martedì 3 novembre 2015

Ha vinto Don Rodrigo

Renzo e Lucia si lasciano.
Tramite avvocato, in assenza di un Don Abbondio che possa mediare alla spicciolata la divisione del due camere e cucina.
Ci rimangono un po' di foto insieme, scattate quando le macchine fotografiche erano a 2 megapixel: le mogli col pancione, sedute sul divano, e noi uomini accanto al barbecue.

Non sono in partita, e Vik e Red lo annusano subito tipo bracchi.
"Dado se vuoi facciamo altro"
"No, no, mi piace".
Clash of Cultures. Era in calendario da un po', per dar modo a Redbairon di capire se rivenderlo oppure no. Ultimamente le scatole sembrano bruciargli fra le dita: compra, gioca e rivende nel giro di due settimane, e non c'è modo di fermarlo. Qualcosa gli compriamo io e Vik, ma non riusciamo a tenere il passo: è passato dal demone dell'acquisto compulsivo a quello del venditore compulsivo, e non vuol spiegarci come ha fatto.
"Dado tocca a te"
Non mi capita mai che i soci mi rimbecchino per muovere, di solito sono il più rapido al tavolo (dote che non paga sul segnapunti).
Faccio la mia mossa. A cazzo. Solo per far passare il mio turno. Perchè stasera non sono in partita. Ci sono solo i token gialli a segnare il mio posto, ma la mano che li muove sembra scollegata dall'altra estremità.

Al lavoro sembra abbiano finito lo Svitol e che fra gli ingranaggi abbiano pennellato sabbia per non farli girare. Le 17.00 mi vengono a strappare dalla scrivania che ho la testa piantata sulla tastiera e sulla fronte visibile il segno dell'infamia (qwerty).

Renzo e Lucia si separano. Vince Don Rodrigo, sotto forma di inerzia da matrimonio: tanta fatica per metter fuori i bravi e la peste bubbonica, e invece bastava solo aspettare. Ce lo fa sapere lei fra le lacrime, durante un caffè da loro, mentre i figli giocano inconsapevoli.

Tornati a casa acchiappo Francy e me la porto a letto. "C'è una festa nei miei boxer e tu sei invitata" le dico. Lei ride. E capisce. Perchè Francy sa leggere attraverso i miei difetti e tutte le mie parole sbagliate, mi guarda controluce l'anima meglio d'una radiografia. E soprattutto riesce sempre a intercettarmi in tempo, ad acchiapparmi per i capelli un minuto prima che collassi, che faccia a pezzi gli automobilisti che viaggiano sulla corsia d'emergenza, i fumatori in ascensore, i saltatori di fila professionisti e i furbetti del quartierino, un istante prima che dica loro frasi come "Adesso amico mi devi proprio ingessare il cazzo perchè me l'hai rotto".

Mi corico venti minuti, prima che arrivino i soci. A volte il lavoro sembra riesca a fiutarlo, quando sei a pezzi, quando avresti bisogno di un buono valido per una giornata tranquilla.
A volte piove merda di stravento e l'ombrello che si rivolta non copre: anzi fa da coppa di raccolta.

21.30
Viking e Redbairon spaccano il minuto ma si parte col freno a mano tirato. Clash of Cultures viene apparecchiato sul tavolo con molta approssimazione, spiegato con convinta balbuzie, e decantato come un Tavernello in un bicchiere di carta. Cogliamo però al volo tutte le distrazioni: il caffè e le mele al forno, un video di TeOoh sull'ipad, l'ennesimo pleggiare di Tales of the Arabian Night su Giochistarter, un dibattito in notturna sull'eventualità di portare un secondo monster nel nostro gruppo (candidato: Eclipse).
Sembra che nessuno abbia voglia di giocare davvero, stasera. Io non sono in forma ma neanche i soci scherzano, o forse no, sono proprio io a fiaccare l'intero gruppo, il peso morto che rallenta, che affonda, che tira giù, il gatto appeso ai maroni.
Gioco di civilizzazione per 2- 4 giocatori, 180-360 minuti la durata a seconda della zavorra al tavolo, un po' american un po' europeo, dipendente dalla lingua, con tanta roba buona nella scatola.
Ci si muove su una tradizionale mappa a esagoni, e si comincia la partita equipaggiati scarni con il proprio colono pronto a piantar bandiera, e un sacchetto minimalista di risorse tipo razione k. La mappa è ricoperta dalla fog of war, sotto forma di tessere rivoltate, così che bisogna esplorare almeno i vicini di casa prima di piantar baracca. Cinque i tipi di terreno (deserto, mare, montagna, pianura, foresta), cinque le risorse da raccogliere per costruire (legno, pietra, cibo, oro, idea) e tanti gli edifici da tirar su. Le miniature variano in bellezza dall'essenziale ma efficace al Gormite passato nel microonde.
Ogni civiltà si sviluppa in due direzioni: sul tabellone centrale, attraverso l'effettiva costruzione delle città e degli edifici, e sulle plance giocatore, nelle quali si sviluppano tutti gli upgrade e gli avanzamenti tecnologici. Tolte poche azioni di movimento e controllo della mappa, e le guerre contro gli accampamenti dei barbari e contro gli altri giocatori, è sulle plance giocatore che avviene il grosso della partita. Si tratta di un'efficiente griglia di upgrade suddivisi per tipologie, che si sviluppano in veri e propri "rami" tecnologici. Ludicamente parlando: una bumba, di quelle cose insuperabili come la serie Walking Dead o nascere cetriolo in un carcere femminile.
A fine partita ai punti delle carte obiettivo e meraviglia realizzate, bisognerà aggiungere 1 punto per ogni edificio presente sulla mappa e 1/2 punto per ogni upgrade della plancia giocatore.

Renzo e Lucia si separano, e se non li capisci sei tu quello sbagliato, quello arretrato, non al passo coi tempi, chiuso nei tuoi pregiudizi da dinosauro.
Siamo gli ottimisti cronici della nuova generazione, noi, guasconi patologici, consapevoli quindi indistruttibili. Vediamo occasioni dietro ogni angolo, anche dietro le separazioni vediamo nuove opportunità: si tratta solo di pensiero positivo contro pensiero negativo,  di reagire alle avversità, di giocare tattici al meglio del turno in corso.
E se a te sembra in perdita, giocare 10 turni o 10 anni investendo in un'azione, sviluppando tutti gli upgrade possibili, e poi abbandonare quell'azione, e vedere le azioni piccole un weekend ogni due, beh, sei tu che non sai stare al tavolo, sei tu il babbano fermo al Monopoly.

Clash of Subculture   
Ci sono i dadi a ricordarci un certo livello di imprecisione e di caso, nei nostri piani german. E ci sono gli obiettivi, distribuiti random come gli occhi azzurri: una semplice pigmentazione dell'estensione di 1cm che fa la differenza fra scoparsene una e scoparsene dieci. Niente da fare, stasera tiro fuori un cazzo ogni tre parole, non sono in partita, e i cocci sono miei.
Vik prepara le navi, poi si accorge che non riuscirebbe in tempo a fare il giro della mappa e a svuotarmi in casa i suoi 1000 guerrieri armati di picca, e chiede se (per caso) le navi alla fine danno (per caso) dei punti vittoria.
Red si diffonde sulla mappa come l'influenza a cavallo del natale.
Io ho mal di testa e guardo l'orologio, aspettando la fine.

L'ultima azione all'ultimo turno è la guerra. Su vasta scala. In quanto terzo attacco anch'io, tanto non ho niente da perdere. Red saccheggia 4 punti al Vikingo, io 2 al Vikingo, e alla fine a trionfare è proprio Red, a +1 su Vik e +6 su di me.

Clash of Cultures
Viking: "Mi piace. Mi piace davvero tantissimo"
Redbairon: "Bello. Ma probabilmente Patchistory è più bello".
Dado: "+180 minuti scritti su un coriandolo lasciato su un davanzale, in una giornata di vento"

 
Rosa di Gerico
Me la fa trovare stamattina sulla scrivania dell'ufficio TassoRosso , forse intuendo la settimana storta.
La pianta della resurrezione. Si tratta di un bulbo desertico, secco, apparentemente senza vita.
Tolta dal sacchetto sembra una palla di rami rinsecchiti. Messa in un sottovaso e innaffiata direttamente sulle radici esposte, si schiude, nel giro di un paio d'ore, e torna verde e viva.
Un miracolo.

La guerra è l'ultima azione. Spero che non la facciano, visto che hanno giocato insieme sullo stesso tabellone per 10 turni o per 10 anni.
Spero resistano all'istinto del "E' l'ultimo turno e non ho niente da perdere".
Don Rodrigo ha comunque vinto. Senza spendere risorse. Non starei a farmi doppiare.

La Rosa di Gerico può vivere anche un anno, senza una sola goccia d'acqua, in mezzo al deserto.
Si raggomitola su se stessa per proteggere i semi. E si fa a "pallina" per farsi trasportare dal vento, lontano, in cerca dell'acqua.

6 commenti:

  1. Sarà il carattere ma questi post quando sei storto mi piacciono proprio tanto.

    Cito:C'è una festa nei miei boxer e tu sei invitata" le dico. Lei ride. E capisce. Perchè lei sa leggere attraverso i miei difetti e tutte le mie parole sbagliate, mi guarda controluce l'anima meglio d'una radiografia.

    Sei un poeta... Vero!

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  2. Nuooo!
    Ma il gigante e la ragazza dagli occhi di ghiaccio?! :O

    M.

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  3. Siamo gli ottimisti cronici della nuova generazione, noi, guasconi patologici, consapevoli quindi indistruttibili. Vediamo occasioni dietro ogni angolo, anche dietro le separazioni vediamo nuove opportunità: si tratta solo di pensiero positivo contro pensiero negativo, di reagire alle avversità, di giocare tattici al meglio del turno in corso.
    E se a te sembra in perdita, giocare 10 turni o 10 anni investendo in un'azione, sviluppando tutti gli upgrade possibili, e poi abbandonare quell'azione, e vedere le azioni piccole un weekend ogni due, beh, sei tu che non sai stare al tavolo, sei tu il babbano fermo al Monopoly.


    MONUMENTALE....

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  4. Dado questa pagina è stupenda. senza parole. volevo solo esprimere questo: lo sento anche io ogni volta che Don Rodrigo vince quel malessere strano che tutti ci dicono non dovremmo sentire perché "siamo nel 2015"
    complimenti!
    ps. e mi sono ribeccata pure la scimmia per Clash of Cultures!!!

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