lunedì 14 gennaio 2019

I vivi sono imprevedibili

E così stavamo in farmacia, io e lui, e lui aveva appena chiesto al farmacista della colla per dentiere, ma la più economica, perchè gliene serviva proprio solo una goccia, che gli era saltata un'otturazione in bocca e il dentista che era in ferie e da buon dentista faceva il ponte, gli aveva consigliato al telefono di tappare momentaneamente il dente con la colla per dentiere.
"Ma non ti fanno senso i morti?" gli chiesi riflettendo fra collutori che Battiato avrebbe definito perlomeno mistici.
E lui, il DottorX, battezzato così per ragioni ergonomiche, e perchè  lavorava in ospedale in radiologia da 20 anni, e ne vedeva spesso di persone morte, da quando avevano cominciato a fare le autopsie virtuali con la macchina della Tac, mi rispose: "Temo più i vivi, Andre. I morti non fanno cose strane, fanno sempre esattamente quello che ti aspetti da loro. I vivi, quelli, sono imprevedibili".
Così mi raccontò di un tizio, che scavalcando un cancello si era infilzato la mano nelle punte. Era rimasto appeso, agonizzante tipo tortura medioevale. I pompieri avevano dovuto segare il cancello. Quando era arrivato in ospedale, con la listarella di metallo che gli passava la carne da una parte all'altra, pareva brandire una spada, come San Michele. Anche se questo i santi li tirava.

lunedì 7 gennaio 2019

La mia banda gioca di ruolo [e tutto il resto all'occorrenza]

Lavorano entrambi alla BayG, industria farmaceutica nota per le pastiglie contro l'emicrania, lei al terzo piano, come ricercatrice, lui all'ingresso, come sorvegliante. Lei ha 40 anni, è una bella donna, progetta antibiotici e vive con un gatto. Lui ne hai 50, il bacon degli hamburger che mangia la sera guardando la televisione gli finisce tutto nel giro vita, e dalle 8.00 alle 18.00 controlla i badge aziendali e sbadiglia davanti ai monitor della sicurezza. Non hanno mai scambiato altre parole che Buongiorno e Buonasera all'ingresso della BayG.
Finchè una sera si ritrovano entrambi sul pullman. Piove e l'autista ha fretta del diavolo di tornare a casa: spinge troppo sull'acceleratore. Il pullman sta attraversando il ponte, quando d'improvviso cozza contro qualcosa, sbanda a destra e a sinistra, finchè si ribalta su un fianco.
E' il buio, il pavimento sotto i piedi che si sbriciola, il mondo che gira come una giostra.
Quando lui e lei riaprono gli occhi sono all'esterno del pullman, in piedi sotto la pioggia. Non sanno come diavolo ci sono finiti lì, ma si stanno tenendo per mano.
C'è un grosso serpente marino, con una testa grande quanto un'automobile, che sta tirando fuori il corpo dell'autista del pullman dal parabrezza sfondato. Lo sta ingoiando senza masticarlo, come fanno i serpenti con le rane.
Ed è in quel preciso momento.
Che in lui si risveglia il mythos di Ramses II.
E in lei quello di Arsenio Lupin.