venerdì 6 settembre 2019

E gli animali si alzarono in piedi

Il vecchio zoo è vicino all'ufficio dove lavoro. Pranzo con un panino avvolto nella stagnola, seduto su una panchina all'ombra degli alberi.

C'è un uomo nella gabbia, con le mani strette attorno alle sbarre. Sta gridando che gli animali sono usciti, e che hanno rinchiuso le persone nelle gabbie. Strappo un pezzo di panino e glielo lancio.
Centro in pieno la sua camicia ralph lauren macchiata, poi il tozzo rimbalza sul pavimento della gabbia. Lui si china a raccoglierlo, e mangia, ciucciandosi le dita sporche.
Il facocero al mio fianco sghignazza e commenta: "Che porcheria". E' antropomorfo, effetto dell'evoluzione darwiniana o di non so che scioglimento dei ghiacciai, comunque controlla whatsapp sul cellulare e poi si gratta i coglioni.
La rivolta è scoppiata tre anni fa, un venerdì sotto le feste. Ha avuto inizio a Roma, a mezzanotte, e il mattino successivo si è allargata a macchia d'olio in tutte le grandi città, probabilmente c'era un piano.
Oggi gli animali danno la caccia agli uomini, li stanano nelle cantine con i lacrimogeni, e l'unica speranza per non finire nelle gabbie è nascondersi, mimetizzarsi, diventare invisibili.
Io indosso una pelle da coccodrillo e al bar racconto che ho avuto un incidente, che sono finito fra le pale di un motoscafo. Ma soprattutto catturo i miei simili, do loro la caccia, e quando li trovo li prendo a calci in testa e aiuto gli animali a sbatterli in gabbia. Così sopravvivo. Fottendo i miei simili.

Per un po' ho creduto che avrebbero rovesciato il mondo, che l'avrebbero ribaltato sotto sopra come una frittata, che sarebbe stato tutto diverso, un gran casino.
Ma gli animali hanno fatti loro tutti i vizi degli uomini, tutte le loro bassezze, e così alla fine c'è stato solo un cambio fra chi stava dentro e chi stava fuori dalle gabbie, un cambio di posto, e tutto il resto è rimasto uguale.

La giraffa torna a casa dall'ufficio. Al giornale le hanno pubblicato l'articolo, un pezzo al vetriolo contro alcuni lamantini di destra che stanno al governo. Gliela faranno pagare, ne è sicura. Sono tre settimane che la massacrano sui social network, che le buttano fango addosso. Su facebook alcuni capibara l'hanno presa di mira, le commentano sotto le foto che è una troia palla di lardo che fa l'intellettuale di sinistra: Spero che i levrieri afgani che difendi tanto ti stuprino, le scrivono.
Lei ha un account twitter dal quale risponde che quelle parole non le fanno nè caldo nè freddo.
E invece certe sere non riesce neanche a mangiare. Lo stomaco le si accartoccia, lei si chiude in bagno, si aggrappa alla tazza e vomita. E sogna di trasformarsi in un pulcino minuscolo, anzi in un uovo che non si è ancora schiuso.
Ho una compagna. Si chiama Laura. Ha 55 anni, è più vecchia di me, i capelli neri e bianchi, e prima della rivolta faceva l'avvocato. Lei si traveste da montone. Per sopravvivere ha cambiato specie e sesso.
Viviamo in un appartamentino in una traversa di Corso Vittorio, dove prima c'era il Jolly Hotel.

Una volta eravamo in tre, c'era anche Maurizio. In un'altra vita era stato dentista. Aveva ereditato lo studio da suo padre, era convenzionato con le compagnie d'assicurazioni e raccoglieva i soldi con la carriola. Quando c'è stata la rivolta degli animali si è mimetizzato anche lui, aveva una pelle d'orso davanti al camino nella baita in montagna, ci aveva scopato sopra due assistenti alla poltrona e una paziente. Ha fatto l'orso per alcuni mesi, un orso dentista che curava la bocca degli altri animali, la sera ci ritrovavamo a casa sua in segreto, con Laura, bevevamo grappa e ricordavamo i bei tempi.
Poi l'hanno beccato.
Lo hanno chiuso in una gabbia e gli hanno piantato le cannucce nel fegato per toglierli la bile, come agli orsi in Cina. E' durato poco. Mi mancano le serate da lui.

Quando gli animali stavano nelle gabbie e gli uomini negli uffici a contare i giorni che mancavano alla pensione, io collezionavo giochi da tavolo. Li tenevo sulla mensola, le scatola allineate come soldatini.
C'era un gioco che si chiamava COUNTERFEITERS.
Parlava di animali antropomorfi che stampavano banconote false.

Era per 2-4 giocatori, la partita durava mezzora, il suo autore era Olivier Bougeois, e l'editore per l' Italia : 3 Emme Games.
Durante la partita i giocatori dovevano cercare di stampare quante più banconote false possibili, con appositi olografi, procurandosi la carta filigranata e gli inchiostri, e poi piazzare le banconote ai ricettatori o cambiarle nei supermercati con quelle vere.
Le copie avevano tre differenti livelli di qualità, e naturalmente i ricettatori pagavano bene solo le migliori.
I giocatori avevano la possibilità di ingrandire le proprie tipografie clandestine comprando nuove macchine olografiche, e di mettere al sicuro i soldi guadagnati volando ai Caraibi e andando a depositare valigette piene di soldi in conti correnti non rintracciabili.
La polizia quando non brancolava nel buio cercava di intercettare tutto questo con retate nel cuore della notte.
Ma la mala aveva il braccio lungo, e con l'appoggio di un noto Padrino del quale era pericoloso persino pronunciare il nome, i cattivi riuscivano sempre a farla franca.
E quelle rare volte che si arrivava in tribunale spuntavano gli avvocati.
Succedeva esattamente come nei film di Hollywood : i cattivi avevano sempre gli avvocati migliori.

Il gioco funzionava sulla meccanica del piazzamento lavoratori, e in partita aveva una buon livello di interazione. Era possibile rubarsi le carte e le risorse al Mercato Nero, forzare le retate della polizia, velocizzare la fine della partita, occupare gli slot dei paradisi fiscali quando più servivano, e rendere carta straccia la banconote false ancora calde di rotative.
Il gioco, per una ventina di euro, era un buon introduttivo, di taglio family, aveva una durata perfetta, e gli animali smorzavano, rendevano il tutto molto meno serio.
La mafia degli animali non faceva paura. Le belve, contrariamente agli uomini, avevano una loro moralità.


Sono venuti i varani. Hanno sfondato la porta. Laura era sul letto, a guardare la televisione, in slip e maglietta, avevamo appena finito di fare l'amore. La pelle di montone era ben ripiegata sul divano, troppo lontana per raggiungerla. Hanno preso Laura per i capelli e l'hanno sbattuta a terra. L'hanno picchiata. Aveva la faccia viola.
Io, vestito con la pelle da coccodrillo, in piedi fuori dal bagno, in accappatoio e con il phon in mano, guardavo la scena senza dire una parola.
L'ho denunciata io.

Hanno costruito un tempio vicino al nostro appartamento. Ci vivono delle scimmie, religiose e benestanti. Sono arrivate qui un anno fa, prima stavano in un tempio vero, in Asia.
Una delle scimmie sospettava di me.
Per questo ho denunciato Laura, per salvarmi.

Così sopravvivo io, così salvo la pelle, vendendo i miei simili.
Laura lo sapeva, lo ha sempre saputo: la verità è sempre stata lì, proprio sotto il suo naso, bastava aprire gli occhi e mettere a fuoco.
Ma noi la verità non vogliamo mai vederla.


Trovate Counterfeiters e altri animali immaginari su Magic Merchant
che sostiene questo blog.

7 commenti:

  1. Orwell scansati propio eh poi davanti al dado vestito da coccodrillo,non c'è proprio gara

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  2. Not bad at all!!!!!!! (il gioco mi interessa poco, ammetto)

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  3. Ottimo lavoro come sempre Dado Nero!

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  4. Ciao Dado, racconto bellissimo.
    Grazie.
    Nicola

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