lunedì 18 febbraio 2019

Chi prende il nero

Il delinquente, lo sconsiderato, il lazzarone senza dio che si accinga ad aprire una qualunque nuova scatola guidato dall'impazienza, senza i dovuti accorgimenti, senza la studiata lentezza di certi gesti, magari lacerando il nailon con l'unghia, usando a mo'di tavolino il sedile del passeggero e approfittando di un semaforo rosso, mentre ritorna a casa da lavoro un mercoledì qualunque, sappia quanto segue:
1- che secondo uno studio del 2012 dell'Università del Minnesota, ben 36 dei 49 gesti necessari per aprire e defustellare un gioco da tavolo, sono i medesimi che i sacerdoti ortodossi di tutto il mondo compiono tutte le domeniche per celebrare la santa messa
2- che nel romanzo Il Codice DaVinci di Dan Brown, Robert Langdon, il protagonista, ipotizza che l'antico gesto del congiungere le mani a coppa, per prendere il calice del sangue, sia in realtà il gesto col quale i soldati romani di Cesare Augusto raccoglievano i dadi per giocare durante il turno di notte di guardia alle mura.
3-che quella degli editori è una massoneria di ebrei templari sciachimisti e illuminati circoncisi, e che ogni scatola viene benedetta con l'antico rituale del pane azzimo intinto nella cervogia tiepida, e che quindi ogni scatola va aperta con un acciaio inox che non abbia mai tagliato carne animale nè cartone amazon.
A chi pur sapendo tutto ciò si macchi di fretta e di precipitazione, al bramoso che per concupire una femmina scolpita dai crunch conosciuta in palestra, anteponga l'apertura precoce al complesso cerimoniale obbligatorio, ai ritardatari del sabato sera che comprano un nuovo gioco alle 19.15 e poi ne studiano il regolamento velocemente e superficialmente così che la sera lo spiegano a cazzo di capibara, si torcano le budella, i ghiottoni divorino gli occhi, le vespe cerchino nido nelle orecchie, e la galleria di netflix mostri soltanto cinepanettoni e il pinocchio di Benigni.
Era sera, dunque, e si stava di nuovo davanti a due tazzine d'arabica, ancora io e il fedele Vikingo, che ragazzo avevo conosciuto molti anni prima, e uomo consumato mi ritrovavo di fronte oggi. La sua casa con telaio antisismico, era progettata con mansarda indistruttibile fino all'ottavo grado Mercalli, per giocare a Starcraft - o Forbidden Stars - anche in caso di terza guerra mondiale, e anche di quarta, considerato che, secondo Einstein, si sarebbe combattuta con le pietre.
"Abbiamo perso" dissi più amaro del caffè e dell'Amaro del Capo, "Siamo secondi. Dietro Brescia"
"Cosa dite, maestro!?" chiese il mio fedele.
"Brescia ci ha superato. Adesso siamo la seconda città più inquinata d'Italia"
"Com'è potuto succedere, maestro? Cosa possiamo fare?"
Intercettai i suoi pensieri.
"Non incendieremo cassonetti, amico mio. Per quanto mossi da buoni propositi non possiamo interferire. La natura e l'inceneritore del Gerbido devono fare il loro corso"
Tirai fuori la scatola.
FLAMME ROUGE.
La contemplammo, perfetta, esemplare, avvolta nel nailon come una geisha in un kimono di seta.
La osservammo per sessanta minuti, in religioso silenzio, mentre i fumi dell'incenso libanese si sollevavano verso il soffitto. 
Poi sentimmo un rumore nell'ingresso, uno strusciare garbato di pantofole su piede femminile.
"Fra qualche istante entrerà in questa stanza una donna " profetizzai "Alta all'incirca un metro e settanta, con i capelli corvini, gli occhi del colore della terra della puglia, e il suo umore cangerà della stanchezza alla rabbia cieca"
Dopo qualche istante Pillow, moglie del Vichingo, entrò in cucina. Aveva messo a letto i bambini. "Ciao Dado" mi disse. Poi notò i cerchi dalle nostre tazzine di caffè sulla tovaglia immacolata color avorio e si arrabbiò che non avevamo usato i piattini.
Se ne tornò in camera, visibilmente contrariata.
"Come ha fatto, maestro?" chiese il mio fedele meravigliato.
"Da molto tempo è mio assioma che le cose più piccole sono di gran lunga le più importanti" risposi citando Artur Conan Doyle, e disegnando altri cerchi con la tazzina sulla tovaglia.
Poi dopo altri interminabili minuti Vik chiese.
"Lo apriamo Flamme Rouge?"
"Non ti lasciar prender dalla foga, mio giovane amico" lo rimproverai come si fa con un figlio.

L'acciaio era adeguato. La katana era stata comprata dal Vichingo durante un viaggio di lavoro di molti anni prima, e non aveva mai lasciato il fodero.
Lavai la lama col sakè di Sapporo.
"Maestro, perchè è importante questo gioco?" chiese il Vikingo.
"Perchè FLAMME ROUGE è una corsa, e anche la nostra vita lo è. Perchè ogni carta giocata è giocata per sempre, e anche i nostri giorni su questa terra lo sono. E perchè fra le pedine ce n'è una nera, e niente offusca la mente dei giocatori e li rende simili a scimmie idrocefale come l'idea di poter giocare col colore nero".
 La clessidra si inchinò un numero imprecisato di volte, e la notte fu più nera dell'inchiostro di cento seppie.

"Maestro" mi disse "sono passati 150 minuti, lo giochiamo?"
"Hai l'incoscienza dalla tua, mio fedele Vichingo. Il demone della fretta alberga in te. Non sei ancora pronto. Devi imparare ad aspettare".
Me ne andai, portandomi via il gioco, e lasciando Vik solo nel suo cucinino antiatomico, con due tazzine da lavare.

Flamme Rouge era un gioco di corse in bici con illustrazioni da antica barberia e moustacheria degli anni '60, per 2-4 giocatori, di Asger Harding Granerud, edito in Italia da PlayaGame. Aveva vinto il premio Gioco dell'Anno 2018, davanti al gran porcellanato d'Azul, e da lì in poi era corso sulla bocca di tutti come la tosse.

Il giuoco prevedeva un deck building al contrario, con due mazzi, per il Rouleur e per lo Sprinteur, rispettivamente i due ciclisti a disposizione del giocatore, che si  disfavano e che perdevano i petali, una carta dopo l'altra come d'autunno le foglie, in maniera irrecuperabile. I ciclisti beneficiavano della scia, come nella realtà, mentre l'atleta più avanti del gruppo si affaticava, ingolfando il proprio mazzo con carte fatica dal movimento monco.
Il Vichingo mi telefonò la sera seguente.
"Come ha fatto Flamme Rouge a battere il titano, il perfetto, il rullo compressore, lo sterminatore gancio-pancio, l'unico Azul? Me lo dica, maestro" chiese il Vikingo citando l'incontro fra Creed e Drago.
"Come fa la maestra delle medie con gli occhiali a far innamorare i suoi alunni, come fa la goccia a scavare la roccia, ma soprattutto come fanno le persone a guardare Uomini e Donne di Maria DeFilippi senza strapparsi via gli occhi dalla orbite con un cacciavite, una forchetta, un cavaturaccioli o un oggetto accuminato qualunque?".

La domenica seguente, dopo pranzo, telefonai al Vichingo.
"Sono a casa dei miei suoceri" gli spiegai "Mia suocera ha preparato lo spezzatino con la carne di cavallo e il sugo. E i carciofi in padella con l'aglio. C'era anche un ciambellone con le mele. E poi abbiamo giocato a FLAMME ROUGE".
"Maestro... ma come avete giocato!?! Senza di me!!!"

"Quando ho aperto la scatola, mio buon Vikingo, ho visto il seno della cupidigia, una bramosia simile a quella di gollum per l'anello, per prendere il nero, da sempre simbolo del più forte. Pensa, Vikingo, alla letteratura medioevale, all'arrivo del cavaliere nero, antagonista assoluto del cavaliere bianco, gli scontri mortali alla giostra, per il fazzoletto della regina. Pensa ai Micronauti della nostra infanzia, a come tutti cercassimo il nero Baron Karza e non quella pippa bianco latte di Force Commander".
"Ma voglio giocare a Flamme Rouge anch'io!!!" disse.
"Il nero è il colore che arriva all'occhio quando c'è assenza di luce"
"Ma chissene del nero, maestro, posso prendere pure il verde o il rosso o pure il giallopiscio, basta che gioco, cioè maestro!!!..."
"Dici così perchè non hai mai sentito il canto delle sirene, dolce da far venir la febbre quella che fa bollire il mercurio nel termometro, e non sai che è impossibile resistere alle spire del colore nero che uomini ben più forti di te e di me, ha fatto gettare a mare. Alla fine oggi dai miei suoceri ha vinto il verde. Lo Sprinteur verde di mia cognata Rosi, ha tagliato il traguardo con un'ultima carta da 9 di movimento, e io e mio cognato abbiamo preso un bicchierino di Vecchia Romagna. Buona la Vecchia Romagna"
.
Lui, il Vikingo che era stato bambino e adesso era uomo, imprecò come un vecchio pescatore ligure con le reti asciutte, e io lasciai la cornetta aperta, che producesse parole terribili e indicibili al vuoto cosmico.
Era furibondo. Ma dovevo salvarlo, e se non io chi altri.
Salvarlo dal demone del nero.


Flamme Rouge e ciclisti di tutti i colori tranne in nero su Magic Merchant

21 commenti:

  1. Bellissimo.
    A volte aspetto anche una settimana prima di aprire una scatola.
    Tullaris

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  2. Dopo anni di lettura senza commenti, Baron Karza mi sveglia dal buio nero della passivitá. Grazie Maestro Dado di aver evocato il suo spirito dai meandri dei ricordi di gioco di bambino!!!

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    1. Grazie Dared.
      Baron Karza è nel cuore di tutti noi.

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  3. O via, questo pezzo l'è POESIA PURA :)
    e cmq io avevo GREEN BARON

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  4. «Udite le mie parole, siate testimoni del mio giuramento. Cala la notte, e la mia guardia ha inizio. Non si concluderà fino alla mia morte. Io non avrò moglie, non possiederò terra, non sarò padre di figli. Non porterò corona e non vorrò gloria. Io vivrò al mio posto, e al mio posto morirò. Io sono la spada nelle tenebre. Io sono la sentinella che veglia sulla barriera. Io sono il fuoco che arde contro il freddo, la luce che porta l'alba, il corno che risveglia i dormienti, lo scudo che veglia sui domini degli uomini. Io consacro la mia vita e il mio onore ai Guardiani della Notte. Per questa notte e per tutte le notti a venire.»

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  5. Adoro come scrivi. Hai uno stile davvero unico e personale. I tuoi testi sono davvero densi, "grassi" e sfaccettati in maniera maniacale! I miei più sinceri complimenti!

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  6. Bello Baron Karza; ma Emperor, nero con inserti cromati oro, mantello, spada e pugni fluorescenti, era dieci volte meglio :)

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    1. Anch'io Emperor.
      Ma ero più legato a Baron Karza perchè era stato il mio primo micronauta.

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  7. E visto che non lo ha detto ancora nessuno, Flamme Rouge è proprio un bel gioco, si spiega in 5 minuti e regala partite avvincenti. I "Giuseppi" (Giuseppe e Guseppina, i titolari di PlayaGame :-) ) hanno proprio fatto un gran colpo!
    Che dire del Maestro Dado ed il Padawan Vik... sono veramente memorabili!
    Andrea, questa volta ti sei veramente superato e credimi, non era per niente facile... BravoBravoBravo!!!

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    1. Sì, bel gioco Flamme Rouge. E si spiega davvero in 5 minuti.
      Grazie Kukri.

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  8. In casa ho 14 scatole di giochi non ancora aperte, vorrei poter accumulare tempo o almeno poterlo comprare.
    Grazie Dado.
    N.

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  9. Ecco, io avevo appunto Force Commander... però col cavallo Oberon eh!

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