giovedì 9 aprile 2015

Il fardello di quel gioco tappa terre

Fra una cosa e l'altra, 15 anni che gioco a Magic, che a dirlo così "15 anni" non rende davvero l'idea, ma devi pensare uno dietro l'altro tutti gli anni, anzi tutti i santi giorni, che hai passato sui banchi di scuola a bucherellare il dorso della gomma con la punta della matita, sommando elementari, medie, superiori, e ancora altri due anni fra servizio civile e quel limbo in cui sembrava esser finita la tua vita: ecco 15 anni così pesano diversi.
Ho iniziato nel 2000.
Mi ero fatto regalare il mazzo introduttivo per il compleanno, anzi due mazzi: uno per me e uno per Paolo, il socio.
Convivevo già con Francy, in un monolocale e mezzo dall'altra parte della città, con un frigorifero con lo sportello del mini-freezer nella parte alta del frigo che stava chiuso grazie a un pezzo di scotch, e col boiler elettrico per l'acqua calda che la doccia se se la faceva Francy non me la potevo fare io fino al giorno dopo.
Tutti i mercoledì sera prendevo la macchina e attraversavo Torino per raggiungere il socio a Mirafiori.
Ci mettevamo sul tavolo della sua cucina, che era poco più grande della mia ma ci giravano due gatti che saltavano sulle sedie per farsi accarezzare. Io portavo il mio mononero "Vudù", una candela e sempre la stessa bottiglia vuota di birra Trompe la Mort, lui il suo monoverde "Mangrovia" che io chiamavo "MazzoDitoInCulo". Piantavamo la candela sulla bottiglia, inclinata perchè si consumasse velocemente nel giro di qualche ora e la cera colasse sul collo della bottiglia che era nera e flessuosa come Cassandra Peterson in Elvira, e quando la fiammella si spegneva in un filo di fumo grigio, contavamo chi ne aveva vinte di più (di solito lui).
Quindici anni fa.

Ho 3000 carte di Magic nell'armadio. O forse son 5000, giuro non ricordo, le ho contate una sola volta, comunque un bel po' di carte. Ho alcuni Duel Decks, un paio di Planechase, tre Commander basati su Rovoteschio,Wrexial e Doran, un Reanimator in cui ci ho buttato dentro anche i due cenobiti di New Phyrexia: Elesh Norn e e Jin-Gitaxias, un cubo pauper da 400 carte per draftare, e poi i miei mazzi (folli): tutti col nome scritto sul portamazzo ma "cifrato" perchè l'avversario leggendolo non capisca (come Infarto Greco, che sarebbe un artefatto bianco e blu, o Sperlari, un mazzo che fa scartare).

Oramai ci gioco molto poco, eccezion fatta per qualche draftata sul cubo con ErProsciuttaro, possessore di un Force of Will conservato in un profilattico dentro il portafoglio perchè non si sa mai, o qualche serata a grappa barricata e farinata de zena, su mazzi commander poco lubrificati, sempre con ErPro, che è un cartaro convinto.

Con Magic the Gathering occorre mettere subito le cose in chiaro, prendersi i propri spazi, pretenderli, a costo di litigarci.
Perchè Magic ti toglie l'aria, ti sta addosso 24 ore al giorno, dove sei con chi sei chi c'era con te perchè non mi hai portata con te?, perchè Magic non accetta che tu possa passare del tempo e magari anche divertirti, senza di lei.
E tu l'accetti, perchè la ami e l'amore son due giri di filo spinato ben stretti attorno al cuore, e tu ti senti una merda per esserti fermato mezzora in ludoteca per una partitina a Seasons con un amico, mentre lei è a casa da sola. E quando torni a casa lei non te la fa passare. Piange, isterica, tira in ballo l'amore, che lei ti ama più di quanto tu ami lei, che siete una coppia e dovreste condividere tutto, che lei ti ha aspettato tutto lo stramaledettissimo giorno, che... E tu guardando quel volto rigato di lacrime pensi davvero di aver sbagliato qualcosa, non sai di preciso cosa, ma di sicuro qualcosa, e ti senti uno schifo d'uomo e le prometti che non ti fermerai mai più in ludoteca senza di lei, e lei singhiozza un Ti amo, e tu te la stringi al petto e le sussurri Anch'io piccola mia e anche stai singhiozzando anche tu.

E' difficile far giocare ad altro un giocatore di Magic.
Soprattutto a un altro card game.
Perchè il giocatore di Magic è monogamo, roba che il pinguino imperatore è un puttaniere da controviali, fedele fino alla morte al suo tappa-terre, servo della gleba ed orgoglioso di esserlo.
E prevenuto. Chiappe strette tipo in carcere.
Degli altri giochi non ne vuol neanche sentirne parlare, neppure di Netrunner, neanche quando gli spieghi che è sempre di Richard Garfield.
Sì, magari un giorno, naturalmente non subito eh...
Mai.

Il giocatore di Magic è convinto di non aver bisogno di altro, perchè crede che Magic nella sua dimensione macromondiale e nelle ennemila espansioni possa racchiudere tutto lo scibile in fatto di card game, e che gli altri giochi non possano aggiungere nient'altro, che non esistano altri sapori possibili.
E quando anche riesci a mettergli in mano un nuovo card game e a trascinarlo per i capelli in una partita con la promessa di una birretta, lui in fine ti dirà:
1-che Magic è diverso, che la tal meccanica è diversa, che in Magic le cose accadono in tutta un'altra maniera. Perchè lui non si è davvero seduto al tavolo per provare un altro gioco ma solo per sovrapporne i bordi a Magic e metterlo controluce.
2-che comunque il gioco appena provato è nettamente inferiore a Magic. Non diverso: inferiore. Perchè per lui non esiste diverso ma solo migliore o peggiore, e l'ultimo arrivato non può che essere peggiore. E questo granitico giudizio di inferiorità senza possibilità di appello, arriverà naturalmente dopo una singola partita, perchè lui che gioca a Magic da 10 anni, che si spara le release, le pre-release, i Friday Magic Night, le ludoteche sudate d'adolescente il sabato pomeriggio, che gira col portamazzo col simbolo della palude serigrafato (25€), che compra le carte su ebay per poi rivederle su ebay, che si drafterebbe pure la sorella se potesse, non può perdere tempo col nuovo gioco, non so: giocarci un paio di sere, farsi una draftata un sabato sera.
Non avrai altro Dio all'infuori di me.


Mi era già successo con Yughi-Oh, gioco purtroppo sottovalutato e bollato "per ragazzini" per via del cartone animato (e invece piuttosto gradevole da giocare), e con il card game di World Of Warcraft, che se vi fidate di zio è un gran bel gioco, e se vi siete persi la modalità raid sappiate che vi siete persi delle gran serate.
Di recente mi è capitato con Warage.
Edito dalla District Games, living card game 100% italiano, oramai arrivato alla quinta espansione e non accenna a rallentare.
Warage presenta più similitudini con World of Warcraft che con Magic, per via degli equipaggiamenti montati direttamente sull'eroe e dell'ingombro delle armi, ma presenta anche un interessante sistema di pagamento del costo di evocazione tramite punti vita: non puoi caricare l'avversario alla cieca equipaggiando tutto quello che capita a tiro, perchè ogni carta è una sacchettata di sangue in meno spillata dall'arteria, e quando spendi è come se regalassi colpi all'avversario. Una meccanica, quella dei punti vita, ben implementata, che costringe giocate consapevoli ("Mi conviene equipaggiare ques'ascia bipenne? Fa un botto di danno ma mi costa il polmone destro") e turni via via più serrati.
E poi ci sono le stagioni, che son simili ai Planechase di Magic, ma molto più controllabili (le razze ottengono bonus\malus a seconda della stagione, e naturalmente ci sono mazzi costruiti attorno a questa manipolazione).
Insomma: interessante, sicuramente da provare e capire se vicino ai propri gusti.
Ecco dicevo.
Ho provato a mettere Warage sul tavolo fra me e l'Uomo Della PS3, e lo scambio è stato: "Dadi? Come dadi?"
Io: "Si, si rollano anche dei dadi, in difesa e in attacco. Il gioco attinge dai gdr"
Lui: ".....Magic non usa i dadi"
Io: "Lo so. Questo infatti è Warage"
Lui: "Mhmhmhmhm. Mi sembra molto diverso da Magic"

Non sei nato con le carte di Garfield in mano, amico mio, ci sei arrivato tramite un atto di fiducia.
E' stato così per tutti, anche per me.
Questo weekend c'è PLAY a Modena.
Vieni a dare un'occhiata, vieni a sederti ai tavoli e prova a dare una possibilità anche al resto.
Un'onesta possibilità.
Potresti scoprire che Magic è effettivamente tutto ciò di cui hai bisogno, e allora va bene così.
Oppure potresti trovare valido (non dico migliore: valido) anche qualche altro gioco, e prenderti un mazzetto così, da giocarci una volta ogni tanto, fra un draft e un Friday Magic Night.
Prova a vivere pericolosamente.

sabato 4 aprile 2015

Ore 2.00: espansione di Hyperborea

Accumuliamo ritardo. Tanto che Andrea mi whatsappa "Siete quasi arrivati?". Gli avevo detto 21.20 invece per una serie di contrattempi arriviamo che sono quasi le 22.00. Solo io e Red.
"E Viking?"
"Ancora in ufficio. Ci raggiunge"
Cominciamo a stappare una Isaac della Baladin, gentilmente sponsorizzata dal Dottor Kingsburg.

Il Vichingo arriva diretto dal lavoro che sono le 22.30.
E' il mio supereroe personale, il Vichingo.
Più di 12 ore di ufficio ed è ancora pronto a mettersi in macchina e raggiungerci per tirar le 2.00 di notte, cenando solo con un sacchetto di patatine SanCarlo e una birra.

Ripassata velocissima alle regole del base di Hyperborea e si parte con le regole dell'espansione.
Dado: "Posso raccontarlo sul blog che stiamo playtestando il prototipo dell'espansione?"
Chiarvesio: "...mhmhmhm veramente non abbiamo ancora ufficializzato che..."
Dado: "Andre non ce la farò mai a mantenere il segreto. Mai"
Chiarvesio: "Va bene, allora, ma almeno tieniti sul vago riguardo le meccaniche"
Dado: "Posso almeno raccontare dei cubetti bianchi e dei cubetti neri?"
Chiarvesio: "Assolutamente no. Non citarli neanche!"

Proviamo tutte le novità del prototipo, cercando di forzarle sia monostrategia che "ad accompagnare".
Red intuisce subito le potenzialità (e la sinergia) delle novità, e macina punti e belle giocate.
Più lento Vik (leggermente provato dall'ufficio) e il sottoscritto che comunque abusa e scomba ma come al solito risulterà ultimo al conteggio punti.

L'espa (se così sarà realizzata in fase finale) aggiunge un bel po' di roba senza però appesantire la partita, anzi lubrificando addirittura e assottigliando il turno giocatore (che già mi sembrava piuttosto snello).
Turni veloci, efficaci, densi e strategie aperte.
E un'asimmetricità che ti fa venir voglia di cominciare un'altra partita solo per poter provare "il resto".
Belle pensate, Andre!

nota: Andrea Chiarvesio si è raccomandato di non divulgare ancora le meccaniche dell'espansione, ma ha anche compreso che essendo un uomo di carne e sangue, potrei alla fine crollare di fronte a un teku di Birra del Borgo o a una quinta di seno esibita con disinvoltura a Play, quindi insomma: sapete come regolarvi, lui capirà.

mercoledì 1 aprile 2015

La piccola carogna

E finalmente sono arrivati, gli occhiali sul mio naso. Mai portati: primo paio della mia vita, primo pezzo di vetro che si mette in mezzo fra me e il resto del mondo.
"Eh, ma dopo i 40 è normare avere un fisiologico abbassamento della..." capperi, la presbiopia mi aspettava sulla porta con il sacchetto dei croissant.
"Ma quando dovrei metterli?"
"Mica sempre, eh, magari quando legge o quando è al computer"
Praticamente posso togliermeli per andare a dormire.
Non è l'unico regalo per esser entrato a far parte dei FILF: ho la minima alta. Il dottore mi ha consigliato di perdere peso, fare più movimento, mangiare più sano e soprattutto il sesso: almeno 3 sere la settimana (lo scrivo nel caso Francy capitasse sul blog).
Ho la barba bianca. Non tutta: una spruzzata al centro del mento, come quando mangi il pandoro.
Come in alcuni romanzi: "...aveva una barba sale e pepe con più sale che pepe"
Sia chiaro: mi piace come mi sta, però non posso ignorare cosa significhi.
L'arrivo degli occhiali e della loro custodia, col panno morbido per pulire le lenti, coincide con l'arrivo nella mia cassetta delle lettere dell'espansione di Vudù: Ninja vs Pigmei.
Prima di passare il vudù il bersaglio deve tossire.  

Non sono uno che si strappa i capelli per le espansioni. A metterla proprio onesta non le prendo quasi mai. Il più delle volte per il prezzo "non da espansione". Come dire: se mi vendi il bollito a 10 non puoi cercare di vendermi la mostarda da metterci sopra a 5.
Ogni volta che entro in un negozio con l'idea di prendermi la tal espansione, finisce che ne esco con un gioco nuovo, e la sensazione di aver comunque risparmiato (pur avendo speso di più).
E al di là del prezzo, comunque, mi capita davvero di rado di sentire  veramente la necessità di un'espansione.
Preferisco affondare i denti su un'altra chiappa.

Aspettavo invece con impazienza l'espansione della piccola carogna.
VUDU'.
Credo di aver mandato a Marco Valtriani almeno tre messaggi diversi, a distanza di un mese l'uno dall'altro, per chiedergli quando sarebbe uscita l'espansione (quando diavolo sarebbe uscita).
Sono un fan di Vudù.
Credo sia uno dei migliori party game degli ultimi anni, e mi è capitato di giocarci in tutte le configurazioni 3+ e persino in 10 (molto prima dell'espansione per portarlo a 8) e ho visto quella scatoletta del demonio possedere la gente, rubarle l'età più che l'anima, entrarle dentro.
Vudù!
Ho visto scettici con scope in culo "No, veramente i giochi da tavolo io...", strillare come l'Aquila di Ligonghio, a due turni dal primo giro, e project manager di multinazionali del software starsene rannicchiati sulla sedia, chiocciando come galline, pur di non perdere un punto maledizione.
E ancora: donne inginocchiate a terra, improbabili licantropi, ravanatori di capigliature altrui, bipedi senza l'uso dei palmi, e ventriloqui specializzati nel suino.
La piccola carogna è un gioco in cui il perculamento è default, in cui la meccanica è puro pretesto, e la vittoria dell'uno o dell'altro giocatore, un dettaglio del quale dimenticarsi un secondo dopo aver riposto il gioco nella scatola.
Ninja vs Pigmei
Le nuove carte dell'espansione Ninja vs Pigmei non sono tantissime (anzi sono solo una trentina, io avevo pregato a Valtrià: "Almeno 200, dai!!") ma le nuove maledizioni si legano molto bene con quelle del base di Vudù, creando combo di effetti risibili e ridicoli, di quelli che dovresti riprendere la partita con la telecamera, per far scarpetta nel piatto delle ghignate.
Ninja vs Pigmei introduce 2 nuove "razze" come da titolo, con magie economiche e maledizioni del clan Uchiha che si possono ribaltare a faccia in giù per nasconderne gli effetti e far pagare salato pegno.
Il manualetto (nel quale è anche riportata una versione per 2 giocatori) suggerisce di giocare togliendo una razza... ma quando mai: buttate tutto dentro il frullatore e premete ON: non cercate di imbrigliare un gioco caciarone come Vudù fra regole e regolette impomatate.
Frullate e buttate giù, gusci compresi.
Un'espa piccolina e graziosa, questa di Ninja vs Pigmei, a un prezzo assolutamente accessibile (8 euro), per un gioco che a mio avviso è destinato a diventare un classico da birreria, da fiera e da capodanno sversi.

La più grande maledizione dopo il big bang
Corpo e anima invecchiano a due velocità diverse, e questa è la vera maledizione.
Il corpo cede, la glicemia ci tradisce, gli occhiali atterrano sul nostro naso, e il colesterolo fa da file di log di tutti i panini al chiosco e delle birre in piedi. Mentre la mente va, innocente, spregiudicata, convinta che il corpo le starà dietro comunque, in qualche modo.
E' un gioco fallato, il nostro, e non c'è reso e non ci sarà una seconda spedizione per le carte mancanti. Giocate con quello che avete nella scatola, giocate al meglio con le carte che avete in mano.
E divertitevi anche nel turno degli altri.
Che la partita è un attimo.

martedì 31 marzo 2015

Mio cugino a PLAY

Mi ha detto mio cugino che l'11-12 Aprile c'è PLAY e lui ci andrà pure col gesso al piede.
Mi ha detto mio cugino che gli stand sono così grandi (18.000mq) che c’è gente che per trovare i gabinetti usa il TomTom.
Mi ha detto mio cugino che all’esterno di Play non c’è la ghiaia ma si cammina sui token.
Mi ha detto mio cugino che quando fai il biglietto a Play, se lo strappi puoi trovare il biglietto d'oro per la fabbrica dei giochi di Knizia.
Mi ha detto mio cugino che a Play gli editori ti fanno il 70% di sconto e ti offrono pure la birretta.
Mi ha detto mio cugino che a Play ci sono delle cosplayer vestite da dado D6 che si rotolano per terra, e se esce il "6" ti fanno vedere le minne.
Mi ha detto mio cugino che a Play di quest'anno TeOoh e Alkyla si sfideranno a braccio di ferro davanti alle telecamere e il video farà più visualizzazioni del Gangnam Style.
Mi ha detto mio cugino che i giochi da tavolo comprati a Play hanno già dentro l'espansione per il 5° giocatore.
Mi ha detto mio cugino che nell'ala ovest di Play c'è un padiglione apposta per rosicare contro l'alea.

Mi ha detto mio cugino che a Play ci sono un sacco di giochi gratis da prendere in prestito e da provare ai tavoli, ma se vi fottete i pezzi vi deve venire la diarrea per un anno intero.
Mi ha detto mio cugino che a Play ci saranno un sacco di volti noti del panorama ludico italiano, ma ci saranno anche i volti meno noti, i muzzuni, i cialtroni e persino il Dado Critico, Viking e Redbairon.

http://play-modena.it/

domenica 29 marzo 2015

In realtà siamo sempre stati in quattro

16 Gennaio 2014
Fabio72: "Dado devo chiederti un favore. Grosso"
Dado: "Basta che non siano soldi"
Fabio72: "Non scrivere di me sul tuo blog. Non devo comparire. Nè nei resoconti delle serate nè nelle foto"
Dado: "....va bene.. ma perchè?"
Fabio72: "Cristina. Ho scoperto che... si scopa un suo collega d'ufficio"

Ieri
Arrivano leggermente in ritardo, perchè Red vuol farci provare la miglior farinata di Torino e così si fermano al forno ("Ci sarà un po' da aspettare: è un buco di negozio e c'è sempre la coda fuori"), e io non posso neanche cominciare il setup di Five Tribes perchè la scatola ce l'ha Red.
Arrivano che sono le 22.00 passate. Red porta la farinata, Vik una birra dei Mastri Birrai Umbri, una vecchia conoscenza di livello intermedio, e Fabio72 il solito bottiglione magnum di Coca Cola, che si scolerà da solo.
Tempo di prendere pepiera e cavatappi e si comincia.

FIVE TRIBES
Titolo che ha fatto molto parlar di sè in questi mesi, sia per i numerosi premi vinti che per gli sperticati pareri dei giocatori che l'hanno provato, per 2-4 giocatori, della durata di una 90ina di minuti a non acchiappar le mosche nel proprio turno, di Bruno Cathala, di prossima rimasterizzazione ITA a cura di Asterion.
Hardware di alto livello: una motherboard di tessere riconfigurabili per garantire un'ottima longevità, ram ddr4 di carte da riempire e vuotare per velocizzare i punti, hard disk block notes di grande capacità (capace di immagazzinare i risultati di centinaia di partite) e numerose periferiche in legno frutto di un disboscamento massivo che i nostri figli un domani pagheranno. La cpu è costituita da un Quad-Core di meeples: ottima potenza di calcolo (ma a carico dei giocatori).

Windows Five (Tribes) è un sistema operativo a 64 bit, che processa i servizi con la meccanica del mancala: prendi tutti i meeples da una tessera e ti sposti in qualunque direzione, verso una tessera "bersaglio", lasciando giù un meeple per ogni tessera attraversata. Accoppiati i meeples dello stesso colore nella tessera bersaglio, si esegue l'azione della tessera, e se "svuotata" se ne conquistano i punti vittoria. I meeples, inoltre, hanno attivazioni ed effetti diversi a seconda del colore.

21 Febbraio 2014
Fabio72: "Me li hai comprati?"
Dado: "Si, come mi avevi chiesto: supersottili e stimolanti per lei"
Fabio72: "Bene. Ne prendo subito un paio. Posso lasciare la scatola da te qualche giorno, finchè non trovo un posto sicuro in casa?"

Ieri
Comprato durante una delle frequenti settimane di digiuno ludico e tanti buoni propositi andati a ramengo di Redbairon, scelto nel negozio nonostante le mie tirate di giacca verso Zhanguo o Patchistory, Five Tribes si rivela subito irto di spine come una triglietta dell'adriatico.
Nonostante il colpo d'occhio della livrea e l'ottimo sapore delle carni, la paralisi d'analisi ci finisce puntualmente sotto i denti a ogni turno e ci tocca masticare cauti.
Comincio a spinare io, che di solito sono uno dei più impulsivi al tavolo, e già temo per i turni di Vik e di Fabio, che hanno approcci da lentofumo in radica Savinelli.
Red sembra puntare sui set di carte merce, Vik sui punti sull'unghia dei meeples gialli (e sulle merci come piano b), io e Fabio grazie all'acquisto di geni che scombano con gli assassini, ci contendiamo i meeple rossi e piantiamo palme come attivisti del guerrilla gardening.
Lubrificate le tessere da un po' di meeples, i turni cominciano a girare. L'asta per l'ordine di turno vede quasi sempre me e Red come primi giocatori, Vik e Fabio giocano più sparagnini (cambieranno passo negli ultimi turni).
Due ore e tre birre dopo (e 1\2 di bottiglione di Coca) Red mette fine ai giochi piazzando l'ultimo cammello.
Nel conteggio punti stravince Vik, che ha trasformato il piano b in un piano a, seguito da me e da Fabio, a un kebab di distanza, e Red inspiegabilmente ultimo, nonostante un bel set di merci.

Solo due cose rischiano di guastare questo Five Tribes: le altissime aspettative che si generano leggendone un gran bene dappertutto (noi pensavamo di trovarci anche un paio tette nella scatola) e un giocatore che in partita ne inchiodi i turni ebbro della paralisi da analisi.
Per le aspettative non so cosa consigliarvi: è il solito autogol di noi giocatori ravanatori del web, io la prima volta che ho giocato ad Agricola mi aspettavo pure la famosa fettina di culo.
Per la paralisi d'analisi vi consiglio compagni di merende un po' sportivi, che non la menino sulla mossa della vita a ogni turno, altrimenti, ve lo assicuro, non se ne esce.
Un gran bel gioco sotto tutti i punti di vista.

11 Luglio 2014
Fabio72: "Dado stasera non vengo"
Dado: "Va bene. Avverto gli altri. Le cose con Cri come vanno?"
Fabio72: "Ecco. Appunto"
Dado: "Mi spiace, Fabio. Davvero"
Fabio72: "E' il mondo che ti crolla addosso, Dado. E tu non puoi farci un cazzo"

ARK&NOAH
Io ho una memoria selettiva. Ossia mi ricordo a memoria il regolamento di Carnival Zombie ma non cos'ho mangiato oggi a pranzo.
Quindi quando Mario Sacchi mi ha chiesto "Ma Ark&Noa l'hai mai provato?" mi è tornato subito in mente un commento dei Giullari, scritto due anni fa sul forum della Tana dei Goblin: "Ark & Noah è un gioco cattivissimo, purtroppo sottovalutato".
Titolo per 2-4 giocatori, german, d'ambientazione... Arca di Noè.
Sì, esatto. I giocatori vestono le sacre vestigia della famiglia di Noè, intenta a costruire l'arca per salvare gli animali (un maschio e una femmina di ogni specie) dal diluvio universale.
La componentistica è costituita da un tabellone di gioco (l'arca) modulabile a seconda del numero di giocatori, da una plancia azioni (squisitamente german), e da una sacchettata di legno e segnalini in cartone.
Nell'obiettivo comune di costruire l'arca e imbarcare gli animali, le azioni possibili sono:
-raccogliere pece (per sigillare le paratie esterne dell'arca)
-pescare animali dai sacchetti (cercando di accoppiare maschi e femmine)
-raccogliere cibo (da imbarcare sull'arca, per gli animali)
-scambiare paratie o animali
-raccogliere paratie
-piazzare paratie e pece sull'arca (costruendo gli alloggi degli animali)
-imbarcare cibo e animali sull'arca

30 ottobre 2014
Fabio72: "Le ho detto che sono andato a prostitute"
Dado: "Non so che dirti, Fabio, non mi sembra la strada giusta"
Fabio72: "Non posso andare avanti. Ci ho provato: non ci riesco"
Dado: "Non c'era un altro modo? Non potevi tentare di..."
Fabio72: "Bisogna trovarsi, Dado. Non te lo auguro, ma bisogna trovarsi per capire"

Ieri
Adam Kadmon: "Ogni volta che Dado e i soci giocano a un titolo di Stefano Groppi, indossano le maschere. Una coincidenza? Io non credo"
Secondo giro di caffè e attacchiamo con Ark & Noah.
Forte di un set di regole aderenti all'ambientazione e tra l'altro molto intuitive (ad esempio piazzi le paratie come divisori, per creare gli alloggiamenti degli animali, in ogni alloggiamento ci deve essere una scorta di cibo sufficiente per il viaggio, e l'alloggiamento deve essere adeguatamente grande a seconda della taglia dell'animale) in un paio di turni spalmiamo pece negli interstizi con precisi colpi di pennello Cinghiale.
Red se ne va in fuga. Da subito. Incapace di digerire la medaglia di legno a Five Tribes, lo spocchioso tritamanuali gira il cappellino con visiera ed entra in modalità Over the Top. Il vichingo, in scia, una manciata di punti più indietro, cerca di tenere il passo, mentre io e Fabio mandiamo giù rospi (la coppia che avremmo dovuto imbarcare).
Sollevata la pellicina, cominciamo ad affondare le dita nella carne del gioco, e a portare i nervi allo scoperto. Come eletti di Matrix riusciamo a leggere il codice della cattiveria di Groppi, codificato nella azioni di Ark & Noa. Nessuna azione è davvero minore, o poco efficace o anche soltanto gentile. Ogni cubetto di pece potrà essere usato contro di lei.
L'istinto di sopravvivenza prende il sopravvento. Seppelliti vecchi dissapori a proposito della promessa di scambiare Cave Troll con Snowdonia, io e Vik lavoriamo fianco a fianco e imbarchiamo una molto remunerativa coppia di rinoceronti neri, rosicchiando punti a Red Lo Spocchioso.
Fabio prova a ironizzare sul fatto che non è in partita, che non ci sta con la testa, che a lui sono toccate le formiche e le termiti da imbarcare. Ma non c'è pietà.
Si va avanti. A dispetto delle tessere animali pastello, dell'ambientazione biblica e di immancabili momenti cooperativi assolutamente ipocriti (siamo sulla stessa barca, amico), Ark & Noah è un gioco da gamer, tanto semplice quanto spietato.
Nonostante la volata prematura del Red, il finale strettissimo è tutto fra me e il vichingo, che mi ruba la maggioranza di paratie esterne e l'intera partita all'ultima mossa possibile.
Cala il sipario su un bavaffangulovik.
Un gioco che non te lo aspetti.
Sinceramente non credo l'avrei mai preso in mano se non me l'avessero consigliato i Giullari e se non mi fossi fidato del nome "Groppi" sulla scatola (anche a Sacchi va parte del merito)
Un german solido, inaspettatamente bastardo, con minima componente di alea legata alla pesca degli animali, ben calibrato e con un set di regole molto ben congegnato, che a mio avviso paga solo il dazio di un'ambientazione poco accattivante (benchè ben realizzata).
Il mio consiglio: mettete da parte l'ambientazione, fregatevene, siate giocatori tedeschi (stay german stay gamers) che se ne fottono delle ambientazioni pretesto appiccicate sopra: ignorate l'ambientazione biblica e provate il gioco (magari con "soci" con due dita di cattiveria nelle budella).
Non ne rimarrete delusi.

Come al solito: grazie della serata, raga ^_^

EPILOGO
Cara Cristina, contrariamente a quanto hai fatto tu, Fabio non ti ha mai tradito.
Non entro nel merito della questione "perchè l'hai fatto?", ti dico solo quello che ha fatto, anzi che non ha fatto il tuo Fabio.

Non ha mai avuto un'altra donna, e nonostante quello che ti ha raccontato: non è mai andato a prostitute. Le sere che usciva, è sempre venuto da me, a giocare, a svagarsi un po'.
Le carte di profilattico strappate che hai trovato nella macchina, fra un sedile e l'altro, erano solo una messinscena, presumo un modo per farti star male quanto tu hai fatto star male lui, più verosimilmente un modo per farsi lasciare. Perchè nonostante tutto, lui non ne aveva il coraggio.

Non aveva più la forza di guardarti in faccia per quello che hai fatto, ma non riusciva a lasciarti.
I soldi che ti ha detto di aver speso, fra cene fuori con quella ragazza inventata e le prostitute inesistenti, li ha spesi per comprare qualche board games, che ha lasciato qui da me.
Poca roba, comunque.
Fabio mi aveva chiesto di non scrivere niente sul blog, nel caso ci fossi capitata per sbaglio.
Adesso che l'hai lasciato mi ha detto che potevo riportare la cosa.

E raccontare cosa faceva quelle sere.
Ciao.

martedì 24 marzo 2015

41enne torinese spara alla suocera

Il pranzo dalla suocera, nel weekend, è la versione hard gamers del pranzo dai miei genitori.
Non dico che il pranzo della mamma sia filler. Il pranzo della mamma è Feld: peso medio, si punta alla massima efficienza, alla soddisfazione del giocatore, al "Ci sono tante cose, tutte buone, non potrai mangiarle tutte".
Il pranzo dalla suocera è il cinghiale da quattro ore: tanta roba, conditissima, teglie incandescenti che spuntano fuori da ogni angolo, tempi morti allucinanti, giocatori mezzi addormentati al tavolo, e avanzare qualcosa non è assolutamente contemplato perchè questo Andrea l'ho preparato per te che so che ti piace.
Parcheggio sotto casa dei suoceri. Mentre Francy fa scendere la bambina, io prendo la borsa nel bagagliaio. Barattoli di vetro vuoti. Della suocera. Glieli restituisco. Più o meno.
In realtà più che una restituzione è un refill: "Ah, hai fatto bene a riportarmeli. Intanto ti do questi altri due di zucchini sott'olio, questi due di melanzane (uno ha il peperoncino), questi tre di antipasto, questi di passata di pomodoro...Quando li hai finiti riportami i barattoli, eh"
Refill. Naturalmente si arrotonda per eccesso.

I dopo pranzo da mia suocera finiscono tutti allo stesso modo: io e mio cognato (i generi che hanno sposato le figlie), in salotto, schiantati sul divano e prossimi alla morte, ad aiutare la digestione con un bicchierino di Nardini.
Se sopravviviamo alla prova del carboidrato, non sempre, giochiamo a qualcosa.
L'Isola Proibita, Hick Hack, Sushizock, Coloretto, Costruttori del Medioevo, Biblios. Sabato scorso ho introdotto BANG!

BANG!
Uno dei mie primi acquisti in fatto di giochi, da quando Catan mi ha traghettato sullo Stige dei token. In tempi non sospetti mi sono preso la scatola di latta della versione Bang Anniversary (con pallottole in legno), e l'espansione Dodge City + Mezzogiorno di Fuoco.
Considerato che il gioco galoppa verso il milione e mezzo di copie, che è tradotto in 18 lingue ed è il titolo d'ambientazione western più diffuso al mondo (oltre che uno dei giochi italiani più famosi) spenderò poche righe su come funziona.
Gioco di carte, per 4-7 giocatori, semplice, fra il family e l'introduttivo, dai 30 ai 60 minuti la durata, a seconda del grilletto dei gringos.
A inizio partita vengono distribuite, coperte, ai giocatori, le carte ruolo: Sceriffo, Vicesceriffo, Fuorilegge e Rinnegato, in numero di copie legato al numero di giocatori.
Si esce dallo stallo messicano sparando (giocando carte Bang!) e a seconda di chi rimane in piedi:
- Sceriffo e Vicesceriffo vincono se riescono a eliminare tutti gli altri (lo Sceriffo deve vivere)
- i Fuorilegge vincono se riescono a eliminare lo Sceriffo
- il Rinnegato vince se riesce a rimanere l'ultimo in vita.
Insieme alle carte ruolo vengono distribuite, scoperte, le carte personaggio, alle quali corrispondono un'identità unica, dei punti ferita e un'abilità.
E' possibile sparare, schivare, equipaggiare armi a gittata più lunga (inizialmente è possibile sparare solo ai giocatori immediatamente alla propria destra e alla propria sinistra), proteggersi dietro un barile, essere derubati, essere sbattuti in prigione, e ricevere un candelotto di dinamite fra le chiappe (e tanta altra roba da veri cowboy con un pezzo di metallo sotto il poncho).

Nonostante un paio di lustri sulle spalle (arrotondati per eccesso, tipo teglie della suocera), e nonostante l'eliminazione del giocatore, che sarà anche un difetto ma che a mio avviso è parte integrante del gioco, sinergica con meccanica e ambientazione, a meno che non intendiate sparare prugne secche con la una colt di pasta fimo, il gioco continua a fare il suo dovere, soprattutto nelle serate family.
Anzi: giocato con i "parenti", negli strani accoppiamenti che crea, nelle improbabili alleanze trasversali al parentado, ne guadagna sicuramente altri punti.
Vi troverete alleati con vostro suocero per eliminare la suocera ("Dai, Pino, non puoi spararle? Non hai neanche una pistoletta da +2 in mano?"), o nemici di vostra nipote 14enne, alleati fuorilegge con vostra cognata, mentre vostra moglie, basso profilo, che non spara a nessuno, ha un Rinnegato alto così scritto sulla fronte.

I piatti della tradizione
Mia suocera prepara delle orecchiette con le cime di rapa che sono la fine del mondo. A parte che la pasta la prepara lei con un movimento mano-coltello che puoi anche guardarlo venti volte su youtube ma non riuscirai mai a riprodurlo uguale. Poi mette in tavola in una scodella del pane sbriciolato e "abbruscato" in padella, da spolverare sopra le orecchiette, che dona croccantezza al piatto. E poi, in un padellino a parte, a sfrigolare nell'olio pugliese, quello spesso che quando inclini la bottiglia impiega qualche secondo a scendere, aglio e acciughe (io e mio suocero ci litighiamo l'aglio).

Il mio consiglio, per chiudere la serata proprio bene, dopo la Nardini schiantati sul divano sognando il bendaggio gastrico, è di riunire "quelli delle orecchiette" ancora attorno al tavolo, e tirarsi due colpi in famiglia, allegramente.
Non c'è niente come sparare alla suocera e farla franca.

sabato 21 marzo 2015

L'ultima scatola di Vanuatu

L'appuntamento davanti al birrificio è per le 19.30.
Di solito negli appuntamenti spacco il secondo, ma l'immondizia rema contro.
Con la scusa "Se passi da casa ti ho preso le arance" mio padre mi ha riempito il bagagliaio della macchina di libri delle superiori.
"O li tieni o li butti, io devo far posto" mi ha detto. Fra quaderni e tonnellate di carte, anche la mia vecchia macchina da scrivere, un Olivetti College color mattone.
A vent'anni ci battevo le ricerche per gli studenti universitari (per quattro soldi).
La cernita dei libri da salvare è piuttosto rapida: bagagliaio aperto, quattro frecce accese che verniciano d'arancio il cassonetto della carta, e: questo no, questo no, questo no, questo no....

Arrivo un po' trafelato. Simone è già lì davanti.
Un armadio a due ante, american in procinto di cambiare sponda, Simone è uno degli scagnozzi di Pinco11, in trasferta a Torino per lavoro.
Al birrificio ordiniamo due ambrate tranquille e della coscia di maiale al forno che poi si rivela troppo smilza per due pesi massimi. Incrociamo anche un vecchio che entrando nel locale coglie un nostro "...come uscire con Pamela Anderson..." in una discussione, e ci attacca bottone su lui che una botta gliela darebbe ancora.

21.30 ci spostiamo al Jolly Joker per il gancio con Red (Viching non è al momento raggiungibile). Il piano sarebbe Five Tribes + Ark&Noa, ma incontriamo Marco B. con un socio (Max), e allora uniamo i tavoli.
"Hai qualcosa da cinque?" chiedo.
Marco apre il vaso di pandora (peaks).
Zaino divaricato sul tavolo, Marco ci esce la meglio roba, compreso un altro Five Tribes che sembra proprio un segno del destino.
E invece si gioca a Vanuatu.

Appena due righe stitiche sulle meccaniche perchè è uscito un post dettagliatissimo su Pinco11 proprio tre giorni fa.
Tedesco a forte interazione, per 3-5 giocatori, della durata di 90 minuti a credere al coperchio della scatola e alla nipote di mubarak (120 più realisticamente), ambientato nell'arcipelago di Vanuatu, si articola fra meccaniche di piazzamento e maggioranze "C'ero prima io", sotto una coperta così corta che non coprirebbe manco un sorcio. In ballo i soliti punti vittoria, conquistabili tramite costruzione di capanne indigene, turisti in visita sulle isole, disegni sulla sabbia, raccolta delle risorse locali e pesca con l'arco.
Mattatore e uomo al microfono, Marco B., che ci snocciola le regole di Vanuatu in dieci minuti secchi compresa Menabrea da 33cl e aneddoto estivo su un suo ferragosto a Borgio Verezzi.
Si comincia.
Io e Simone partiamo piuttosto allineati, con piazzamenti così pensati e fruttuosi che agli altri tavoli scattano le scommesse su chi sarà il quarto e chi il quinto a fine partita (una ragazza si gioca la catenina della madre morta su "Dado quinto e doppiato"). Max si spende tutto al primo turno, mettendosi così fuori gioco per il secondo, mentre Marco e Red si sbottonano le patte e se lo cavano fuori, per chiarire da subito fra chi si giocherà il podio.
Per evitare piazzamenti nè carne nè pesce, investo su quest'ultimo, tirando su di lenza qualche punto vittoria che mi porta momentaneamente in testa al gruppo, e impensierendo Red come solo un cincillà con un varano. Simone sceglie le vie del mare, tignoso come se la piroga ce l'avesse solo lui, e a onor del vero raccoglie bene. Red continua a rovesciare turisti nell'isola centrale mentre Marco coi pareggi in tasca, insegue disegnando sulla sabbia e sudando di remo.
Pesco ancora e vendo, con l'approvazione di Red che sottolinea "Ben fatto, Dado!", con tanto di strizzata di occhio, come tutte le volte che giochiamo insieme e puntualmente mi asfalta, il che mi fa pensare a quelle fighe che si circondano di amiche racchie.
Simone gioca in posizione fetale, basso profilo, troppo basso per uno che pontifica pane e american, per uno con la stazza del wrestler, non mi fido un cazzo proprio del suo "Eh, mi sa che non combino niente". Falso come un Giuda fotocopiato.
I turni si srotolano uno dopo l'altro, e io sempre primo.
Con l'avvicinarsi della fine il fazzoletto di terra di Vanuatu si fa ancora più stretto. Si gioca in apnea, più per togliere agli altri che per prendere, stretti che riusciamo a sentire l'uno il fiato dell'altro.
L'ultimo turno si tirano i remi i barca e si prende quel che rimane.
Partita finita, si contano i punti.
Max finisce ultimo, penalizzato da un paio di incertezze nelle fasi iniziali, seguito da me e Simone, squadra materasso, a 3 punti l'uno dall'altro. Poco più avanti Marco, leggermente provato. E a quindici punti di distanza, ancora l'arrogante Red che se lo sfidi rischi, come quando inviti Xena ad un torneo di frisbee (cit. Fedez).

In una parola sola BASTARDO. Non Red: 'sto maledetto Vanuatu.
Cattivissimo, antipatico, stretto, e che non regala neanche le briciole.
Un gioco con dei bei materiali e delle belle meccaniche da gamers.
Forse non bilanciato al micron (questione primo giocatore), ma per quanto mi riguarda titolo promosso.
E' troppo bastardo, perchè non lo promuova...

Nota: Vanuatu sta finendo (e un anno se ne va).
Ultime scatole di Vanuatu sugli scaffali e il gioco non verrà più ristampato (notizia confermata anche da Asterion). Il mio consiglio è di raschiare gli store online e prendersi le ultime copie rimaste, perchè fra tre mesi, quando uscirà l'ennesima recensione con ormoni in mano sulla Tana e a voi salirà una scimmia delle dimensioni di un orango obeso, non si troverà più manco a piangere, e allora batterete ebay come i tossici i cessi della stazione.
Giocatore avvisato mezzo vanuatu.

Grazie della serata ragazzi.

Nota (2): poichè sono incredibilmente fazioso e me ne fotto, anche se non centra niente con le righe sopra, chiudo il post linkandovi il gioco del mio amico Remo Conzadori, in uscita imminente
http://boardgamegeek.com/boardgame/175090/game-crowns
Cercate informazioni, sembra interessante.