domenica 28 febbraio 2016

La solitudine del dado

Scavando nel mio passato risulterà una vera e propria ossessione per il nylon, intimi rituali di bondage delle scatole, con le carte infilate nude nelle bustine e poi a loro volta nelle ziplock, nylon che sfrega sul nylon, token porzionati nel portaminuterie, alcuni elastici costrittivi, dadi delle geishe. Ne parlerà Barbara D'Orso nel suo salotto televisivo macedonia, con un criminologo, una tronista e il Ludologo Andrea Ligabue.
Proviamo a ricostruire gli ultimi momenti di.
Un giorno non ci sarò più, e i miei giochi sopravviveranno, avvolti nella formaldeide Ultra Pro (63x88).
Non bisognerebbe mai sopravvivere ai propri giochi.

Le 02.00 di notte a Torino e sul tavolo del Vichingo i miei space marines stanno facendo salsicce, infilando gli xenomorfi di testa nel tritacarne. Salsicce non commestibili trattandosi di genestealer, solo puro gusto per la norcineria battuta a coltello di Giger. Il railgun copre il rumore della macchinetta del caffè: seconda tazzina per venire incontro alla mia tachicardia.
Ma il Vichingo non arretra, e me ne lancia contro uno, nessuno e centomila, dei suoi xenomorfi che vivono muoiono e rinascono in ogni istante, nuovi e senza ricordi.
I miei space marines vivono finchè uccidono quindi non mi sento di biasimarli.

"E a Space Hulk giocava?" chiederà in un'accavallata di gambe Barbara D'Orso a mia figlia. E lei le racconterà di suo padre e della matrioska di orsi.

"La barba di mio padre era il ciuffo dell'orso che si portava dentro, l'Orso Balù. Cercava sempre di farmi ridere, mio padre. Tutte le sere, dopo cena, andavamo a saltare sul letto. Ci travestivamo, costruivamo capanne e percorsi avventurosi in giro per la casa, lanciavamo palline di stagnola nei bicchieri di carta, facevamo un sacco di giochi. Per tanti anni ho creduto che mio padre fosse proprio l'Orso Balù. Poi un giorno mi sono accorta della cerniera sulla pancia. Aveva un altro orso dentro Balù, un grizzly feroce e con la schiuma alla bocca. Doveva averlo sviluppato da ragazzo, in quello schifo di periferia di case popolari nella quale era cresciuto, o quando avevano diagnosticato la schizofrenia a F., brutta cosa le malattie mentali.
Per un po' c'era stato quell'orso cattivo nella stanza dei bottoni. Non tanto, un po', il tempo di rischiare. Fortunatamente non era mai sceso in città. Si era cibato dell' immondizia dietro le case operaie costruite dalla Fiat, fra via fratelli garrone e via artom.
Poi un giorno era miracolosamente arrivato Balù e il grizzly ci si era infilato dentro, salvandosi per un pelo. Aveva tirato su la cerniera, fin sopra la testa.
E qualche tempo dopo Balù si era tuffato nell'uomo. Una matrioska.
Quella barba che non provava neanche a tagliarsi via dalla faccia, e tutti quei peli che aveva sul petto, sulle gambe, sulle braccia: ecco, erano gli orsi che aveva dentro, che cercavano di uscire".


Quattro punti azione per ogni marines. I corridoi sono stretti, il che da un lato libera la linea di fuoco ma dall'altro posso posizionare i miei mastini solo in fila uno dietro l'altro.
Divido la squadra in tre. Mando Fireball scortato dai due Tony, Tony Miracolo e Tony Spyderco [per lo Spyderco appeso alla cintura] nell'ala ovest della struttura. Il Capitano Scortica se ne va con un cecchino a slabbrare con l'apriscatole il corridoio centrale. Il Maiale con il resto degli uomini a ovest, dove ci sono tutti quei blip sul radar. [nota: lo chiamiamo il Maiale come i soldati americani chiavamano in vietnam l'M60. Quel mitragliatore è un colabrodo di pezzi di piombo, una vera diarrea: quando comincia a spruzzare è meglio trovarsi dal lato giusto]

Movimento dietro una porta, e non posso neanche sperare sia il gatto di Ripley. Schiero i miei in posizione overwatch, leggi anche "Spara a tutto ciò che si muove, fosse pure il gatto di Ripley". La porta si apre e loro si rovesciano fuori, una vuelta carnera di lame. Sul radar c'erano solo 2 blip. Ne arrivano 6, a mandibole spalancate, una pioggia di denti piantata dappertutto sul carapace, come se fossero ricoperti di denti, come se potessero mordere con ogni centimetro del corpo.
Proviamoci.
Prendo i dadi.

Il dado è soggetto ad alti e bassi, come tutti. A volte gli tocca di rotolare anche senza rincorsa, solo a colpi di reni.
Non è un randomizzatore diverso da un mazzo di carte, ma quel movimento di polso necessario crea l'illusione di poterlo influenzare o addirittura piegare.
"Guarda che mano, guarda che mano! Prima ho rollato giù un 5 e adesso un 6 !".
Quando esce un 6 il merito è sempre della mano e dell'uomo attaccato ad essa, gente che sa come menare il tunnel carpale, mentre per l'1 e il 2 si parla di colpe ignobili, e tocca al dado senza capri espiatori.

Altrove uso il lanciafiamme.
Fireball è un cretino. Fa una specie di signature taunt prima di far partire la fiammata: si mette a gambe divaricate davanti al corridoio dell'avamposto, si cala sugli occhiali il visore protettivo, e urla: "AVVISO DI BONIFICA MENO TRE DUE UNO".
Il corridoio si trasforma nell'inferno.
L'aria puzza di pollo o di peli del braccio bruciati.

Altrove (2) gli xenomorfi mi caricano.
I dadi rimbalzano sulla superficie ovattata del lanciadadi: un coperchio di scatola da scarpe foderato con una spugna, per non svegliare moglie e figlio.
La prima ondata viene ridotta in brandelli.
Vik fa lo sciamano cercando di leggere quale segnalino azioni extra posso aver pescato dal sacchetto, nel range da 2 a 6.
I suoi occhi foderati di teflon sono perforanti, o forse legge davvero i fondi del caffè della tazzina.
"Attacco ancora" annuncia

"Si accomodi" gli dico

120€ del Vichingo per Space Hulk, american più anacronistico di chi lo racconta, asimmetrico per 2 giocatori, 60-90 minuti da dipingere, o da dipingere a metà come nel caso del mio socio, marines sì e genestealer no, con scenari realizzati con un cartoncino spesso come non si è mai visto prima.

Il dado determina che...

La prima zampata che arriva amputa un braccio all'altezza del gomito, innesti della tuta compresi. Il pezzo di carne cade, con l'arma stretta in pugno e il dito ancora premuto sul grilletto. I proiettili scheggiano inutilmente la parete di sinistra.
Il moncone dello space marines annaffia il muso chetinoso del genestealer un secondo prima che ne morda di nuovo. L'intestino si srotola come una manichetta antincendio. Per un secondo il marines e l'alieno sembrano uniti da un cordone ombelicale, come madre e figlio, non fosse che il figlio sta masticando il cordone.
L'esercito viene macellato, il flagello di zanne travolge i miei spazio marinai finti come il sale di Wanna Marchi, soldati di leva che pensavano bastasse un mozzicone di sigaro e una fica aerografata sul fucile requiem, per passare per mercenari. Gli xenomorfi banchettano inesorabili come abruzzesi davanti a un gregge di ovini.
"Ripiegate! Ripiegate"
Ma è come cercare di tenersi i soldi in tasca ad Essen.

I dadi determinano la breccia.
Non posso fargliene una colpa.
Sai cosa aspettarti da un dado, se credi di piegarlo, di domarlo, che si comporti in maniera diversa da quello che è, sei tu ad essere in errore.
I dadi non cambiano.
Sono prevedibilmente inaffidabili.
E' la loro natura.
Non odiarli per questo.

"Morto, Dado. E' finita"

"Avanzo di due, sparo col lanciafiamme nel corridoio tagliandolo. Da quest'altro lato sposto lo space marines e lo metto in overwatch, gli sposto questo a sinistra e metto in overwatch pure lui. Questo che sta per..."
"E' finita, Dado. Hai perso"
"....non mi manca tanto...non...non... non me n'ero accorto"


Neanche le 03.00 a Torino, e fa più freddo adesso di quanto ne facesse a gennaio.
Dovrei rientrare a casa ma prendo tempo andando al chiosco dei panini, un modo per fermare il tempo ad oggi: la mia clessidra ha ancora qualche granello da sparare.
Al chiosco dei panini c'è sempre gente, non che ci sia molta scelta di locali a quest'ora a Torino, e non che sia un gran che di gente, credo di esser l'unico senza un precedente penale o uno smartphone rubato in tasca.
Prendo salsiccia e crauti, con ketchup e harissa, che stanotte mi bucherà lo stomaco, spaccandomi lo sterno come un cherstbuster della serie Alien.
Dimmelo quando faccio la mossa giusta.

Mia figlia troverà i foglietti dei punteggi nelle scatole. I foglietti le racconteranno di un padre che non vinceva mai, ma che ci provava sempre, che si sedeva al tavolo con i più forti e che cercava di scardinarli.
Spero si ricordi questo, che mi sono sempre seduto con la consapevolezza di essere il più debole, ma che non ho mai mollato e che ho sempre affrontato i miei draghi.

L'ultimo morso di panino scende giù. Mi infilo quel che resta della minerale in tasca. L'arabo nella roulotte mi saluta sventolando la paletta.
Torno alla macchina. Ho un filo di crauto in mezzo i denti che mi farà da passatempo per la lingua.
I semafori ancheggiano arancione.
Torno.

18 commenti:

  1. Risposte
    1. Vediamo come risponderà il vichingo...

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    2. cosa intendi Dome?
      Nuovo gioco board game?

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    3. Deathwatch Overkill caro il mio Vik!!!!

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    4. AHHHH ho visto!

      Adesso passerò i prossimi mesi ad informarmi e girarci intorno come un avvoltoio finché non lo prenderò.

      P.s.: Maledetti voi e i vostri allevamenti di scimmie...spero che la games-workshop vi mandi almeno un biglietto di ringraziamenti :-)

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    1. Grazie Marco, sempre fra i primi a commentare ^_^

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  3. Non ce l'ho fatta ad aspettare.... Mi ha chiamato Ridley Scott e mi ha detto: Albo se vai a letto senza leggere questo vali zero.... Io gli do retta ai miei miti.... NON SBAGLIANO UN COLPO!!!

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  4. ehi dado lo vuoi sapere come ha fatto lo Snob a infilare una serie di vittorie incredibile? magari può tornarti utile

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    1. Estrazioni truffaldine dal sacchetto ?
      Token nascosto nel palmo?

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  5. grandissimi, come sempre!
    redbairon

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  6. Movimento dietro una porta, e non posso neanche sperare sia il gatto di Ripley. Schiero i miei in posizione overwatch, leggi anche "Spara a tutto ciò che si muove, fosse pure il gatto di Ripley".

    Genio.

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  7. Rileggendo sto post per la tredicesima volta non posso che fare questa riflessione: quando giochi un "American" spacchi di brutto quindi sarai pure un giocatore Germania ma sei un fottuto scrittore American.... Il piccolo king tutto 'mezzannoi

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  8. Proprio un bel post. Con quello dei 50 euro conservati per Le Havre diventa uno dei miei preferiti. Complimenti!
    ... ma cos'è la salsa harissa????

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    1. Grazie Maurino, gentilissimo. Salsa piccante + aglio, piuttosto indigeribile una volta passata la mezzanotte.
      ^_^

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  9. Dado in grandissimo spolvero! A mi gli american proprio non piacciono, ma questo racconto è davvero fantastico, e mi verrebbe voglia di tuffarmi nel gioco!
    La frase più bella perché maledettamente vera: "è come cercare di tenersi i soldi in tasca ad Essen"... memorabile!

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