giovedì 31 marzo 2016

Perdona il padre

Gli anni che dimostro, seduto al tavolo con un dito di Nardini nel bicchiere e l'Eredità sulla Rai. Il Vichingo di spalle lava i piatti e si lamenta di qualcosa successo fra le corsie del supermercato col Cillit Bang.
Non lo ascolto. Il concorrente da Carlo Conti non è caduto nel tranello "Era ignoto: milite o mitile?".
Finchè gli Slipknot dallo stereo nell'altra stanza sfumano.
E RedBairon esce dalla sua cameretta. Sappiamo che fuma: è molto prudente ma caricando la lavatrice
il Vichingo ha trovato la velina di nylon di un pacchetto, appallottolata nella tasca di uno dei suoi jeans. Senza contare le Vigorsol, in ogni giubbetto.

giovedì 24 marzo 2016

Con gli occhi di un giocatore

Alla mattina sembra abbiano segato via un turno. Come in Marco Polo.
Trentotto azioni possibili prima di uscire di casa, ma sai che non riuscirai mai a farle tutte. Devi scegliere, nell'abbondanza, sapendo di lasciare qualcosa. L'ottava azione è il refill dei croccantini nella ciotola del gatto: azione importante, che non dà gli stessi punti prestigio di una doccia , ma se il micio arriva vivo alla fine della giornata sono +3 punti morale. 

Il gioco, bisogna riconoscerlo, permette comunque di effettuare azioni doppie, come prendere il caffè seduto sul gabinetto, o preparare il cuki col pranzo da portare in ufficio ascoltando il telegiornale.
Quella mattina non scelgo l'azione telegiornale.
In macchina, un'ora dopo, scopro che avrei dovuto farlo. 


Hanno ristampato Parigi col nome Bruxelles.
Stessi autori, stesso editore, meccaniche identiche, solo l'ambientazione è diversa.

In autogrill alle 07.45 opinionisti e recensori sono già al lavoro sull'anteprima. Dicono tutti più o meno la stessa cosa, con piccole variazioni sul tema: appenderli per i coglioni, ripristinare le camere a gas, qualche recensore particolarmente german suggerisce l'economica azione pallottola in fronte.

La sera, la giornalista nel 42 pollici al plasma, parla di strategia.
La strategia del terrore.
Gioco complicato, Bruxelles, inutilmente longevo (con altri nomi sul coperchio della scatola), del quale potevamo tutti tranquillamente fare a meno, ma che è arrivato sui nostri scaffali e tocca parlarne.
Anzitutto occorre dire che non vi è alcuna innovazione, nè rivisitazione del classico in diversa chiave: siamo proprio di fronte al becero copia incolla.
A livello di meccaniche siamo ai minimi storici, roba che non dico World in Flames ma un qualunque Risiko se lo pettina per dritto e per rovescio: un giocatore con ruolo segreto (traditore) piazza una bomba su una mappa infinita.
Poco controllo e altissimo livello di imprevedibilità sul giorno e sul luogo, quasi impossibile da counterare pure giocando le carte Servizi Segreti.

Ecco, se proprio vogliamo Bruxelles prende qualche punticino nella categoria "giochi di intrighi e intuizione" perchè gli obiettivi più importanti possono essere [a spanne] individuati dai giocatori più smaliziati, ad esempio: Roma più appetibile di Casalpusterlengo. Naturalmente da qui ad arrivare a capire dove di preciso a Roma e in che giorno, è altro paio di maniche.
Anche a livello di materiali e produzione siamo al poco più che al confezionato in casa [o in garage], roba che la Splotten o persino un Porazzi sembrano la CoolMiniOrNot.

Per quanto riguarda la strategia menzionata dalla giornalista, c'è indubbiamente da riconoscere l'efficacia dell'azione, seppur banale. Il rapporto longevità \ prezzo è in positivo: con pochi chili di tritolo [perossido di triacetone] è possibile capitalizzare un buon numero di vittime e salire velocemente sul tracciato dei media.
Da evidenziare, per correttezza, come a fronte di diverse declinazioni vi sia sempre una sola strada per andare a punti [monostrategia terrore].
L'effetto, tuttavia, sulle lunghe distanze, sembra produrre più punti negativi che positivi, più rabbia che terrore, più voglia di radere al suolo che comprendere.

Tirando le somme Bruxelles è il classico gioco scontato di guerra fra poveri, banale nelle meccaniche, così lungo e ripetitivo nelle sequenze da annoiare [o assuefare], non interessante se non per motivi storici, un ibrido con elementi german [bombs placement] e american [tiro di dado, alea, ambientazione].
Stando ai rumors potrebbero uscirne nuove edizioni  con altri titoli (si parla anche di una localizzazione italiana) ma ancora tutto da confermare.
Per quanto mi riguarda, pur comprendendo quanto poco ci portano a casa gli autori, da gamer vero, spero vivamente che nuove scatole di un prodotto così scadente non vedano mai la luce.

Nota: non essendo interessato nè a sponsorizzare Bruxelles nè a far salire il segnalino sul tracciato del terrore, per il post ho usato le foto di una mia partita a Caylus con Viking e Redbairon.
Caylus giocone.

venerdì 18 marzo 2016

Sostiene la Nduja

"...è un piatto povero, nato per utilizzare gli scarti delle carni del maiale: milza, stomaco, intestino, polmoni, esofago, cuore, trachea, parti molli del retrobocca e faringe, porzioni della carne della testa, muscoli pellicciai, linfonodi, grasso"
Wikipedia

"[la nduja] viene celebrata l'8 agosto di ogni anno a Spilinga"
Wikipedia

Mi arriva insieme a una borsata di tarassaco e uova sode, piatto storico nella mia famiglia, negli anni in cui si andava nei prati con l'insalata di riso nel Gio'Style e il pintone di vino, e a un mazzetto di figurine degli Amici Cuccioli legate con l'elastico per mia figlia (doppie scambiate con altri nipoti e bambini ai giardinetti).
Re Magi moderni: mia mamma e le sue due sorelle, che nel dubbio portano le calorie di un insaccato speziato invece dei bastoncini di incenso, e che vincono anche al cambio birra su mirra, e peperoncino di Diamante sull'oro di Melchiorre.
Avverto RedBairon e il Vichingo che l'obiettivo di giovedì sera non sarà quindi la torre dei token di Amerigo, e che l'insalatina di punti del Master Chef Stefan Feld farà semmai da contorno, allo sciogliersi solenne della nduja sul pane arroventato nel forno, chè il vero obiettivo sarà il babbuino, somigliare al primate almeno sul posteriore, grazie all'abbondanza di peperoncino nel ripieno del budello.
Mi incarico personalmente, di studiarmi il regolamento di Amerigo, di farlo già trovare apparecchiato sul tavolo all'arrivo dei soci alle consuete 22.00, e di preparare l'impasto nella teglia oliata, preferendo in ultimo la focaccia alle bruschette.
Spinoff della torre lancia dadi, la torre lancia token di Amerigo è un randomizzatore di azioni attivabili nel turno, ma andiamo con ordine, che io non uso lievito istantaneo.

Le manovre di messa a nanna della piccola sono rallentate dalla preparazione della cartella e dal flauto che non si trova ["Difficile come trovare un flauto a casa di Dado"]. La gatta Lamù non aiuta, anzi punta la giga scatola di Amerigo della stessa preoccupante dimensione della sua lettiera. Francy controlla gli avvisi in cartellina e infila nella busta i 10€ per la gita, mentre io preparo i cuki con i rigatoni avanzati a cena per il pranzo del giorno dopo in ufficio.
Comincio il setup di Amerigo della Queen Games, per 2-4 giocatori, 90 minuti circa per 42€ (più un rene per la spedizione, visto quanto è grosso). Il materiale è abbondante e i colori fanno rimpiangere le tesserine cianotiche di Burgundy (il che è tutto dire). La suddivisione in ziplock mi agevola: creo i tre profili dai tre lati del tavolo preoccupandomi di prendermi il giallo [io prendo sempre il giallo] e di non assegnare il blu a Redbairon [che lo considera il colore dei babbidiminchia].
Il Vichingo, storicamente, è di bocca buona.

Arrivano puntuali e lo capisco subito che il Red non è in bolla. Guarda le illustrazioni sulle tessere isola e invece del consueto "Fanno vommitare" con doppia "m" scippata a Silvia Ballestra nel suo Compleanno dell'Iguana, di "Antò Lu Purc non vommita mai!", commenta un diplomatico "Funzionali!" che non gli calza proprio. Il Vichingo invece è carico, sembra un bambino con in mano 4 dei 5 pezzi di Exodia al torneo di YughiOh di Gatteo a Mare.

Poco prima della mezzanotte non avendo un pentolone attorno al quale danzare nudo, inforno la focaccia [500gr farina, 300ml acqua, sale, lievito] per 15 minuti a 180° forno statico. Negli ultimi minuti tolgo la teglia e vi sbriciolo sopra la nduja: che gli sanguini addosso gli umori di Spilinga, del color del magma [e bruciano uguale].

Non mi fido dei gadget. Guardo sempre con sospetto i giochi con miniature scolpite da Michelangelo, o quelli con il toy all'interno della scatola, sia esso un cappello buffo per il giocatore di turno, o un gingillo tanto bello quanto superfluo ai fini del gioco. Di solito hanno la stessa funzione della bella assistente del prestigiatore: distrarre.
E quella torre lancia token mi sembrava portasse lo stesso sensuale profumo: sui polsi, sulle caviglie, nell'incavo fra i seni.

Feld racconta tutti i nodi marittimi e i forzieri indigeni di Amerigo Vespucci attraverso 7 azioni, disponibili prendendo i relativi cubetti dalla plancia e lasciandoli cadere nella torre: le azioni attivabili nel turno sono quelle che la torre rende fra forza di gravità e strettoie (e qualche preghiera).
Il canovaccio è piuttosto tradizionale: arrivi sul territorio, compri, costruisci, fai punti e prendi il bonus se sei il primo a piantar tenda o l'ultimo a completare il terreno.
Ogni isola rende: 3 punti al primo giocatore che vi arriva + merci [random] + XYZ punti per ogni territorio posizionato per occupare l'isola + 3 punti al primo giocatore che completa l'isola + bonus numero di casette moltiplicato il numero di turno + forziere [per le isole grosse].

I pregiudizi mi portano a sottovalutare la torre e a sopravvalutare la nduja. Molto gradevole e piacevole da giocare la prima, che randomizza senza stravolgere, e che permette ai giocatori una pianificazione almeno per sommi capi [perfezionata dall'acquisto delle tessere e dall'azione jolly bianca]. Meno aggressiva del previsto la nduja, che sciolta sulla focaccia, graffia e morde ma senza vera cattiveria, come la gatta di casa quando muovo il piede sotto la coperta.

AMERIGO
Sono il primo a scendere sulla terra ferma. Scelgo un nugulo di isolotti facili e ricchi di spezie e frutta esotica: mollo giù l'ancora e calco il tallone sulla spiaggia. Gli indigeni locali si lasciano depredare dall'uomo giallo, in cambio di una manciata di perline colorate e del raffreddore di uno dei miei marinai ["Un raffreddore non ha mai ucciso nessuno"].
RedMagellano dall'altra parte dell'oceano circumnaviga e circoncide il perimetro di un polmone verde affiorante grosso come l'Oceania, tagliando il prepuzio di ogni possibile attracco che possa sfruttare il Vichingo: 7 porti, se se li prende tutti.
Il Vichingo solca il profondo blu con la Nina e la Pinta dei Mastri Birrai Umbri, e a bordo combatte lo scorbuto con l'ignoranza della superstizione: peperocino e maiale calabrese, invece di arance e limoni: un bagno di sangue annunciato.
"Buona, cazzo, Dado!"
Tre navigatori cartografi al timone per tre strategie diverse: sciame di isolotti versus mono-isola da +30 caselle versus il parassitismo moderato del un po' e un po'.
Il tutto nello sciabordare liquido delle onde infauste di Feld contro la chiglia, che se non sono i ratti di Notre Dame o le minacce di Bruges, sono i pirati di Amerigo.





Il Vichingo pianta picconate nella roccia come un ventenne, raccogliendo punti vittoria e facendone scarpetta col pane. Riesce persino a superare i rigorosi controlli aeroportuali dell'Australia di Red: entra e fa passare l'insaccato non dichiarato, innescando una reazione a catena che porterà all'estinzione dei canguri. Red paga il conto di un paio di notti di bagordi infrasettimanali : fa il minimo sindacale e con fatica geriatrica, sembra all'ottava partita consecutiva di Twilight Struggle con addosso un pannolone-cilicio fatto di lana di roccia e zuppo di piscio.
Io riesco a chiudere tutti i fazzoletti di terra nelle vicinanze, e spendo quasi tutti gli ultimi due turni sull'oro e sulla collezione di set risorse.

La partita si conclude in consueta lentezza un quarto alle 02.00, col punteggio:
Viking - 156
Redbairon - 155
Dado - 150

Un Feld ricorsivo e forse un po' autoincensante, quello di Amerigo, variazione sul tema di quanto già visto nelle scatole più piccole, un Feld che non butta via niente e che riutilizza gli scarti nobili, in un budello a forma di torre. Un Feld che divora se stesso e che si rende gustoso, Amerigo come la nduja, quindi, meno pregiato di un filetto di Borgogna, una seconda scelta rispetto a tagli più celebri, ma capace lo stesso di soddisfare lingua e palato.
Il mio consiglio è di assaggiarlo prima di comprarlo, che il taglio è particolare e l'animale selvatico e poi non potete dire che è coniglio anche se rimasto 3 giorni sotto la neve.
O comunque comprarlo con fiducia, se siete collezionisti di Feld [come me]

02.30
Vik e Red se ne vanno. Mi lancio sul letto e un minuto dopo sto già ronfando.
La mattina dopo alle 7.00 cominciano a fioccare i messaggi:  
"Ho lo stomaco a pezzi"
"Buona la nduja ma oggi vorrei morire"
"Ho le pareti dello stomaco da carteggiare"
"Raga torno adesso dal cesso: babbuino!!!"

venerdì 11 marzo 2016

Spiacente è il pezzo giusto

Lo compri sullo store online. Di solito non lo fai, preferisci pagare in contanti al negozio fisico, così tua moglie non riesce a capire quanto spendi, perchè con la carta di credito invece le basta l'estratto conto, e lei è una di quelle che lo scontrino lo spuntano riga per riga:
50€ benzinaio
40€ benzinaio
98€ supermercato
70€ benzinaio

….ehi, e questi 50€ su Egyp???!?



Consegna in 48 ore.
Per beccare il corriere ti prendi una settimana di ferie, prudente stile mutande di latta, perchè c'è un girone dell'inferno dedicato ai corrieri, con diavoli vendicatori che asportano loro i testicoli e poi li lasciano in giacenza da qualche parte nel limbo con l'adesivo "Secondo passaggio: destinatario assente".
L'ultimo giorno utile il corriere arriva, naturalmente mentre stai cagando.
Ti precipiti sotto. C'è un tizio davanti al tuo citofono. Brutto. Somiglia al tossico che ti ha fregato la catenina quando avevi 15 anni. Non gli apriresti non risconoscessi il pacco.
"DARDO?" ti chiede
"DADO" precisi
[ndr: sul pacco c'è scritto "DATO"]
Firmi e torni su. Finalmente! Mandi una foto del gioco ai soci, pianifichi una partitona da antologia già quella stessa sera.
Poi sollevi il coperchio del gioco. Lo monti sul tavolo.
E ti accorgi che manca un pezzo.

La sensazione è di profanazione, imbarazzo, come quella volta che al villaggio in Corsica l'animatore ti ha chiamato sul palco per un gioco, ti ha fatto togliere la maglietta, e tu avevi la lana nell'ombelico.

La prima cosa che fai è ricontrollare. Alla nausea. Confronti il numero dei buchi nelle fustelle con il numero dei segnalini, togli l'inserto in plastica ergonomico per guardar sotto, guardi per terra, controlli in bocca al gatto che ti sembra stia masticando qualcosa, riconti tutti i pezzi col manuale in mano, la Tana aperta sull'Ipad e il tutorial di Radho sul display del cellulare.
Poi mandi una foto a un tuo amico che possiede già il gioco. Per la foto ti fai prestare il cellulare di tua moglie che ha più megapixel.
"Albo ma di queste tessere quante ce n'è?"
Il suo "12" ti arriva dritto sui denti.

Scrivi sulla Tana dei Goblin. 
"Raga mi è appena arrivato XYZ e manca una tessera! Sono l'unico?"
Preghi di non essere l'unico, che siano un esercito, che abbiano già organizzato per sabato prossimo una fiaccolata di protesta sotto casa dell'editore.
Il primo che ti risponde commenta: "LOL che gioco del cazzo"
Nel giro di 2 ore il post raggiunge le 38 pagine, tanto che ci vanno 2 moderatori per sedare una rissa fra gli integralisti del Gioco di Merda e i liberali della libertà di espressione. Il post viene definitivamente lucchettato mezzora dopo, col bilancio di 2 bannati, l'annullamento della mathtrade di giugno e una promessa di A PLAY NEL PARCHEGGIO TI SFONDO.
 
Scrivi all'editore.
La mail è una di quelle difficili, la tentazione di fargli sapere che hai un cugino avvocato, praticamente irresistibile.
Decidi comunque di provarci con le buone.
Gli scrivi che sei un giocatore, che hai comprato il gioco e che nella scatola ti manca una tessera [vedi allegato in risoluzione 2560x1600] .
"Proprio stasera che veniva da me Teooh a provarlo" gli butti lì il nome grosso sul finale, per fargli vedere che sei uno del giro.
SEND!
Spegni il portatile e vai a guardarti Montalbano su Rai1.
Dopo 10 minuti torni a vedere se per caso l'editore ti ha risposto.
Niente. Figurati se lavora alle 9.00 di sera, solo però poi non lamentiamoci se c'è la crisi, eh.

La mattina dopo mentre fai colazione controlli la mail.
"Tanto lo so che non mi ha ancora risposto" spieghi a tua moglie "Controllo giusto per farmi due risate"
Non ti ha risposto. [ndr: non ridi]
Quello stesso giorno riscrivi all'editore. Non per sollecitare, sia chiaro, solo per chiedergli se può mettere una nota per il corriere, che se non dovesse trovare nessuno a casa può lasciare al vicino, che è un vecchio rincoglionito che non si muove mai di casa.
Nessuna mail di risposta dall'editore per un intero giorno.
Mediti seriamente sull'eventualità di una lettera anonima alla guardia di finanza, tanto chi più chi meno hanno tutti qualcosa da nascondere. Rinunci per pura pigrizia.

Scrivi un post sulla Tana per chiedere: "Qualcuno ha esperienza col servizio clienti della XYZ?"
Il post raggiunge le 52 pagine in 10 minuti e stavolta il bilancio è pesantissimo: 4 bannati, una denuncia ai carabinieri, e un ragazzo di Cremona che rischia di perdere l'anulare.
Uno dei moderatori ti manda un pm per pregarti di non scrivere più post provocatori.

Finchè al pomeriggio ti arriva la mail dell'editore.
Il tono è molto gentile. Ti spiega che sono cose che capitano, comunque che ti ha già spedito la tessera mancante.
Gli rispondi complimentandoti per l'ottimo servizio clienti e che racconterai a tutti di cotanta professionalità [rimarcando il TUTTI, che capisca bene che hai un SACCO di amici gamers pronti a non comprare più i loro giochi a un tuo schiocco di dita].
Due giorni dopo arriva la lettera, morbida, con un velo di pluriball effetto fetta di lime sul margarita.
Apri la busta e fai scivolare fuori la tesserina.
E' piccola e colorata, e tu sai già che diventerà la tua preferita.
Le dai un nome da donna: Elisa o Paoletta.

La sera della partita racconti ai soci dell'editore, che nel frattempo è diventato il tuo migliore amico oltre che faro nella nebbia del panorama ludico mondiale: ecco, lui sì che ha stile da vendere, lui sì che è un professionista serio.
Sei felice.
Rivivi la Corsica con l'animatore che trova la tesserina mancante nel tuo ombelico.
E sono scroscianti applausi.

domenica 6 marzo 2016

Spremiagrumi e Spremiacumi

Neve a Marzo, elevato tasso di Non ci sono più le mezze stagioni.
Con Remo Conzadori comincia una sera che gli scrivo su facebook per il prototipo di “Zombie Badola”, uno sfizio della mia superbia più che un gioco vero e proprio, e lui mi risponde una paginetta gentile per spiegarmi che: 1-cancelli e muri hanno lo stesso effetto e non va bene 2- 200 carte sono troppe.
Ci mettiamo d'accordo per incontrarci qualche mese dopo a IdeaG 2015.
Il giorno stabilito io sono al bar dell’Open11 con una tazzina di caffè e Max di IdeeLudiche, e lui se ne esce da un incontro “A workshop about  the modern gamification and sarkazzi” , uno di quegli incontri ipertecnici di IdeaG che cominciano sempre con una slide sui dadi ai tempi del Sacro Romano Impero.

Gli offro un caffè e già che ci sono faccio il bis. E' a IdeaG per presentare 2 prototipi ("In realtà ne ho altri 4 nello zaino" ammette, prima di confessarmi mezzora dopo che: "Okay sono 9", senza contare il paio di mutande fatte con lo scotch che sta finendo di playtestare [si aggiusta il cavallo]).
Qualche mese dopo i giochi di Remo cominciano a far capolino su boardgamegeek, ed è come quando scopri che un tuo compagno delle medie si è laureato al politecnico con 110 e lode, e tu stai ancora a mandar curriculum mentendo sul BUONO nel tuo inglese parlato.

EXPO 1906
Tedesco a incastro per 1-4 giocatori, di Remo Conzadori e Nestore Mangone, edito dalla Gotha Games,  della durata di 120 minuti a essere onesti, e del costo di 40€ circa, ambientato nei padiglioni industriali dell'Expo della Milano bauscia all'inizio ventesimo secolo.
Una tempesta di cervelli non in fuga ma anzi stanziali, quest'edizione dell'Expo, nella quale le Nazioni, rappresentate dai rispettivi pionieri: ingegneri e scienziati ma soprattutto nerd scacciafighe con occhiali e le matite nel taschino della camicia mezze maniche, avranno il compito di stupire il mondo e impressionare la giuria con le proprie invenzioni e i propri barbarici Eureka!
Si gioca su un tabellone centrale suddiviso in 6 aree:
1-Percorso del finanziamento
2-Percorso del prestigio
3-Accademia
4-Stazione ferroviaria
5-Giuria
6-Ufficio brevetti
Estensione del braccio del giocatore e motore sbuffante di Expo 1906: le 6 carte azione, uguali per ogni giocatore, con le quali sarà possibile: avanzare sul percorso del finanziamento, avanzare sul percorso dei brevetti, comprare Progetti o Tecnologie dall'Accademia, comprare tessere risorse, posizionare risorse e progetti sulla propria plancia, e far terminare il turno (con altre microazioni jolly).


Beati nello stomaco
Le carte sono le dita che portano il boccone alla bocca, ma dai denti in avanti è un tango sensuale fra cervello e stomaco. Al cervello arriva il gusto, una siringa di adrenalina piantata nello sterno, il sangue che riempie i corpi cavernosi, la saliva che impasta mentre la masticazione si fa più veloce. La lingua si fa pala: prende il boccone e lo getta giù nella voragine della gola, come un fuochista il carbone nella caldaia, e di lì in poi sono ripetuti colpi pelvici e di bacino e contrazioni dello stomaco.
La digestione, lenta e complicata, si svolge nella pancia-plancia giocatore, nella quale le dimensioni contano, i centimetri diventano metro e Gran Canyon, che qui si misura col righello al netto delle olive [gioco de plancia, gioco de sostanza].
La questione è scomoda ma appagante, come il kamasutra in una Fiat 500: incastrare le risorse sulla plancia in modo che vadano a soddisfare i progetti, realizzandoli a pieno, sprecando il meno possibile perchè ogni centimetro è raro pertugio, e possibilmente senza far saltare il freno a mano, perchè la macchina è del papà e spiegarglielo sarebbe un vero casino.

A fine partita la Giuria, spettatrice e guardona, vota lo stallone industriale, l'unico gallo del tetris, il maschio dominante dell'incastro: energia elettrica o vapore, lampadina o biella: chi vince prende, a chi perde l'esilio e la mortificazione del "Capita a molti uomini, sarà lo stress".

Barbe e Giganti
Quasi duecento centimetri di avversario, dall'altra parte del tavolo, niente meno che il Gigante, l'uomo la cui tartaruga sull'addome ricorda tanti cellulari Samsung allineati, e il cui ciuffo sulla fronte è responsabile di non meno di una dozzina di gravidanze isteriche fra Nichelino e Moncalieri.
Un po' acerbo, perchè abituato dal sottoscritto nelle molte serate mogli e figli, a titoli di tutt'altro spessore, reagisce comunque bene alla recensione minuta ® tarocca.
La partita inizia e l'uomo col 52 di piede prende subito l'iniziativa [cosa che apprezzo], compra risorse e progetti e comincia a parcheggiarseli in plancia a mo'di parcheggiatore della mala davanti allo stadio. Più misurato io, forte di due partite in solitario solo la sera prima [il gioco gira piuttosto bene anche in solo], comincio a piastrellarmi la plancia partendo dall'angolo in alto a sinistra e mi espando, riciclando il lato b ben esposto delle tessere risorse.
L'interazione si fa subito sentire, visto che il copione sembra essere: conquisto la maggioranza nel percorso dei brevetti e con l'azione successiva chiudo il progetto. Ma i ghost token (nella partita a due) fanno il loro sporco lavoro e ci tolgono il pane di bocca.
Il Gigante compra la carta bonus +6 nel percorso dei finanziamenti ma [annuso] comincia a complicarsi il tetris sulla plancia e va in paralisi. Ne approfitto per chiudere 2 progetti a tecnologia elettrica, e distribuisco mazzette e Rolex alla giuria, oramai completamente soggiogata.
La partita dura 120 minuti, e mi vede concludere 40 a 25.
Remo Conzadori mi ha dato una copia del suo gioco e corrotto facendomi socio nel prototipo delle mutande di scotch per parlarne bene, quindi vado a fare il mio mestiere. Bel peso medio, con un livello di difficoltà paragonabile a Istanbul o Bruges.
Un po' di paralisi d'analisi per ottimizzare il piazzamento di risorse e progetti in plancia ma pensavo peggio e comunque ci sono delle azioni quasi istantanee nelle quali rosicchierete minuti (ad esempio l'avanzamento nel percorso del finanziamento e nel percorso dei progetti).
Il gioco è pressochè indipendente dalla lingua, eccezion fatta per il manuale (scaricabile in ita dalla Tana) e per i gettoni bonus fine tracciato (mezza riga di testo). Il fattore fortuna è rappresentato dalla pesca delle tessere risorse e giuria: poca roba sulla quale non rimuginerete a partita finita, i veri grattacapi ve li daranno gli avversari segandovi le risorse proprio quando servono o sforbiciando il turno un istante prima che possiate chiudere.
Imbustate le carte un po' sottili, il resto della componentistica è ottimo: bel cartoncino robusto e belle illustrazioni con colori perfettamente a tema (altrove ho letto: "Cinquanta sfumature di marrone"... a mio avviso i colori sono perfettamente in linea con l'ambientazione, fossero stati pastello alla Mangrovia non avrebbero avuto alcun senso).
Un bel piazzamento tessere arrovella cervello che, segnatevi questa, gira bene anche in solo.
Complimenti Remo! [mutande di scotch: venite a me!]

giovedì 3 marzo 2016

[Pillola del giorno dopo] La cazzuola

Io e Viking di rientro da una serata spaccacervello su Tragedy Looper a casa di Raistlin, giocata in tre col morto [assolto il ruolo di RedBairon intento a riunioncondominiare millesimando], bilancio: una vinta una persa, con Alta Tensione Deluxe nuovo sotto braccio, comprato da chi digita queste righe e trasportato in notturna con l'intento di scellophanarlo al chiosco del paninaro con Red [se ci raggiunge], non fosse che siamo dall'altro lato della città, e dobbiamo trovare un altro chiosco.
Tira un vento che turba l'emicrania di Raistlin e del quale porto i postumi stamattina in gola, o sarà la salsa harissa scaduta nel marzo 2013 [vedi quanto segue]. Durante i tentativi di fermare gli omicidi a Tragedy Looper sul tavolo del guru di Magic, il guru di Magic ci racconta che il Black Lotus ha bucato i 4000$, e io scambio la notizia per un indizio.
"Red firma la delega che tanto devi pagare uguale" gli scriviamo su whatsapp "E poi raggiungici da Raistl"
Ma le beghe di scala riescono a sopraffare pure un giocatore alfa, e Red ci risponde che: "Passo raga" e a nulla serve la mia telefonata alle 23.00 sfottendolo che il ghost token muove meglio di lui, quindi occorre che arrivi a complicarci il gioco se no vinciamo troppo facile.
Proviamo alla rotonda che porta a Stupinigi, chiosco che col Vikingo avevamo collaudato e approvato ai tempi de Il Signore degli Anelli La Sfida, [mancava Red pure quella sera], ma stavolta niente, la roulotte ha traslocato verso altri lidi, d'altra parte ha gomme e generatore a cherosene portatile proprio per quello.
Poi ne troviamo uno, non un gran che visto da lontano, ma peggio quando ci avviciniamo.
Rinunciamo all'idea dell'unbox perchè tira una lama di vento che manco la forza Nanto, meglio mangiarci i panini in macchina ascoltando la radio.

Il paninaro è maroccorumeno, non si capisce, parla a smozzichi e poi Eros Ramazzotti a tutto volume dallo stereo portatile nel chiosco, porta il livello di comprensione a Per giocatori esperti. Saltelliamo  sulle punte per il freddo, aspettando i wurstel e crauti con harissa, facendo un po' di dopo partita su Tragedy Looper, gioco di delitti e deduzione machiavellica che sarebbe bello qualche editore localizzasse in italiano.
Il maroccorumeno usa una cazzuola per i nostri panini, proprio una cazzuola da muratore con manico gommato antiscivolo, e quando il Vichingo lo paga con un 50€ controlla la banconota controluce e strappandone un angolo.
Le sue mani, ci accorgiamo durante le ultime rimestate vigorose sulla piastra, hanno le unghie nere [sì, decisamente nere, appuriamo quando ci consegna i panini].
"Riavvolgiamo? Abbiamo ancora un loop a disposizione?" chiedo a Vik osservando il panino e rimpiangendo i chilometri che ci separano dal nostro fedele chiosco malfamato.

Riavvolgo.

Io, Viking e RedBairon di rientro da una serata spaccacervello su Tragedy Looper a casa di Raistlin, bilancio: entrambe le partite vinte grazie a un'intuizione geniale del Red.
A Torino non sono neanche le 02.00, quindi mentre torniamo facciamo un salto al chiosco dei panini. Tira un ventaccio ma il nostro chiosco ha le tendine in plastica trasparente. Spacchettiamo Alta Tensione Deluxe ...



Macchè. Nessun loop ancora giocabile, Tragedy Looper è solo una parentesi immaginaria [non localizzata].
Andiamo a farci fuori i panini in macchina, perchè la fame vince su tutto, pure sull'igiene e sul buon senso.

Come funziona Tragedy Looper -> http://pinco11.blogspot.it/2015/03/recensione-tragedy-looper.html