cin assaggia e poi mi dici..."
RedSkin: "Ahahahah non intendevo il programma di Smaila, intendevo Colpo Grosso a Topolinia"
io (sospirando): "Eh, comuque le ragazze Cin Cin...."
Il Barbuto stappa un paio di Kauss, birre artigianali di un microbirrificio di Piasco, con etichette ignude e senza fronzoli ma birra decisamente di buona fattura (me ne regalerà quattro a fine serata, obbligandomi, moralmente, a programmare a breve una serata a casa mia fra luppolo e boardgames).
La cheesecake della Giullaressa segna la fine di bagordi e baccanali, e torniamo alle cose serie.
Tiro fuori dal mio zaino Tobago.
Questa volta a pestarci i calli siamo in quattro e intuisco subito la pericolosità dell'ultimo arrivato: in qualche modo RedSkin riesce a ipnotizzarmi e a convincermi a ingurgitare quattro etti di caramelle ai gusti di pop corn, lime, burro, marshmallow, succo di pera e marmellata di fragole. Lo smottamento intestinale e l'impennata della curva glicemica mi imperlano la fronte di sudore, ma non mi distraggono dal tesoro di Willy l'Orbo.
Complice l'esperienza, la partita si conclude con il punteggio:
Dado 40 - RedSkin 27 - Giullare Barbuto 22 - Giullaressa 12

In zona limoncello entra sul tavolo il controverso 8X.
Sono l'unico che ci abbia già giocato ma visto il tipo di meccaniche stimo che i soci mi passeggeranno sulle vertebre. Non mi sbaglio.
Quindici minuti e altri due etti di caramelle dopo, la partita si conclude come segue:
Giullare Barbuto 12 - RedSkin 10 - Giullaressa 9 - Dado 8.

Quando lascio casa loro alle porte della mezzanotte, il navigatore segna 70 km per rientrare. E' notte fonda e prima di imboccare la tangenziale mi sparo un'arteria statale tutta dritta che fa a pugni con la stanchezza nelle ossa.
Rientro all'ora delle prostitute.
Mentre parcheggio sotto casa, mi arriva il messaggio del Barbuto "Noi abbiamo appena finito una partita a Whitechapel".
Chapeau, amici miei :)
E grazie della serata.

venerdì 18 luglio 2014

Mordesse la rotaia con muscoli d'acciaio

Qualche settimana fa abbiamo strappato le mutande a Snowdonia, gestionale ferroviario di Tony Boydell edito da Uplay a ridosso della fine del mondo secondo i Maya, e ricomparso di recente sugli scaffali a prezzo ribassato. Benchè completamente frigido all'ambientazione cavallo a vapore, vi avevo messo su uno dei miei segnalibri mentali. Come faccio spesso, mi ero scaricato il manuale, stampato, letto a più riprese fra camera da letto e water, e compreso fra il molto poco e il vagamente un cazzo. Ma qualche dettaglio non mi era sfuggito. E il tarlo era entrato.
Tedesco da 2 a 5 giocatori della durata di un paio d'ore slabbrate fra spruzzi di birra e "Oh, raga, la prossima Cave Troll!", è un gioco del quale si legge piuttosto bene in rete.
Nel villaggio globale degli strapazza puzzilli, i giochi da tavolo si dividono in due grandi famiglie: quelli osannati dai giocatori e quelli massacrati dai medesimi. In mezzo c'è l'anonimato, il calderone della dimenticanza del "Non male ma neanche il gioco della vita" , circa il 90% dei titoli.
Forse al limbo della dimenticanza è quasi meglio il massacro della gogna: nel tempo trovi sempre il giocatore borderline in cerca di sfida "Voglio proprio vedere se 'sto Panic Station è brutto come dicono".
Quando va bene il nerd-alfa piega il regolamento e scova l'home rule che ribalta il gioco, e scrive una lunga e dotta retrospettiva che poi viene condivisa da tutti su facebook, e il gioco vive una seconda giovinezza.
Quando va bene, naturalmente, mica va sempre bene.
Mi incuriosiva molto Snowdonia perchè, a dispetto di tanti commenti positivi, mi sembrava già stato infilato nel cassetto della roba che non va più. Un po' come Quarriors, che quando è uscito ci giocavano cani e porci e oggi non se lo caga più nessuno (a me continua a piacere un sacco).

In Snowdonia i giocatori vestono i fuligginosi panni di imprenditori che lavorano fianco a fianco per la costruzione dello stesso tratto ferroviario. Lavorano insieme ma sono avversari, nella lotta per gli agognati punti vittoria finali.
Il setup porta via un po' di tempo e occorre avere un tavolo abbastanza grande per far stare tutto e non giocare con le carta ammassate sul bordo (e qualche centimetro per i bicchieri vogliamo ritagliarcelo?).
Benchè german, si notano gli sforzi dell'autore per creare un minimo di aderenza fra le meccaniche e l'ambientazione: le carte ferrovia, ad esempio, vengono disposte tutt'intorno al tabellone in un'ipotetica linea ferroviaria che si arrampica sulle pendici della montagna, linea inframezzata da carte stazione. Ogni tratto di binario non ancora costruito è rappresentato da un mucchio di macerie grezze da bonificare, e una volta scavato occorre avere belli e pronti dei binari da posizionare. Per ottenere i binari bisogna raccogliere il ferro e trasformarlo.
Le materie a disposizione sono: ferro, pietra, carbone e macerie.
Due i lavoratori da work-piazzare nelle aree azione, più un terzo reclutabile al pub, in cambio di una risorsa carbone e della promessa di una pinta.
La partita inaugurale vede coinvolti i soliti tre muzzuni del mercoledì sera, anche detti Gli Zombie del Giovedì Mattina. Viking si presenta sulla soglia della Stazione Critica col solito Cave Troll che gli spunta dalla borsa ikea. Saranno sei mesi che si porta dietro 'sto feticcio e non abbiamo ancora capito il perchè, visto che alla fine è sempre il primo a dire "Ma no, dai, Cave Troll no, facciamo un'altra volta". Mistero.
RedBairon scende al capolinea con la MIA copia di Snowdonia sotto braccio. Gli ho chiesto se aveva voglia di studiarsi il regolamento (che oggettivamente poteva essere scritto un po' meglio) e guidare il gruppo nella prima partita ufficiale. RedBairon è un trita-regolamenti. Li legge prima di addormentarsi. E non è che gli conciliano il sonno: lo agitano. Così non dorme e continua a leggere, e più legge più si agita. In loop.
La partita inaugurale comincia tentennante e traballante, come un vecchio Trenitalia regionale degli anni 80 col seggiolino a scomparsa nel corridoio. Poca lubrificazione? Io dico coerenza.
Superati pochi istanti di smarrimento del tipo "Si, ma questa maceria dove me la ficco?" prendiamo velocità, col mostro che divorava la pianura.

Intuiamo subito l'importanza sia del carbone che delle carte contratto e così passiamo i primi turni a far legna, senza spendere niente, delle formichine che non vedono l'ora di sbattere in faccia alla cicala il "Te l'avevo detto".
Il primo a rompere il muro della prudenza sono io, che dopo lunga ponzatura profetizzo "Dunque: se ho fatto bene i miei calcoli dovrei riuscire a ..."
Naturalmente non ho fatto bene i miei calcoli e servo su un piatto d'argento l'ultimo cubo macerie a RedBairon, che ringrazia e va a punti. Viking se la ghigna, ma due turni dopo fa la stessa identica cosa. RedBairon, salomonicamente, ringrazia anche lui.
Mi riprendo dal torpore e gioco oggettivamente meglio. Riesco a far punti alle stazioni fra binari e pietre, e metto in cassa i cubetti per le carte contratto. Il Meteo è ballerino ma non così fastidioso e abbiamo tempo di pianificare sulle lunghe distanze.
La partita finisce due ore dopo (abbondanti, ma come avrete capito noi ce la prendiamo MOLTO comoda).
A trionfare per l'ennesima volta il TritaManuali (122), seguito dal sottoscritto in gran spolvero (112) e da un Viking (103) fanalino di coda che puntualizza che comunque lui era venuto per giocare a Cave Troll.

Sembrava il treno anch'esso un mito di progresso
Prime impressioni da prendere con le dovute precauzioni, perchè al momento non ho giocato altre partite, quindi si tratta appunto di primissime impressioni.
Snowdonia è un buon gioco. Ha a mio avviso qualche difettuccio, come il sacchetto, che trovo poco coerente in un gioco estremamente preciso come questo, e questa meccanica un po' frustrante di dare il punto stazione al giocatore che raccoglie l'ultima maceria.
Ma nel bilancio con i positivi è comunque in attivo.
Mi piace il Meteo che influenza la velocità del gioco, le azioni di conversione materie mi sembrano ben realizzate, e mi piace anche la lunghezza del gioco: nè troppo lungo nè troppo corto: perfetta (noi abbiamo sbragato perchè come al solito abbiamo pasteggiato a birra e ci siamo concessi lunghe divagazioni sul senso della vita).
Soprattutto ho apprezzato molto il tentativo dell'autore di dare una certa coerenza fra ambientazione e azione, cosa che succede molto raramente nei miei gestionali spinti. Un gioco che, se non ci fossero tutti gli altri giochi a distrarmi, riproverei stasera stessa, per approfondire e sviscerare.
Un buon prodotto che non merita di stare nel cassetto.