mercoledì 2 ottobre 2019

Nel caffelatte il giorno dopo


Ne ferisce più la lingua, come un puledro che morda il freno, la briglia, il giogo da tavolo, per questo mangio piccante: in assenza di autocontrollo mi disciplino arrampicandomi sulla scala Scoville, mi impongo il silenzio tramite cauterizzazione, come fosse il piede amputato di Paul Sheldon. Sono stato folgorato dal naga morich sulla vita di tabasco. Naga, tenete bene a mente questa parola, significa: serpente. Poi sono passato alle sostanze pesanti, illegali, roba da discoteche calabresi, capsicum chinense dello Yucatan non registrato dalla banda dei ricercatori di Smetto quando voglio: l'overdose è la farcitura in mezzo al Ringo della dipendenza. Sbrisavo l'habanero nelle cartine, sniffavo lo spray urticante dei poliziotti americani che fermavano le macchine nei video su youtube, scaldavo il carolina reaper con l'accendino sulla punta di un coltello come un narcos.
Se faceva male? E' come quando mangi le caldarroste. Ti scotti con la prima. Dovresti imparare ma non impari. Così ti scotti con la seconda. E con la terza. E continui. Continui finchè a un certo punto smetti di scottarti. Non perchè hai capito. Ma perchè le caldarroste sono diventate fredde.

Tutte le mattine mentre vado a lavorare vedo un tizio vestito di nero, sul marciapiede. Curvo, con le gambe leggermente piegate, sembra stringa qualcosa fra le mani, e che se la stia portando alla bocca.
Sul quel marciapiede la notte ci lavorano le prostitute.
E così in quei pochi secondi che passo con la macchina, penso sempre che quel tizio sia un maniaco, un serial killer, un copycat di Jack lo Squartatore. E che abbia fatto appena pezzi una prostituta, che le abbia asportato l'utero e che stia per mangiarselo.
Poi lo vedo.
E' solo un cespuglio.
Un cespuglio.
Fino a domani.
Qualche settimana fa mi hanno scritto Alberto e Flavia, amici del blog CubettoWorld. Stavano andando a IdeaG ad Alessandria a presentare un prototipo. Se sei un giocatore prima o poi ti viene l'idea di inventare un gioco tutto tuo, e di trovare un editore, di riuscire a pubblicarlo.
Alcuni ci riescono. Non tutti, naturalmente, credo solo i più determinati.
Diventare autore richiede un gran investimento di tempo ed energie.
Per quel che mi riguarda l'unico embrione di tentativo è stato il prototipo di Zombie Badola, card game di maggioranze a tema zombie inventato per scommessa a casa del Vichingo.
Quest'estate, fra luglio e agosto, un caldo che ti levava la pelle, ho organizzato una serata prototipi con Walter Obert, a casa mia. E dopo averne provati 4 dei suoi, ho ritirato fuori Zombie Badola.
La partita è durata 20 minuti. E al termine Walter mi ha detto: "Sicuramente qualcuno lo troverà divertente anche se adesso non riesco proprio a individuare quale tipo di pubblico potrebbe trovarlo divertente ".
Mi ha fatto pensare a quando qualche collega arriva in ufficio con una torta fatta in casa, e appena ne ficchi un pezzo in bocca scopri che è secca, stopposa, e che non riesci proprio a mandarla giù.
"Com'è?" ti chiede il Salvatore De Riso de noantri improvvisato sulle tagliatelle della Clerici.
Allora tu butti giù il bolo secco, delle dimensioni di una palla da tennis, e con un filo di voce rispondi: "Questa torta sai com'è che è buona? Domani mattina nel caffelatte".
Nel caffelatte il giorno dopo. Significa che fa cagare.

Non mi metto a inventare giochi.
Perchè sarebbero buoni il giorno dopo nel caffelatte.
Preferisco farli fare a quelli bravi.
E di bravi in giro ce ne sono.

NAGA RAJA
Gioco di carte, puzzle e "dadi", di Bruno Cathala e Theo Rivere, per 2 soli giocatori, della durata di 30 minuti circa, edito da Hurrican e in Italia da Oliphante.
"In India sono appena stati scoperti i templi di due divinità dimenticate, Ananta e Garuda. Questi templi celano dei nascondigli segreti che racchiudono preziose reliquie. Secondo la leggenda da una parte c'era Ananta, protetta dai Nagas, serpenti benigni le cui uova erano ricoperte di squame, mentre dall'altra c'era Garuda, un'aquila gigante, nemica naturale dei Nagas"

I giocatori interpretano il ruolo di archeologi intenti a visitare le rovine dei due templi per recuperare le preziose reliquie, fra passaggi segreti, trappole mortali, frecce avvelenate uscite da buchi nel muro e vicoli ciechi.
Ogni archeologo deve esplorare il proprio tempio, con 3 ingressi e 9 uscite, costruendo i percorsi verso le reliquie con le piastrelle ottenute nello scontro con l'avversario.
L'interazione è alta: nel turno gli archeologi giocano carte, rollano bastoncini del fato [dei dadi d4 che possono riportare numeri o simboli serpente] e innescano effetti per dar fastidio al prossimo.
Le carte interagiscono col tiro del dado, col posizionamento e lo spostamento delle tessere, con la pesca di nuove carte o lo scartino di quelle avversarie.
La partita termina in 3 modi:
- appena un giocatore raggiunge un totale di 25 punti vittoria
- appena un giocatore pesca la sua 3° reliquia maledetta [perde la partita]
- appena un giocatore ha piazzato la sua 9° piastrella.

Ci andrò giù pesante: Naga Rajà è un gioco da 2 come non se ne vedevano da un pezzo.
Una vera perla.
Ha una durata perfetta, un'alta interazione fra i giocatori, un sistema di bilanciamento che impedisce che uno dei due prenda il largo sul tracciato dei punti vittoria, amalgama in maniera perfetta [e non appiccica sopra] carte + dadi + puzzle, garantisce partite tese e turni difficili, ha materiali al top, una scatola con inserti ergonomici, ed è pure ambientato.
Vorrei soffermarmi su carte, dadi e puzzle, sul loro incastrarsi ad ogni turno ed essere così ben coesi, così ben oliati, da far risultare la somma superiore all'addizione algebrica degli addendi, così da ritrovarci di fronte un 10 + 10 + 10 = 40.
Il tutto, paradossalmente, ambientato: un labirinto da scoprire e costruire, da esplorare come una Lara Croft cercando i tesori.
Il che, se possibile, sconvolge ancor più la matematica, trasformando il 40 in un 50.
Promosso senza riserve.
Il gioco ha davvero i numeri, e per quanto mi riguarda lo vedrei molto bene candidato al Premio Efesto al prossimo Etna Comics.

Nel caffelatte il giorno dopo
Inzuppo i miei buoni propositi nel caffelatte: mordermi la lingua, o masticare più naga morich o dorset naga o anche solo caienna per incenerirmi le parole in bocca prima che escano fuori, non mandare tutto a puttane, gestire meglio questa rabbia che mi accompagna fedele come un sanbernardo con la fiaschetta, non distruggere, non distruggere, non distruggere...
Più morbido, Andre, più morbido.


Trovare Naga Raja su Magic Merchant
che sostiene questo blog.

12 commenti:

  1. Quel cespuglio non l'ha mai raccontata giusta! XD by Sirio

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  2. Se non fosse solo da 2, lo comprerei. Al di là delle meccaniche, è un capolavoro assoluto del design/layout/grafica

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    1. Anch'io mi ripropongo di tenere solo 3-4 giochi da 2.
      Poi sforo.
      Puntualmente.

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  3. Mi hai convinto, Andrea!
    Me lo segno come prossimo acquisto.
    Elena P

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  4. A me piaceva ed intrigava già prima ma il tuo endorsement mi ha convinto a comprarlo anche contro il parere di mia moglie (e sai quanto sia pericoloso andare contro i gusti di una donna, piú pericoloso di un dedalo pieno zeppo di artefatti maledetti!).

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    1. Come ripeteva sempre il mio capo: "Io a casa mia faccio quello che mi pare, se mia moglie è d'accordo".

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  5. Mi hai incuriosito, mi sa che un giro ce lo farò (e per un gioco di carte, per me è già tanto).

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    1. Provato- comprato! :-)

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    2. E' oggettivamente un gran bel gioco.

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    3. Dai, però non è solo un gioco di carte (alla Magic, per capirsi), c'è il tabellone, la componente "Carcassonne"...
      Comunque è proprio bello e, se vuoi, può essere pure profondo

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