lunedì 2 giugno 2014

220 minuti di Rosenberg prima di dormire

La voce arriva da lontano.
"..ndre..ono le sei..."
Apro gli occhi. Impiego un po' a mettere a fuoco. Francy. Mi sta toccando il braccio.
"....sono sveglio..." le dico con voce impastata, tipo mattino dopo concerto dei Pantera con rientro in autostop e colazione in stazione.
Non "mi alzo": mi tiro su. Che è diverso. Calcolo mentalmente di aver dormito tre ore e mezza.
Cappata in cucina prima di passare dal bagno: comincio ad accendere la macchinetta del caffè. Passo in rassegna i blister delle cialde in cerca del più forte. Sembra spuntarla Fortissio Lungo, più che altro per il nome, e invece vince al foto finish Kaazar.
"Una miscela audace di due Robusta del Brasile e del Guatemala - Intensità: 12".
Rimembranze di Fantozzi alla coppa ciclistica Cobram: "A' bomba, tenga 'a bomba, chella forte, chella bbona."
Sul bordo del lavandino gli avanzi della nottata: tazzine sporche di caffè, bicchieri, cucchiaini, due bottiglie di Gilac vuote per gentile concessione di RedBairon, briciole di patatine, cellophane, altra rumenta che non ricordo di aver tirato fuori ma che evidentemente ho tirato fuori..
Prendo i cereali dal barattolo e me ne infilo un pugno in bocca. Mastico. Butto giù a'bomba di caffeina. Non fa lo stesso effetto che a Fantozzi, appena un'alzata di sopracciglia.
Francy davanti alla sua tazza di latte: "Fino a che ora siete stati?"
Io: "Due e mezza"
Francy: "Te sei matto"
Io: "Abbiamo giocato a Le Havre. Hai presente? Tre ore e quaranta di partita. MONUMENTALE!"

La tangenziale alle 7.00 del mattino scorre veloce. Piove o almeno: ci prova. Mi fermo all'autogrill dopo l'uscita Stupinigi. La ragazza dietro il bancone ha più sonno di me. Il che potrebbe voler dire Agricola. Sono quasi tentato di chiederglielo: "Scusa ma... Rosenberg, vero?".
Rinuncio. Più probabile che abbia il pupo che sta mettendo i denti. Prendo il secondo caffè al tavolino in piedi. Osservo i Mondadori in offerta e gli auricolari bluetooth dalla rastrelliera. Sarà una giornata lunga. Almeno è venerdì.

Da ragazzo ero uno che tirava tardi, che faceva l'alba insieme a un paio di altri reietti con cinquemila lire nel portafogli e molta poca dimestichezza con le ragazze. Niente discoteche, noi altri, mai stati di quel mondo, ma a bordo della mia Fiat 127 color mattone ne abbiamo macinati di chilometri e bar e autogrill sperduti nel nulla e strade statali che finivano in mezzo ai campi e che sembrava dovessero sempre portarci nella casa della famiglia di Leatherface di Non aprite quella porta.
Si tirava e aspettava l'alba per poter pensare "Ce la siamo succhiata fino al midollo, 'sta notte, non potevamo proprio prenderne di più". Questo sembrava tormentarci. Non dare tutto. Lasciare le briciole a qualcun altro. Tiravamo giù la serranda con un'ultima lattina di Peroni e un panino 100% colesterolo al chiosco-roulotte con dehor sulla strada, così che ogni boccone sapeva di scarico di marmitta e pm 10.
Qualche ora di sonno e via.
In gergo: ci si spaccava.
La mia concezione di "spacco" è cambiata.
Quando qualche sera mi becco con lo strizza (lo psicologo...credo di avervi già parlato di lui..."Ste"...il restante 50% del Dado Critico) e si è soli io e lui, un po' ci si spacca. Più o meno. Diciamo... per un terzo della serata. Poi passiamo gli altri due terzi a ricordare come ci spaccavamo da ragazzi, molto più inaffidabili, ribelli, incoscienti, teste di sughero ...
Beh, non posso negarlo: da un lato certe cose mi mancano.... dall'altro sono contento di essere "cresciuto" e aver cambiato appetiti, aver superato quella vita.

La mia concezione di "serata brava" ha tutti altri colori ed oggi dare fondo a tutte le mie energie significa farmi un weekend in un agriturismo a 400km con la famiglia, caricare la macchina alle 5.00 del mattino del sabato e scaricarla al ritorno alle 22.00 della domenica, 10.000 bagagli per due giorni ma-come-cacchio, la bambina addormentata in braccio così non la svegliamo, macchina in doppia con le quattro frecce, la signora bionda della scala di fianco che mentre piscia il cane mi avverte "Guardi che non può lasciare la macchina in doppia fila, eh", mia moglie che mi avverte che deve essere saltata la luce e c'è un lago davanti al freezer, e il lunedì mattina dopo andare al lavoro, riflettendo che sono passati il sabato e la domenica ma non me ne sono accorto (ma il prossimo stiamo due giorni a dormire, giuro!)
Spaccarsi è anche concedersi il lusso, una volta ogni tanto, di un bel gestionale da tre ore e frattaglie, e il mattino dopo andare al lavoro.
Non sempre, perchè non ce la faresti, almeno: IO non ce la farei.
Ma ogni tanto, in mezzo a tanti giochi "per tutti", un bel titolo corposo "per giocatori".
180 minuti di Ora et Labora non sono pochi, per un uomo normale, il mercoledì sera, dopo una giornata di lavoro, iniziando la partita alle 22.30.
E la settimana dopo, 220 minuti di Le Havre, in tre giocatori.

Salire sulla barca di Le Havre e cominciare il viaggio all'ora che andava su il Maurizio Costanzo Show, a cavallo fra un mercoledì che si è rivelato più impegnativo del previsto e un giovedì che già ci aspetta sulla soglia con i pugni ben piantati sui fianchi, non è cosa da poco .
Poche balle: non si può fare sempre.
Ma provateci. Una volta ogni tanto. Ne vale la pena.

Negli ultimi tempi ho registrato una strana tendenza, fra i blogger e i forum che frequento, a snobbare un po' i titoli di Rosenberg. Due le sensazioni: che su Rosenberg e sul trittico delle meraviglie Agricola - Le Havre - Ora Et Labora, si siano già spese tutte le parole che si potevano spendere e non ci sia più altro da dire, e che parlare di Rosenberg non sia più a la page.
Quando è scoppiato il fenomeno Codice Da Vinci, tutti avevano in mano il tomo di Dan Brown. Tutti  ne parlavano, tutti lo leggevano, non potevi prendere il pullman senza vedere la casalinga di Voghera col Codice in mano, tutti cercavano di tirare in ballo nelle discussioni il termine "camerlengo" solo per poter dire "Ma dai, non sai chi è il camerlengo?", e non poteva cadere aereo o crollare ponte senza che qualcuno non tirasse in ballo l'Opus Dei. Non era socialmente concesso non leggere il Codice, nè non conoscere a memoria la topografia degli Uffizi e del Louvre.
Un paio d'anni dopo il Codice è passato di moda. Anzi si è cominciato a considerarlo un libro "vecchio", superato, inutile anche come romanzetto d'intrattenimento, 500 pagine che era quasi meglio non leggere.
E allora lasciate che il Camerlengo Critico spenda due parole del tutto superlflue e ridondanti, sui giochi di Rosenberg.

Perchè è inutile che faccia il bravo giocatore che vuol bene a tutti i suoi titoli allo stesso modo: io sono uno che va a gestionali, uno che fruga i controviali alla ricerca dell'amore mercenario tedesco.
Mi piacciono le risorse: raccoglierle, gestirle, trasformarle, spenderle. Mi piace che siano tante, tantissime, che mi riempiano le mie mani, abbondanti che possa tuffarci la faccia in mezzo e farci il motoscafo. Mi piace impilarle e impalarle come fiches, tenerle davanti, ribaltarle sul tavolo, manipolarle in maniera lubrica, trattarle come fiches-oggetto: scambiarle per altre fiches più belle o per un bel mucchio di soldi, perchè credetemi: quando i turni saranno finiti solo quello conterà: chi ne ha di più.
Devo essere onesto: del trio Agricola \ Le Havre \ Ora et Labora (Caverna non l'ho ancora provato) quello che mi piace meno è proprio il bucolico Agricola. Ma per "meno" intendo meno rispetto a titoli che mi piacciono un sacco.
Come dire: le mutandine di pizzo mi piacciono meno degli autoreggenti e della giarrettiera.
Alla transumanza delle pecore e al piantar steccati di contenimento, prediligo il commerciare merci un po' fenicio e un po' genovese di Le Havre.
Ma sto spaccando il capello a Yul Brynner.

La coerenza fra tema e meccaniche, di questi giochi, è da standing ovulation (esatto: ovulazione in piedi!).
Prendi la risorsa BESTIAME la conduci con un minimo di rimorso di coscienza al MATTATOIO e ne ricavi CARNE e PELLE. Con molti meno sensi di colpa porti la PELLE alla CONCERIA per ricavarne CUOIO, merce che i tuoi clienti dall'altra parte dell'oceano aspettano con ansia.
Se hai raccolto abbastanza PESCE puoi portarlo all'AFFUMICATOIO e usare il PESCE AFFUMICATO per sfamare i tuoi. Oppure se vuoi far cassa puoi portarlo al RISTORANTE DI PESCE, ed ottenere franchi sonanti sull'unghia.
In Ora et Labora la prima cosa che impari è che se vuoi espanderti devi "far spazio" attorno al monastero, disboscando la selvaggia macchia verde. Bonificando il terreno ottieni legno e torba, e visto che in regime di saving non si butta via niente tipo maiale, legno e torba diventano le tue prime risorse.
Ed è questo lo strutto naturale che sporca la bocca al giocatore: quel realismo di cui sembra essere unto e bisunto l'intero ingranaggio.
Non hai la sensazione di raccogliere  pezzettini di cartone colorato: stai raccogliendo davvero risorse.
Il grano non può essere usato come cibo (come nella realtà: non è che a tavola mastichiamo spighe). Se voglio usarlo come cibo, devo portarlo al forno e trasformarlo in pane.
Ogni risorsa ha un'identità, un diverso valore di mercato e uno scopo differente.
In un gioco come FINCA (che non fraintendetemi: io apprezzo molto) i token non sono niente altro che token. Il giocatore non riesce a elaborarne l'identità, a percepirli davvero come frutta. Non c'è differenza fra mandorle, fichi, limoni, olive... sono solo segnalini colorati.
In Le Havre ogni quadratino di cartone trascende da token a risorsa. L'argilla è un materiale da costruzione. Serve per costruire (mattoni e poi edifici) e non per sfamare. Se sono a corto di cibo e la garrota dei debiti stringe attorno alla mia trachea, non raccolgo argilla, oppure trovo il modo di vendere quella che ho in casa per cavarne qualche soldo.

Per concludere e tornare a bomba, chella forte, chella bona.
Sono giochi che vale la pena avere perchè danno veramente tanto al giocatore.
Lo so: non è possibile giocarli sempre, e non per una questione di volontà.
Ma anche se avete due figli, al lavoro fate gli straordinari non retribuiti e saranno sei mesi che tutti i giovedì sera al dojo ripassate bassai dai in vista dell'esame di nera, e per voi i giochi da tavolo non devono andare oltre i filler da 20 minuti, io vi consiglio lo stesso l'acquisto di una di queste corazzate potemkin.
Perchè fidatevi: capiterà l'occasione. Non domani, non dopodomani, più verosimilmente un bel giorno all'improvviso. Vostra moglie vi annuncerà "Questo weekend vado a trovare la mia madrina a Borghetto Santo Spirito, che non ha mai visto le nipotine, se non vuoi venire te ne puoi stare a casa e invitare qualche amico". E quel giorno farete un giro sulla corazzata Rosenmpkin. E ve la godrete alla grande, fidatevi.

Nota: ...la partita a Ora et Labora della scorsa settimana si è conclusa dopo 180 minuti con la vittoria schiacciante di RedBairon, che mi ha doppiato a punti.
La nottata bianca a Le Havre di questo giovedì ha visto spuntarla Viking con 181 punti, seguito da RedBairon con 173 e dal sottoscritto con 104.
Come al solito: chi sa giocare gioca, chi non sa giocare tiene un blog.

mercoledì 28 maggio 2014

Quando tre carte fanno oh

Giornata impegnativa al lavoro, e uscito dall'ufficio qui nella città del bugianen ha pure diluviato a mani piene, evento atmosferico che normalmente non mi impensierisce gran che, ma oggi: 1-avevo dietro la spesa dei miei 2-ho trovato parcheggio lontanissimo 3-avevo ai piedi un paio di Geox minimaliste che facevo prima ad andare scalzo.

Poi torno a casa e trovo una busta con adesivo Uplay.it nella buca lettere.
Mi hanno spedito le 3 carte corrette di Le Havre (c'era un errore di traduzione: "pelle" al posto di "cuoio", nella ristampa di un paio di mesi fa).
Ho continuato a rigirarmi le tre carte fra le mani per mezzora, felice e incredulo come un bambino col biglietto del circo.
Un grazie a Uplay.it.
Contattati, si sono dimostrati disponibilissimi, veloci, professionali.
Sticazzi, se fossero tutti come loro....

martedì 27 maggio 2014

L'utopia del silicone

Un paio di settimane fa, ero in chat con Max di Ideeludiche a discutere di tette e comunismo.
"Il silicone ci ha fregato" salmodiava Max-Marx a un collettivo immaginario "Ci avevano detto che ci sarebbero state più tette per tutti".
Ma come si dice: il formaggio gratis sta solo nella trappola del topo.
E ci siamo accorti molto presto che quelle cose somigliavano ma non erano. Come le bistecche di soia.
Ho cercato di calmare il compagno boobscevico:
"Erano le premesse ad essere sbagliate, amico mio. Non avevamo davvero bisogno di più tette: madre natura dispensa già più del necessario. Rifletti: ogni donna ne ha due. Se anche le donne sulla Terra fossero la metà degli uomini, statisticamente ne avremmo comunque una a testa".
Pensavamo davvero di trovare la ricetta della felicità nella catena molecolare del polimero Saratoga?
Come abbiamo potuto pensare di accogliere fra le profumate lenzuola del nostro letto quel sigillante acetilico per sanitari e infissi?
Ma niente. 
L'unico modo per sedare Max-Marx è stato virare il discorso sui board games.
E naturalmente è saltato fuori Leo Colovini.
Perchè se c'è una cosa che manda in pappa il cervello al chimico novarese più di una quarta abbondante e del calcolo stechiometrico è Leo Colovini.
O meglio: i suoi giochi.

Credo di aver fatto un po' un errore a confidare al gran visir del tapulon che non avevo mai giocato a nessun titolo di Colovini. Okay: tutto sommato non ha reagito così male. Mi ha dato del piciu. Ma con simpatia.
Poi si è lanciato in un molto erudito monologo a proposito di Colovini, Knizia, Kasparov e Norberto Bobbio. Infine mi ha strappato la promessa di provare ALMENO Carolus Magnus.

Terza sessione di gioco
ErProsciuttaro e Melonia arrivano a casa mia armati di un Samsung 40 pollici. Lui minimizza: "Installiamolo, poi ti spiego".
Sintonizziamo il televisore.
Mia figlia gongola sui fotogrammi di Bloom delle Winx in scala 1:1.
Scendiamo a prendere le pizze e ci lamentiamo reciprocamente del lavoro.
Per la serata ho messo in fresco una Baladin Nazionale, birra frutto del progetto Baladin di creare un prodotto completamente italiano (luppoli e lieviti compresi).
Nota: se non avete mai assaggiato una birra artigianale e volete provarne una e temete anche di non capire una mazzabubù, vi consiglio di partire con la Baladin Nazionale, ottima entry level: introduttiva, buona e comprensibile.
Comunque.
Mentre apparecchio il gioco ripenso alle due partite precedenti, la prima contro mia moglie e la seconda contro GianlucaGianduia (ultimo arrivato nella scuderia critica). Mia moglie (gamer per caso, in una serata di mezzo maggio) ha definito Carolus Magnus "un gioco che può piacere solo agli appassionati" inteso: not for casual players. GianlucaGianduia, superato lo shock del "Come sarebbe che non hai mai provato un Colovini?!?!?!!?" (mentre ero a casa sua ha ricevuto un sms sull'iphone... sono sicuro che era Max: "Se viene Dado da te fagli il culo") mi ha rispiegato le regole anche se non ce n'era bisogno, e giocato una partita a senso unico sulle note del mantra "Colovini è il Knizia italiano" e "E' un genio, Colovini è un maledetto genio".
In programma per la serata nell'appartamento critico c'era Burgundy ma me la sono arrischiata con Carolus Magnus.
Dico arrischiata perchè non è proprio il genere di Melonia e la pulzella non è che ci gira troppo attorno.
Il setup fila via velocemente e si inizia.

Zpacca Castello amazza cubeto
Gioco astratto di piazzamento, maggioranze e conquista del territorio, della durata approssimativa di un'oretta, caffè compreso. Durante il setup si dispongono i 15 territori esagomorfi in cerchio e sopra ogni territorio si posiziona un cubetto colore (5 i colori a disposizione). Ogni volta che un giocatore conquista un territorio vi posiziona sopra il proprio castello. Il primo giocatore che riesce a piazzare 8 castelli (in tre giocatori) risulterà vincitore e vero ganzo della serata.
Per conquistare un territorio bisogna avere la maggioranza dei cubetti colore presenti su quel determinato territorio, e arrivarci sopra con l'Imperatore.
Ogni turno è diviso in 3 fasi: 1-piazzamento dei cubetti colore, o sulla propria corte, per ottenere\rafforzare una maggioranza, o direttamente sui territori (scelta molto più delicata e tattica), 2-spostamento dell'Imperatore 3-refill dei cubetti spesi per mezzo dei dadi tematici.
L'ordine di turno viene deciso con dei gettori, che determinano anche il numero di "passi" che farà l'Imperatore. Se lo stesso giocatore conquistata due territori adiacenti, i territori si uniscono, complicandone l'eventuale riconquista.
A sommi capi.

Memento audere semper
Inizio di partita molto tradizionale con ErProsciuttaro che (pensa un po') prende subito il largo e io e Melonia che inseguiamo in una situazione di sostanziale pareggio. Contrariamente ai miei timori Carolus sembra non dispiacere alla sacerdotessa del filler, che non si spertica in parole dolci ma gioca concentrata e intenzionata a vincere (quella mattina ci siamo messaggiati su whatsapp all'insaputa del marito: "Stasera il fottuto nerd non dovrà vincere").
NerdProsciuttaro come al solito impone il suo ritmo e arriva tomo tomo a piazzare 7 castelli su 8. Già se la ghigna, con quella falsa modestia mista a non curanza di cui solo le persone più abbiette e spocchiose sono capaci. Poi succedono due cose con eccezionale tempismo: io pesco cubetti inutili e consegno riluttante la maggioranza del rosa fra le mani di Melonia, e lei in un battito di ciglia fa terra bruciata di 2\3 miei possedimenti. Passa un altro turno e forte della maggioranza di 3 colori su 5, va a consegnare un avviso di sfratto esecutivo niente popò di meno che al moroso Culo-A-Tanica, che come tutti gli sfrattati la prende male, molto male.
(nella foto il momento della vittoria di Mel).
Seguono 10 minuti di dopo partita davanti a una tazzina di caffè, 10 minuti durante i quali un molto poco lucido Prosciuttaro attacca senza mezzi termini Carolus Magnus, Colovini, gli scacchi, la statistica, con gran monologo finale sulla cattiva influenza che il magnetismo terrestre esercita sul tiro del dado. Non abituato all'amaro calice della sconfitta, mister ViHoPurgatoAncora sproloquia, vaneggia, annuncia querele e abbandono definitivo del corrotto mondo dei giochi da tavolo in favore della morra cinese.
Per aiutare l'amico a superare il trauma cavo fuori del cilindro Intrigo a venezia.
Anche questa volta l'emblematico titolo si dipana molto velocemente, così veloce che non riesco neanche a scattare una foto col cellulare (in verità dura 5 turni, ma riesce sempre a finire all'improvviso).
ErProsciuttaro vince e in qualche modo riprende il controllo di sè.
Mi sa che dovrò dedicargli un post, a Intrigo a Venezia.
Comincia a farsi interessante...

Pive nel sacco finali
E' ancora dibattito aperto, con ErProsciuttaro, relativamente all'incidenza del famoso fattore "C" a Carolus Magnus.
A mio avviso c'è indubbiamente una componente aleatoria, ma:
1-durante il refill peschi SEMPRE lo stesso numero di cubetti, quindi se non stai rimpolpando una maggioranza, ne stai rimpinguando un'altra.
2-I colori sono 5, e il dado ha 5 facce (una per colore) più + 1 faccia jolly, quindi con ogni dado hai 1\3 delle probabilità di ottenere proprio quello che ti serve (e dadi ne lanci 4 a ogni turno)
Se avete considerazioni \ commenti \ dotte ponzature su Carolus Magnus vi chiederei di commentare il post, in modo da approfondire.
Nelle cotiche finali, qui ribattezzate pive nel sacco finali, non posso che promuovere Carolus Magnus.
Un buon gioco di maggioranze e conquista del territorio, ottimo rapporto qualità prezzo (27 euro) e materiali di ottima fattura (oltre 200 cubetti in betulla e 30 castelli di sequoia indistruttibile)... e mi permetto un minimo di campanilismo nell'affermare che senza togliere nulla ai celebri Rosenberg, Feld, Wallace e quant'altro, dovremmo anche imparare ad accorgerci di quello che abbiamo sotto il naso, dei titoli degli autori-giocatori che incontriamo alle fiere, che scrivono sui nostro forum e che abitano sul nostro stesso pianerottolo.
Come per la birra. Ogni anno ci sono persone che riempiono la macchina e macinano centinaia di km per andare a sfondarsi all'Oktoberfest senza sapere che cos'hanno sotto casa.
Per questo ho deciso di boicottare Knizia e la divulgazione dei suoi titoli.

E lo boicotterò finchè non leggerò su un forum tedesco lo scambio fra due giocatori: 
“Come sarebbe che non conosci Knizia?!?!? Knizia è un po' come fosse il Colovini tedesco!!!”

mercoledì 21 maggio 2014

Io cerco solo di contenere i ratti

La serata a casa di Viking della settimana scorsa, fra i sanpietrini disconnessi di Notre Dame di Feld e i lugubri corridoi di Intrigo a Venezia del trio medusa Chevallier \ Dumas \ Pelemans, mi offre lo spunto per un paio di riflessioni.
La prima è sul mio aspetto: io ho indubbiamente un aspetto inquietante. Non che non lo sapessi già vista la stazza, la barba incolta e il giubbetto di pelle nera sempre sulle spalle, e forse (lo ammetto) cavalco anche un po' la cosa, sorridendo quando le vecchiette cambiano marciapiede. Ma ci sono anche degli svantaggi a sembrare il cattivo di Over The Top. E quando al primo passo nell'androne del palazzo di Viking un condomino mi ha additato con "E' quello che ha spaccato la portina!!" mi sono chiesto se non fosse il caso di ingentile un po' i miei tratti. Scagionato solo dalla presenza di RedBairon al mio fianco e di un vassoietto di zeppole (difficilmente i vandali si portano dietro le zeppole durante le loro scorribande) abbiamo superato il test d'ingresso.
La seconda riflessione riguarda l'innatismo. E qui mi devo dilungare.

I giochi, al pari del letame di mucca, sono un ottimo concime. Ogni gioco è un fertilizzante naturale per il gioco successivo e innesca nel giocatore un'attitudine a certe meccaniche ricorsive. Questa nuova predisposizione ha poco a che vedere con le capacità: si impara per inerzia: più giochi e più sviluppi le tue capacità di intuizione e assorbimento regole, più stai al tavolo e più i nuovi titoli ti entrano in testa con naturalezza.
Se un lustro fa, passare da Parco della Vittoria agli esagoni di Catan ti è sembrato complicato, oggi ti bastano due-tre turni per farti un'idea e una sola partita one shot per saper giocare al nuovo titolo.
Come ho scritto non si tratta di capacità. L'esercizio periodico e la ciclicità di alcuni meccanismi fanno tutto il lavoro sporco.
Tuttavia non possiamo ignorare il fatto che esistono davvero alcune menti illuminate e che certi giocatori sembra che abbiano il gioco codificato nel proprio dna.
Innatismo.
Prendi un ragno nato da poche ore, isolalo dalla madre e dai suoi fratelli, non farlo entrare in contatto con nessun altro suo simile... e il ragno tesserà comunque una ragnatela, per catturare gli insetti. Non solo: ragni della stessa specie tesseranno ragnatele simili. Come fanno? Come lo sanno?
Innatismo.

Io sono un giocatore che assimila abbastanza in fretta, che, come scrivevo poche righe sopra, ha sviluppato per inerzia una certa apertura ai giochi, e che nelle partite se la cavicchia abbastanza. Ma mi fermo qui. Non vado oltre. A dispetto del mio entusiasmo e della passione che arde nel mio petto villoso, sono un giocatore assolutamente nella media, uno che, realisticamente, si classifica sempre fra il secondo e il quarto posto, in una partita a cinque.
Se guardo la libreria che ospita i miei giochi da tavolo che oramai hanno raggiunto e superato la sessantina, non c'è un solo gioco in cui io possa definirmi un mostro.
Mi piacerebbe trovarmi a discutere con gli amici davanti alla mia libreria, indecisi su quale titolo scegliere per la serata, e sentirli dire "Dunque potremmo fare... mhmhmh...fammici pensare...ci sarebbe Spyrium, Trajan, Caylus,...anche Le Havre...tutto tranne Burgundy!!! Raga: non Burgundy, eh, che Andre ci gonfia come zampogne".

E la differenza fra me, prototipo del giocatore da Circolo Sociale Italgas, e quei giocatori che ce l'hanno codificato nei geni, si palesa con violenza durante la prima partita ad un gioco nuovo.
Ho impiegato un po' a individuare il giocatore alfa dentro RedBairon.
Negli anni ho conosciuto qualche giocatore alfa: ErProsciuttaro, tanto per citare quello più vicino a me: classico esempio di adattamento del nerd all'ambiente, e più ancora di lui Groove, che se beati monoculi in terra caecorum, lui nella terra dei ciechi ne avrebbe cinque di occhi.
Ma RedBairon mi era sfuggito.
E' stato il suo gioco a cavare il ragno dal buco.
Ludosociologicamente parlando, la differenza fra uno come me e uno come RedBairon è quella che corre fra Salieri e Mozart (se avete visto Amadeus).

Serata a casa di Viking, con il vikingo, sua moglie Pillow, RedBairon e il Dado SpaccaPortine. Contorno di zeppole, birra, caffè e piatto forte della serata: un porceddu sardo da cuocere sotto terra e disossare tirando l'alba: Notre Dame di Feld (con contorno di ratti).
Il gioco è del vichingo, che lo spiega a me e a RedBairon saltando qualunque introduzione o accenno d'ambientazione: esordisce con un "Per vincere bisogna" e non mi scassate la uallera.

Le regole della buona Notre
Titolo da 2 a 5 giocatori, 9 i turni di gioco per un'ora e mezza abbondante di partita, meccaniche di piazzamento e draft. Ogni giocatore gestisce un quartiere attorno alla cattedrale di Notre Dame. Due le azioni possibili ogni turno, selezionate attraverso il draft, con una seconda fase condivisa dai giocatori fra i personaggi non giocanti che entrano via via in partita (portandosi a caddigarone sacchi pieni di ratti). Nella miglior tradizione di Feld modi per andare a punti ce ne sono parecchi, ma questa volta il perno del gioco sono i malus-roditori, che pesano come la famosa spada di damocle zavorrata però con un paio di incudini da fabbro.

Il Dado senza qualità (per tacer di Musil)
Sulla carta la mia idea è quella di avvantaggiarmi saccheggiando gli esagoni altrui con la carrozza, stimato che gli esagoni offrono sia punti vittoria che risorse, quindi convengono. Al lato pratico non faccio i conti con le regole restrittive dei colori degli esagoni e il meccanismo dei cubetti legato al movimento della carrozza, e così riesco a farle raggiungere giusto il primo esagono (mio, tra l'altro). Rimarrà inchiodata in quella posizione per il resto della partita, e alla fine risulterò quello dei quattro che l'ha usata peggio.
Mi sbilancio in avanti sulla cattedrale per mettere in saccoccia qualche punto, e brucio più monete di quante me ne possa permettere. Primo errore. Annaspando per correre a far cassa trascuro i fisiologici meccanismi di Notre e rimango senza cubetti. Secondo errore. Mi torna in mente il post su Burgundy e le parole del goblin a proposito del fatto che nei giochi di Feld se non stai facendo punti in un modo probabilmente li stai facendo in un altro.
Passo due turni in panchina a riprendere fiato, e nel farlo apro la strada ai topi, anzi: gli stendo proprio il tappeto rosso.
In completa apnea, anche vittima delle draftate di Pillow, che al pari di una rete a strascico riesce a dragare per sè le cernie e lasciarmi solo acciughe e bianchetti (che saranno buoni ma ci mangi un boccone), passo il resto della partita cercando solo di contenere i danni.
Resisto gli ultimi due turni menando bastonate alla cieca e scrollandomi i topi di dosso.
E questo è il mio Notre Dame.
RedBairon l'eletto
(parafrasando Potok)

Tutto un altro approccio.
Gioca misurato, sobrio, così distaccato che sembra quasi che non gliene freghi nulla: sembra uno entrato in ludoteca per sbaglio, mentre cercava una ferramenta per una guarnizione del bidet.
Non conosce paralisi da analisi: ad ogni turno sceglie le carte come se le riconoscesse, lascia cadere i cubetti sul suo quartiere come farebbe un barista preparando un mojito. Mai a corto di monete o di cubetti, sempre ben riparato dai ratti occhi-rossi, la sua carrozza corre spensierata da una parte all'altra del tabellone come un cane della prateria.

A fine partita si tirano le somme
1° RedBairon con 53 punti
2° Dado SpaccaPortine con 49 punti + 2 monete
3° Pillow con 49 punti + 1 moneta
4° Viking con 43 punti (Viking passerà una mezzora sotto il tavolo alla ricerca di 2 segnalini da 10 punti che è lui ricorda benissimo ed è SICURISSIMO di aver guadagnato...)

50 sfumature di grigio topo
Feld è come la Ferrero: difficile non faccia qualcosa di buono. Un titolo quindi valido, Notre Dame, forse non arrivo a definirlo "tizzone d'inferno" nei modi ma indubbialmente "cattivello", e con una buona mestolata di ansia. L'unica cosa che non mi ha convinto al 100% è il continuo draft e shuffle the deck che diluiscono un po' il ritmo della partita. Non sono sicuro se me lo comprerò nuovo (39 euro) ma se capita l'occasione usato me lo prendo sicuro.

All'alba della mezzanotte abbiamo ingaggiato Intrigo a Venezia del quale trovate uno scatto qui a fianco. Non posso raccontare gran che della partita perchè è durata solo due turni: Viking, ancora sotto shock per i 2 tasselli da 10 mancanti, ha agguantato per le palle Zio Orgoglio e infilato due giocate da antologia che gli hanno messo la vittoria in tasca. Più lungo il setup e la spiegazione delle regole che la partita, che ha lasciato a tutti una sensazione stile rapimento di ufo: "Ma abbiamo giocato davvero?". Spero gli daremo un'altra occasione, perchè si tratta di un giochino da 14 euro, estremamente portatile e non così banale da giocare (tranne che per Viking).

La fine del gran casino
Ci sono giocatori alfa, illuminati che "vedono il gioco", sciamani che sussurrano ai token. 
Io non sono fra questi. Non sono un giocatore alfa. Forse neanche beta. Probabilmente più gamma.
Sono uno scassaportine. O almeno: ne ho l'aspetto. Sono uno che mena colpi a casaccio e nella selva riesce a piazzare qualche colpo buono.
Ma non mollo 'sti benedetti giochi. Continuano a piacermi, ad affascinarmi, a darmi molto.
Quindi non sarò un ragno con le ragnatele codificate nel dna ma mi accontento di essere una patella attaccata allo scoglio, di quelle che bisogna staccarle col coltello. 
E non sono una patella qualunque: sono una patella gamma. 
E credetemi: le gamma non sono le più buone ma sono sempre le ultime a mollare lo scoglio.

venerdì 16 maggio 2014

Birrificio del Dado Luppolato: una birra con ALBEPAVO

Rumore di bicchieri. Odore di polvere, umidità, sudore.
Da una parte il bancone con le spine della birra, dal lato opposto una porta col cartello "Il cesso è rotto usate il cortile"
L'uomo con la barba pulisce il bancone dai segni dei bicchieri. O almeno: il gesto è quello, anche se sta usando uno straccio così lurido che sembra ci abbia appena pulito l'asticella dell'olio della macchina.
La porta si spalanca. Entra il freddo dell'inverno. Gli altri avventori del locale squadrano i due viaggiatori sull'uscio. Hanno zaini più grandi di loro sulle spalle, e sciarpe arrotolate davanti alla bocca. Uno dei due indossa un paio di occhialini con montatura d'acciaio.
"E questi chi diavolo sono?" chiede ErProsciuttaro, ficcandosi uno spicchio d'arancia in bocca.


Dado Critico: Beh, sarò onesto: qui all’antico Birrificio del Dado Luppolato abbiamo ospitato brutti musi e marmaglia della peggior specie, ma non ci aspettavamo proprio i malsani burattinai di Carnival Zombie appollaiati sugli sgabelli al nostro bancone…. Vabbè, signori, cominciamo con le ordinazioni: cosa prendete?
Jocularis: Salve ragazzi, io un thè grazie. E del rhum, per addolcirlo.
Matteo Santus: Facciamo onore a questo birrificio: fammi una pinta della tua migliore!

Dado Critico: Mentre libero le botti dai ratti morti e riempio i vostri boccali… ma è vera questa voce che gira nei bassifondi, che Carnival Zombie sarebbe già esaurito? Possiamo definirlo (attualmente) il vostro gioco di punta?
Jocularis: udite udite, ebbene sì. Pare che il giochillo abbia solleticato non poco le papille gustative ammericane. Tutto sold out. E ristampa in arrivo con vari patner stranieri. La nuova edizione sarà italica e monolingua (verrà localizzata ogni edizione con i patners dei vari paesi). Diciamo che sì, è il gioco che ci ha dato più soddisfazioni commerciali, ma non per questo facciamo distinzione tra fratelli e fratellastri... come si suol dire.
 Matteo: parte del merito va sicuramente ai Goblin che abitano i sotterranei di Lodi, che nelle loro tane si sono arrovellati parecchio su questioni di cadaveri putrefatti, lagune nebbiose e tentacoli sottomarini.. sai, non lo diresti mai, ma vanno matti per la Commedia dell’Arte!

Dado Critico: Quindi ci sarà una ristampa, e si parla anche di miniature, bene bene, mi raccomando di non lesinare sulla plastica per la scollatura di Lady Columbine... Due cose sulle miniature: perchè non le avete messe prima e per quelli che hanno comprato il vecchio Carnival, ci sarà modo di procurarsele senza ricomprarsi tutto il gioco?

Jocularis: le miniature non erano indispensabili per il gioco, e non lo sono ancora. Diciamo che aggiungono uno spessore e un gusto che il legno (per quanto tu sia amante dei german) non trasmette. Con Carnival abbiamo dimostrato che in realtà i cubetti hanno un cuore. Di abete, ma pur di cuore si tratta. Quindi quello che i giocatori erano abituati a vedere, seguitando il gran mentore Knizia, come dei meri cubetti per il calcolo punti... sono diventati il vostro terrore notturno tra le strade di Venezia. Le miniature saranno di certo un aggiunta gustosa, e sicuramente le faremo per i 6 personaggi, forse anche dei Boss, speriamo che le cose si incastrino in maniera ottimale! Fare giochi dipende molto anche dalle congiunzioni astrali... sapete?
Matteo Santus: Sì, ma di certo non lasceremo a bocca asciutta chi si è già sporcato le mani di sangue zombie nelle notti nebbiose della laguna. Abbiamo infatti pensato di fare un set speciale, già dipinto ed in numero limitato di sole miniature, per chi già possiede la prima edizione e vorrebbe arricchirla con qualche gustoso gingillo vanesio e finemente scolpito.

Dado Critico: Toglietemi una curiosità voi altri: ma cosa ci guadagnate ad attaccarvi al petto il cartellino di "inventori di giochi"? Ditemi almeno che con le donne andate via come il pane, perchè a sentire quello che dicono altri autori si fa abbastanza la fame, e la roulotte del porchettaro che vende panini davanti allo stadio guadagna sicuramente più di voi.

Jocularis: guarda, siamo i pochi che non schiaffano Nome e Cognome sopra i titoli dei giochi. Spesso i giochi nascono in maniera imprevedibile, molte le idee che si scartano e stranamente alcune idee nascoste e dimenticate emergono e prendono il sopravvento improvvisamente, dopo una notte insonne... Archean è rinato dalle sue ceneri proprio così! Ci interessa poco avere il nome nel titolo del gioco, tanto il mondo del gioco è talmente piccolo che ci si conosce subito. Con questo la roulotte del porchettaro guadagna sicuramente più di noi.
Matteo Santus: io invece mi fregio con orgoglio del titolo di “inventore di giochi” e sfrutto questa qualifica per irretire e sedurre il gentil sesso, ma non ditelo a mia moglie, mi raccomando… (fragorosa risata collettiva) … ricordo bene perché abbiamo cominciato, ma non so perchè continuiamo a farlo: spesso quando siamo pieni di lavoro fin sopra i capelli ci diciamo “questo è l’ultimo progetto, poi chiudiamo tutto e finalmente potremo giocare davvero a tutto quello che stiamo mettendo in coda”, ma alla fine spunta una nuova idea, l’entusiasmo sale e siamo sempre qui.. che ti devo dire, sarà una vocazione!!!

Dado Critico: Ehi, ridendo e scherzando vedo che avete già fatto onore ai bicchieri. Bene, bene, vi servo subito un secondo giro. Intanto: cos'altro bolle in pentola Albe Pavo? Cos’è questo nuovo progetto Archean?
Jocularis: shhhht... non parlare a così alta voce! Devi sussurrare il nome con cautela, potrebbero scatenarsi potenze sconosciute a noi ignote. E' il progetto più ambizioso e innovativo di Albe Pavo. Ci sta facendo passare delle giornate belle toste! Diciamo che è un gioco sulle divinità (tra l'altro so che il buon Marco Valtriani ne sta facendo uscire uno sul tema in questi giorni pure lui... a volte penso che Valtriani sia capace di leggere nel pensiero... :) ) diciamo che sei un Dio e plasmi il tuo mondo a immagine e somiglianza del Creatore. E quando dico plasmi, non lo dico a caso...
Matteo Santus: Ricordo ancora la prima visione che ebbi del tempo Archeano, dove antiche Divinità plasmavano il mondo dal Chaos che regnava.. Ci siamo messi subito ad interpretare i segni e le visioni, ed anche a Jocularis sono apparsi gli Dei! I segni erano chiari: gli antichi Dei ci stavano chiedendo di riportare alla luce un’Era ormai scomparsa dalla memoria! E noi ci siamo messi al lavoro!!!

Dado Critico: Mi sembrate molto criptici e qui non ci piacciono gli stranieri che vengono nel nostro locale, bevono la nostra birra e se ne stanno abbottonati a farsi cavare le parole con le tenaglie. Forza, serviteci qualche indiscrezione, mostrateci qualche immagine.
Matteo Santus: Sei un Dio. Uso l’articolo indeterminativo perché non sei il solo. Essere Dio è bellissimo: hai la grazia, la conoscenza e la potenza. Ma sei anche un po’ infastidito. Purtroppo l’Universo è pieno di altri come te che si fregiano del tuo stesso titolo. E che gusto c’è ad essere Dio, senza dei fedeli che celebrino la tua onnipotenza? Quindi il tuo primo compito è quello di plasmare un mondo e popolarlo dal Chaos primordiale, ma poi devi combattere per difenderlo, quando si unirà a quello degli altri Dei nella Pangea! Il monoteismo è infatti questione di competizione per la sopravvivenza: solo un Dio rimarrà a regnare sovrano su tutta la Pangea: riuscirai ad essere tu?
Jocularis: Il gioco base è da 2-3 giocatori, durata 45 minuti circa. Ambientazione fantasy alla Albe Pavo: per noi una novità assoluta. Gioco competitivo affrontabile a più livelli, e infinitamente modulabile nel multiplayer. Componentistica di altissimo livello. Immersività e tema potenti e preponderanti durante tutto il gioco. È una specie di german con qualche elemento aleatorio, come piace a noi. Nella prima metà del gioco si plasma il mondo e lo si popola di Pangeani (che sono gli abitanti di quel primo antico mondo) e nella seconda si combatte. Ci sono tre tipi di Pangeani: soldati, preti e contadini (le tre classi sociali dell’era Pangean) e vari pezzi speciali tra i quali gli Archean! Gli avatar campioni degli Dei.
Hey, ma ci sono grandi idee in pentola: tavole e componentistiche in plexiglass finemente incise con diagrammi divini... e... la migliore Plastilina sul mercato per plasmare ogni vostra fantasia divina.
Dado Critico: Sta bene. L'orologio appeso al muro segna che è ora di tirar giù le serrande, anche i birrai devono dormire. Fanno 20 pezzi, amici miei. E il registratore di cassa è rotto da settembre, quindi non sperate in una ricevuta, dovrete fidarvi della mia buona parola. Riprendetevi i vostri zaini in spalla e sbattete bene la porta quando uscite, che il chiavistello non funziona gran che. Spero che portiate a termine il vostro viaggio, e spero di rivedere presto i vostri brutti musi. Se doveste ricapitare in zona, passate a farvi un boccale. Addio.
Jocularis: ci mancherebbe, tra l'altro il thè è ottimo. Contiamo di tornare presto.
Matteo Santus: assolutamente: sento che presto avremo altre visioni dell’era Archeana e dobbiamo senz’altro parlartene!

Archean
https://www.facebook.com/pages/Archean/227074494156482?ref=hl

Albe Pavo
https://www.facebook.com/pages/Albe-Pavo/579187102194679?ref=hl

martedì 13 maggio 2014

Beati i poveri di Spyrium

Beati gli affamati e gli assetati di strategia perchè nello Spyrium saranno saziati. Beati gli afflitti dalla cattiva provvidenza e dalle rollate infauste, perchè nello Spyrium saranno consolati e rinfrancati.
Beati i poveri di Spyrium perché di essi è il regno di Caylus.
William Ezechiele Attia 25 17

Deve esser stato molto difficile, per William Attia, pubblicare Spyrium.
Intendo: psicologicamente.
Ricordo una vecchia intervista di Dario Argento, in cui il maestro del brivido raccontava come fosse diventato molto più complicato, dopo Profondo Rosso, realizzare i film successivi. E un discorso simile anche di Umberto Eco, a proposito del dopo Il nome della rosa.
Quando crei un icona, che si tratti di un film, di un libro o di un gioco da tavolo, ne rimani inevitabilmente prigioniero. E il pubblico, il tuo fedele pubblico, è sempre pronto a sbatterti in faccia quell'icona, a ricordarti che l'hai fatta proprio tu.
Credo che dopo Caylus, "fare meglio" fosse davvero al limite del sovrumano.
I giochi buoni fortunatamente capitano, e anche con una certa ciclicità, ma i capolavori che sopravvivono agli anni e che restano in vetta alle classifiche una spanna sopra centinaia di altri titoli che escono ogni anno dai quattro angoli del mondo, restano casi isolati, sporadici, fortunosi, mancini come le ostriche con due perle.
Quando lo scorso anno ho letto i primi rumors attorno a Spyrium ho pensato immediatamente due cose: che stava per uscire un gioco dell'autore di Caylus e ci sarebbe voluta una bottiglia buona per festeggiare l'evento; e che comunque il gioco non sarebbe mai stato all'altezza di Caylus, mai e poi mai, quindi potevo tranquillamente risparmiarmi i soldi della bottiglia buona e prenderne una da combattimento. L'ho pensato subito, realizzato più che pensato, ed ho cercato di ripetermi alla nausea "Non pensare che è dell'autore di Caylus, non pensarci, dimentica questa informazione, rimuovila dalla tua testa, dimentica, dimentica, dimentica...".
Quando le prime copie di Spyrium hanno cominciato a circolare fra i giocatori e sui forum e sui blog hanno fatto capolino le prime impressioni del gioco, i commenti dicevano più o meno tutti la stessa cosa: "Sì, è carino, però Caylus è proprio su un altro pianeta...."
Ho cavalcato l'onda del dissenso. Mi sono riempito le mani con la delusione dei giocatori, ho affondato la faccia nel rammarico dei miei soci, e i denti fino alla gengiva nella polpa insipida di un gioco tiepido. Non sono riuscito a cancellare nella mia mente il nome dell'autore dalla scatola, ma le mie aspettative si sono abbassate.
E quando ho provato Spyrium, qualche mese dopo, l'ho trovato un gran gioco.

L'ho provato con IGiullari, al Torino Comics 2014 (nota: quando un giorno IGiullari apriranno un loro blog io sarò il loro primo follower, siete avvertiti).
Ho resistito all'acquisto quasi tre settimane ma io e voi sapevamo come sarebbe finita. A volte è inutile torturarsi, procrastinare l'inevitabile, resistere solo per poter dire "Vedi: non ho problemi a dominarmi. Ho detto che non l'avrei comprato e sono già passati 5 giorni e 7 ore e non l'ho ancora comprato".
A volte dar da mangiare al fottuto demone è l'unico modo per chetarlo.
Da qualche mese ho scoperto le birre del Birrificio del Borgo. Mi sono innamorato della ReAle Extra, ho trovato buonissima la HoppyCat e l'Imperiale: una stout nera come un gatto nero e altrettanto imprevedibile e metereopatica. Ecco. Leggendo di questo birrificio ho scoperto una birra stagionale che si chiama Perle ai Porci, e che viene preparata con l'aggiunta di... ostriche. Si, avete letto bene. Una birra nella quale vengono messe in infusione delle ostriche, con guscio e mollusco (qui i dettagli).
E per quanto conti di resistere, so fin troppo bene che Perle ai Porci comparirà sul mio tavolo (e fra le foto del mio blog).

Raccogliamoci per dire due parole su Spyrium
Da due a quattro giocatori (vedi commenti), durata un'ora e frattaglie, gioco di piazzamento, gestione risorse e meretricio.
La partita si sviluppa in 6 turni, duranti i quali i giocatori, che rivestono il ruolo di imprenditori edili col pallino della geologia, dovranno costruire edifici, ingaggiare personaggi e brevettare tecniche per l'estrazione dello spyrium e la conversione da spyrium a punti vittoria.
I materiali sono costituiti da carte (che entreranno in gioco di volta in volta in una griglia 3x3 a mo'di tabellone), meeples, gettoni di cartone fra i più brutti che abbia mai visto e cristalli di spyrium (questi invece oggettivamente belli).
Spyrium è un gioco essenziale, elegante, stiloso. Le giocate possibili sono tante ma non tantissime, e la famosa coperta corta non lascia scoperti solo i piedi ma anche le ginocchia e una fetta delle chiappe. Occorre ottimizzare e non sprecare neanche le briciole, far soldi e rinvestirli bene e subito per costruire un motore funzionale per l'estrazione e la conversione dello spyrium.

Un gioco che non sazia il giocatore, che gli lascia addosso una pulsante sensazione di "fame" ed un bisogno di soddisfarla subito. Spyrium è raffinato, ben calibrato, dosato e misurato, e le poche regole e la simbologia "parlante" ne fanno un titolo (strategico) adatto a (quasi) tutti.

E ora scambiatevi un meeple in segno di pace
Un prestanome per Spyrium avrebbe sicuramente semplificato la vita a William Attia. A volte ci ritroviamo prigionieri del nostro nome, di quello che abbiamo fatto, delle parole che abbiamo detto, e scrollarci di dosso il passato (nel bene e nel male) non è sempre roba di cinque minuti.
E' dura essere sempre all'altezza, non deludere chi crede in te, riuscire a superarsi da una volta all'altra.
A volte piccoli fallimenti studiati a tavolino o prestazioni tiepide o anche semplicemente la normalità, sono l'unico modo per riacquistare una dimensione umana, terrena, mortale, per ricordare al prossimo che le icone non erano previste.

Spyrium e Caylus
Spyrium e Caylus si ritrovarono dopo la scomparsa di Spyrium. Camminavano nel deserto della dimenticanza e si riconobbero da lontano perchè ambedue erano molto german. I fratelli sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono.
Alla luce delle fiamme, Spyrium notò sulla fronte di Caylus il segno della pietra e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca chiese che gli fosse perdonato il suo delitto. Caylus rispose: "Tu hai ucciso me, o io ho ucciso te? Non ricordo più: stiamo qui insieme come prima". 

E Spyrium seppe che l'aveva perdonato davvero.