Rispetto a tante altre attività, scrivere è un'attività modesta. Sono sufficienti una penna, qualche foglio e un piano d'appoggio.
E io l'ho sempre fatto, sin da ragazzino, anche quando non c'era un solo pelo di barba sul mio mento e le pubblicazioni erano solo uno dei tanti pensieri in testa.
Scrivevo e mettevo via. La penna era un oggetto contundente per pugnalare storie su carta.
Scrivevo perchè per me non c'era niente di meglio di una bella storia di sangue, sesso e vendetta, scrivevo per mettere nero su bianco e ancora: scrivevo perché se non l'avessi fatto mi sarei sentito peggio.
Quando i giochi da tavolo sono entrati nella mia vita, ho solo seguito la strada: mi sono aperto un blog e ho cominciato a raccontare partite e giocatori. Pochi tecnicismi: non erano il mio pane. Volevo parlare ai giocatori, ai miei simili, romanzavo la realtà, distorcevo quello che vedevo.
E quando si è trattato di scrivere un romanzo ho di nuovo e soltanto seguito la strada.
mercoledì 2 aprile 2025
Nessuno gioca per perdere : il terzo romanzo
Pensavi davvero che le mie dita si sarebbero fermate, che avrebbero smesso di picchiare e pestare sulla tastiera?Che due romanzi sarebbero stati sufficienti?
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