domenica 18 novembre 2018

Dammi ancora la mano

Se la montagna non era andata da Maometto di sicuro non sarebbe andata neanche dalla sindaca Appendino per farsi trivellare in favore dei francesi. Così mentre mia figlia quella mattina si era risvegliata con 10 anni sulla pelle, Torino aveva fatto colazione sotto le bandiere dei NoTav, e quello stesso pomeriggio merenda sinoira sotto quelle dei SìTav, nella medesima piazza.
I bar della zona avevano servito caffè cerchiobottisti agli uni e agli altri, perchè con la crisi che alitava sul collo era meglio non prender posizioni precise, e batter più scontrini possibile per non dover tirare giù la serranda.
Luna.
Il nome l'aveva scelto mia moglie, anche se con gli anni me n'ero attribuito parte del merito.
Trovò il pacchettino col fiocco accanto alla tazza col latte. Lo aprì. Conteneva la cravatta del Grifon d'Oro. Era bastato il primo film di Harry Potter a trasformarla in una fan della saga, poi era seguiti tutti i dvd, i libri e persino una bacchetta in resina pagata un rene su Amazon. Il suo personaggio preferito era Luna Lovegood, nella quale si identificava per via del nome e della spensieratezza, e quando fingevamo di essere a Hogwarts lei mi chiamava Hagrid e io fingevo di arrabbiarmi perchè volevo essere Piton dei Serpe Verde.
Sulla porta, prima di lasciarmi andare al lavoro, Francy mi diede il solito bacio a fior di labbra, quello che le estorcevo tutte le mattine sotto minaccia di abbandonare il sacchetto di immondizia nell'ascensore, e mi disse: "E tu 10 anni fa sei diventato padre".
Scesi di casa e salii in macchina. Guidai.
Erano le 7.00 e la tangenziale era già inchiodata, guasta, insopportabile negli inutili colpi di clacson e nei furbetti del quartierino che cercavano di imboccare la corsia d'emergenza.
Era inutile indorare la pillola del giorno dopo: Torino aveva avuto un bel paio di gambe ma adesso stava in ginocchio, e le sue ginocchia erano piene di croste. Piste ciclabili a parte, che quelle andavano alla grande, Torino aveva l'aria di una città degli anni '90 attaccata ad una vecchia bombola d'ossigeno prossima alla fine. Presto i torinesi sarebbero emigrati al sud in cerca di lavoro.
E l'avrebbero raggiunto grazie a comode piste ciclabili.

Erano passati 10 anni ma ricordavo tutto di quella notte in ospedale, sin nei minimi dettagli. A mezzanotte Francy mi aveva mandato a casa.
"Ci vorranno ancora molte ore, se ho bisogno ti chiamo, lascia acceso il cellulare".
Tornato a casa avevo faticato ad addormentarmi. Ero crollato alle 3.00.
Lei mi aveva telefonato alle 04.00.
"Ci siamo". 
Mi ero precipitato fuori di casa sgolandomi una Redbull per svegliarmi. Una Redbull ghiacciata da frigo. A novembre. Alle 04.00 di notte. Dopo pochi minuti in macchina avevo creduto di morire per i crampi della congestione, o affogato in un paio di pantaloni pieni di merda. Ma avevo resistito. Ero sopravvissuto.
Ero un Terminator. E stavo correndo incontro alla mia piccola cyborg.

Non ero pronto a diventare padre.
Neanche mio padre lo era stato con me, mi aveva raccontato.
Non lo sei mai davvero. Ti ci ritrovi. E così improvvisi. Sperando di non commettere troppi errori.

Dieci anni dopo ero una persona diversa. Un padre che si era costruito un giorno dopo l'altro sulle fondamenta di un uomo pronto a mettersi in discussione.


"E questo lo posso giocare?" mi chiese Luna rigirandosi la scatola arancione fra le mani. Controllava sempre l'età consigliata, e si vantava di aver giocato Sagrada 2 anni in anticipo. La mela verde l'aveva incuriosita.
"E' ancora un po' presto" le risposi.
prototipo Galileo Galilei - IdeaG 2017
NEWTON
Ne provo il prototipo per la prima volta a IdeaG 2017, col nome provvisorio: Galileo Galilei.

Pur prototipo, con la sua meccanica delle carte raccoglie consensi fra tutti i playtester che si siedono al tavolo.
Nel mio report dell'evento scrivo: "[Galileo Galilei] Freddo e calcoloso come piace a me, con un sistema di crescita interessante, target peso medio tipo Marco Polo, si rivela, per mio gusto personale, uno dei migliori prototipi provati"
Il gioco è ancora un diamante grezzo, ma dentro ha già la luce del german di razza, bisogna solo lavorarlo con l'1% di ispirazione e il 99% di traspirazione, per trasformarlo in una gemma [o per rovinarlo per sempre].
Un anno e mezzo dopo Cranio Creations ne tira fuori uno dei migliori giochi dell'anno.

Lo provo nella sua prima apparizione pubblica alla Con 2018 di Giochi sul Nostro Tavolo a Genova, e scrivo: "NEWTON della Cranio. Il miglior gioco provato all'evento, per quel che mi riguarda. Tenete d'occhio questo gioco!"Lo riprovo due mesi fa all'anteprima ufficiale al Jolly Joker di Torino.
E non cambio idea.

Tedesco di sostanza e a basso contenuto d'alea, per 2-4 giocatori, per 90-120 minuti di durata, di Nestore Mangone [come già dissi ai tempi di Expo 1906: tenete d'occhio questo autore!] e di quella fucina di titoli crucchi che risponde al nome di Simone Luciani.
Pretestuosamente ambientato nel diciottesimo secolo per spiegare il movimento dei token sulle plance con i viaggi di studiosi, accademici e azzeccagarbugli vari sulle orme del maestro Newton, è in realtà uno Schultz serissimo che non ingannerebbe nessuno con una cravatta vivace al collo. Ben istruito nella scuola di Arti e Mestieri del Dott. Luciani, il gioco si fa forte di un deck building con pistola alla tempia, di una corsa tipo Marco Polo, con colori ed essenze che sanno di Lorenzo il Magnifico e Gran Hotel Austria.
Due le plance comuni sulle quali far pellegrinare i propri studiosi per raccogliere tomi antichi, pozioni, diplomi universitari, monete, punti vittoria e attestati di partecipazione.
E ancora: un'area comune per acquistare le carte azione. E una libreria personale.

Ogni giocatore comincia con un identico set di carte che comprende le azioni:
1-lavoro
sposta avanti il tuo indicatore sul tracciato per guadagnare monete e bonus
2-sperimentazione
posta avanti il tuo studente sul tracciato per guadagnare gettoni bonus, punti vittoria, pozioni, carte maestro
3-viaggio
muovi il tuo scienziato sul percorso per guadagnare titoli di studio, monete, punti vittoria
4-lezione
prendi una carta azione dalla fila
5-studio
posiziona libri, simboli e titoli accademici sulla tua libreria
6-jolly
esegui una qualunque delle precedenti azioni

Tutte le azioni si potenziano l'un l'altra con lo scorrere della partita, col rovescio della medaglia che in ogni turno si perde in maniera definitiva una carta dalla propria mano, così che si è sempre obbligati a giocare ragionando sul turno in corso e su quello successivo [pena rovinosa disfatta e conseguente scherno degli amici al tavolo].
La libreria personale è la spina dorsale del gioco e va costruita intersecando in maniera cartesiana libri, conoscenze e diplomi vari: compilarla nella maniera più redditizia sarà vostra croce e delizia.

Un gioco dalla componentistica impressionante, che al tavolo produce nei curiosi il classico effetto spiazzante che "c'è troppa roba!". In realtà a dispetto dei molti simboli il flusso è piuttosto semplice, anzi di solito ad inizio turno si pianificano già tutte e 5 le carte da giocare [salvo variazioni dovute alle mosse avversarie].
Un peso medio-pesante di alta qualità, ben pensato, ben strutturato, ben realizzato, stretto di mestiere, che costringe alla pianificazione del turno e della partita.
Difetti pochi e veniali: bassa interazione, setup lungo, non perdona gli errori di valutazione.
Al momento nella mia top3 dei migliori titoli provati quest'anno.
 
Dammi ancora la mano
"Un giorno tutto questo sarà tuo e tu non potrai rinunciarci" dissi a mia figlia mentre dormiva, abbastanza sottovoce da non farmi sentire, e intendevo casa nostra, comprata con 20 anni di mutuo e sacrifici, e i giochi da tavolo coloratissimi oramai sparsi a centinaia per tutta la casa.
"Un giorno dovrai scegliere" dissi ancor più piano, "se restare qui accanto a tuo padre a giocare o andartene, e sono sicuro che sceglierai bene, bambina mia".
Stavo costruendo un bel castello di scatole colorate per farla restare, ero simpatico, accattivante, convincente nelle mie bugie.
Ma Torino non mi reggeva il gioco. Continuava ad abbassare le serrande dei negozi come palpebre per non dover guardare, incapace di risollevarsi, debole.

Volevo invecchiare accanto a mia figlia.
La amavo.
L'avevo vista venire al mondo. L'avevo messa davanti a tutto.
Ero stato uno di quei padri che giravano per la città di notte in macchina in cerca di una farmacia aperta per comprare la tachipirina per la febbre.
Lei non se ne sarebbe andata.
Se Torino si fosse risollevata.
Se avesse retto il gioco.
Se avesse fatto la sua parte.

.....
dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretesto
per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto;
vola, vola tu, dov' io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare
e dove è ancora tutto, o quasi tutto... da sbagliare.

Culodritto - Francesco Guccini - https://www.youtube.com/watch?v=rN6OdBuYbDQ



Newton e altri giochi tedeschi su Magic Merchant.

13 commenti:

  1. ... e volevo aggiungere qualcosa sui papà in cerca di farmacie aperte... ma hai già detto tutto tu e Guccini... e niente ... condividiamo

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  2. Ti seguo da qualche anno. E ormai più che delle spiegazioni dei giochi aspetto le tue storie. Ciao

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  3. Cose da papà, quando li guardi dormire e ti passa qualsiasi paura, incazzatura o incertezza. Gran pezzo Andrea, sempre un piacere leggerti.

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  4. Tanti auguri Dado! Sono sicuro che nel gioco del padre hai ottenuto finora un ottimo punteggio...

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  5. Immalinconirmi il giorno del mio compleanno non è corretto! Pretendo un prossimo pezzo puccioso e sorridoso. Come sai fare tu :D

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  6. Uno dei tuoi pezzi migliori di sempre.
    Soprattutto per un torinese.
    Grazie Dado.

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  7. Altro che le recenti canzoni di cantanti neo papà... questa si che è una dedica alla propria figlia. Il brano di Guccini il degno sottofondo. 90 minuti di applausi!

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  8. Bel pezzo. Nella classifica dei top

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  9. Auguri a Luna, che ha la fortuna di avere dei genitori eccezionali.
    Elena P

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  10. Dado, capisci perchè nelle tue storie, il gioco ha una importanza (molto) relativa, vero?

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