martedì 3 febbraio 2015

Villa Pavone

Leggermente fuorimano un cazzo!, riflette parcheggiando fra una Citroen bianca e un fuoristrada con l'adesivo Gaute da suta, come dire di Hitler che è stato solo un gran monellaccio!
Toglie le chiavi dal quadro e scende.
Il muro di cinta che circonda l'ospedale è alto, alto da non riuscire a guardarci oltre, troppo alto anche per due uomini uno sulle spalle dell'altro, e lui è sicuro che ci abbiano già provato. Dall'altra parte del muro gli alberi scarnificati dall'inverno ghermiscono il cielo come artigli.
"Tante grazie, Matteo". La batteria del cellulare ha ancora una tacca. Il navigatore consuma un sacco.
Si avvicina al cancello. La ghiaia e i rametti secchi gli scricchiolano sotto le suole, sembra di calpestare biglie di vetro e ossa di pollo.
Conta mentalmente fino a dieci poi suona. Il videocitofono si illumina debolmente. L'altoparlante gracchia.
"Sono Jocularis" si presenta "Avevo un appuntamento col dottor Dice".

La serratura automatica scatta. Corridoi bianchi. Bianco puro, osserva, un babbano lo definirebbe bianco panna ma il bianco panna è diverso, per non parlare del perlato, dell'avorio...
"E' venuto per un parente?" chiede l'infermiera che gli fa strada, fumatrice a giudicare dalla scia che si lascia dietro, di buona forchetta a giudicare dai fianchi doppi se non tripli.
"Ho un appuntamento col dottor Dice. Di solito viene in mio socio ma oggi aveva un impegno"
Lei annuisce come se le importasse davvero. Salgono le scale verso il secondo piano.
Altri corridoi bianchi. Il bianco è l'assenza dei colori, pensa.

"Si accomodi"
L'ufficio sembra quello di un direttore scolastico: librerie in mogano alle pareti, vetrinette che proteggono libri dal dorso pregiato, altri libri ammonticchiati ovunque, una cartina del Messico appesa vicino alla finestra, condizionatore a muro, piante grasse sul davanzale.
I due uomini dietro la scrivania si alzano per stringergli la mano.
"Sono il dottor Dice, il referente del centro, e il signore alla mia destra è Rado, il coordinatore delle attività."
"Di solito viene Matteo Santus... il mio socio" spiega Jocularis sedendosi. Gli sudano le mani e non sa cosa farci. "E' bello qui" mente "Immerso nel verde. Un po' fuorimano, forse"
"Jocularis è il suo nome?" chiede il coordinatore
"Un soprannome. Ma a furia di usarlo sta diventando un secondo nome"
"E' venuto per il gioco, vero? Com'è che si chiama....ah, si: Birra e Vichinghi. Nome molto intrigante"
"Grazie"
"Quindi questa è la sua prima volta a Villa Pavone" osserva il dottore
"Si. Le altre volte è sempre venuto Matteo, l'altro 50% di Albe Pavo. Lavoriamo in coppia, ci dividiamo i compiti. Lui si occupa delle meccaniche dei giochi, del playtesting, dei bilanciamenti. Io seguo il lato visivo - grafico: ambientazione, colori, componentistica... Per quanto riguarda Birra e Vichinghi siamo..."
"Sa cosa facciamo qui, Jocularis?" chiede il dottore, "Che cos'è questa struttura?"
"E' un ospedale. Una specie"
"Una specie. Sì, esatto. Ci occupiamo di disturbi della personalità"
"Con la ludoterapia"
"La ludoterapia è solo una delle nostre terapie. Capisco che è quella che a lei interessa di più, ma voglio che lei comprenda bene che cos'è questo posto, di cosa ci occupiamo e perchè lo facciamo"
"Va bene" cerca di sorridere lui
"Qui a Villa Pavone siamo specializzati nel trattamento del disturbo dissociativo di identità, meglio conosciuto come disturbo di identità multiple. Abbiamo cinquantaquattro posti letto, una mensa self service, una palestra, una bella biblioteca fornita, diverse aule didattiche e ci arrivano pazienti da tutta Italia. Siamo attivi dal 1998"
"E la ludoterapia..."
"Abbiamo diversi approcci terapeutici, e fra questi, naturalmente, la ludoterapia, sì, esatto"

"Matteo mi ha detto di aver fatto il bonifico proprio ieri sera, da casa, via internet. Credo che tempo un paio di giorni e riceverete...."
"Abbiamo introdotto i giochi da tavolo qualche anno fa. Si trattava di un progetto sperimentale, il cui scopo era far interagire i nostri pazienti fra loro, e parallelamente studiare come le meccaniche dei giochi venivano affrontate dalle diverse personalità, quelle più remissive e quelle più aggressive.
Ci interessava anche capire se rimaneva memoria delle meccaniche dei giochi, da una personalità all'altra. Qui abbiamo pazienti con tre, quattro, cinque personalità differenti, addirittura un caso eccezionale con nove. Abbiamo creato piccoli gruppi e introdotto i giochi, partendo dai più semplici: Ticket to Ride, Carcassonne, I Coloni di Catan... La ludoterapia ci sta fornendo tanto materiale su cui lavorare, davvero una gran mole di materiale interessante"
"Qualcuno è guarito?" chiede Jocularis.
"Parliamo sempre di una terapia sperimentale" interviene Rado, "Interessante soprattutto per i dati raccolti. Ci vorranno anni e un gran numero di pazienti per tirare qualche conclusione. Non bastano 3-4 pazienti che escono di qui con le loro gambe per gridare al miracolo, lei capirà"
"Certamente"
"La nostra attività ha attirato molti game designer. Non l'avevamo messo in conto, diciamo che ce li siamo ritrovati in casa" sorride il dottore "Perchè i nostri pazienti rappresentano degli ottimi beta tester per i giochi in via di sviluppo. Provi a calcolare il numero di tavoli possibili, radunando attorno a un tavolo soltanto cinque soggetti con cinque personalità dissociate differenti"
"Fanno un bel po' di tavoli"
"Cinque elevato a cinque. Tremilacentoventicinque tavoli diversi. Naturalmente non le sto dicendo che i gruppi giocano tremilacentoventicinque partite al suo Birra e Vichinghi, Jocularis, e neanche la metà. Ma ogni partita è diversa da quella precedente, analizzata da persone e gruppi differenti: diversi occhi, diverse osservazioni, diverse situazioni che si vengono a creare. Una manna per voi game designer"
"E noi game designer le siamo molto grati per l'impegno profuso. Suo e del suo staff, dottore. Come le dicevo, Matteo, il mio socio, dovrebbe aver provveduto al bonifico proprio ieri sera..."
"Una donazione. Così la intendiamo noi. Una donazione. Per la struttura. Niente altro"
"Perfetto. La pensiamo allo stesso modo. Adesso posso sapere come i suoi pazienti hanno trovato il nostro Birra e Vichinghi?"

"Rivisitazione ad ampio respiro del tradizionale motore di Bang!, per 3-8 giocatori, rielaborata con l'obiettivo di fixare l'eliminazione dei giocatori dal tavolo. 
10-15 min a giocatore la durata della partita, che offre il meglio dell'esperienza di gioco in 4-6 giocatori, con un motore leggero che ben si accompagna a caffè notturni e birre di compagnia.
La componentistica è costituita da 112 carte, 8 plance eroe vichingo, 20 token in legno, 20 perle in vetro (sorsi di birra), e 8 segnalini berserk.
Scopo del gioco: bere più birra degli altri e terminare la partita "ancora in piedi".
Ogni vichingo può equipaggiare armi e oggetti, ingaggiare seguaci, sferrare attacchi corpo a corpo e a distanza, entrare in modalità berserk, crepare e sublimare in uno spirito, e manco a dirlo bere birra. Motore del gioco la carte, che possono essere giocate in cinque modi diversi (sei contando anche il dorso, quando si gioca da spiriti).

La partita comincia con un classico stallo messicano, con i giocatori a pochi passi gli uni dagli altri, e l'apertura delle danze è segnata dal boccale di birra che comincia a svuotarsi.
I giocatori possono approcciare a Birre e Vichinghi in differenti modi, privilegiando l'aggressività o il basso profilo, nel difficile obiettivo di conquistare sorsi di birra senza scoprire troppo il fianco agli avversari.

Filler onesto, ben illustrato, e con una buona dose di ironia, per serate guascone e nottate poco sobrie. Per il tipo di gioco light risulta persin troppo ricco di opzioni, varianti e "piani b", ma il gioco, una volta metabolizzato, scorre piuttosto veloce.
Non una pietra miliare dei giochi da tavolo, ma un filler onesto, divertente e longevo, e che si guadagna la maledetta pagnotta."

Appoggia i fogli che ha appena letto davanti a sè. Si toglie gli occhiali.
"Tutto qui?" chiede Jocularis
"No, naturalmente, queste erano solo poche righe di sintesi. Troverà il resoconto dettagliato delle partite in questi fogli. Eccoli. Li prenda. Può leggerseli a casa, e condividerli col suo socio. Troverà tante annotazioni scritte a penna dai nostri pazienti"
Prende il plico di fogli.
Su ogni foglio, vergate in decine di calligrafie diverse, righe e righe di annotazioni e suggerimenti.
"I seguaci dovrebbero essere più forti - La modalità berserk andrebbe caratterizzata meglio - Soffio del drago troppo forte - E' possibile inserire armi leggendarie? - Gli spiriti di Loki non mi piacciono - Mjolnir bellissimo! - .........."
"Questa roba vale oro, per noi autori" sorride Jocularis
"Lo immagino"
Si alzano.
"Grazie della visita, Jocularis"
"Grazie a voi".
Si stringono la mano e Jocularis pensa che la sua macchina divorerà i cinquanta chilometri di asfalto che lo separano da casa a folle velocità.
Non vede l'ora di leggere quei fogli e di mostrarli a Matteo.
Esce, chiudendosi la porta alle spalle.


EPILOGO
"Cosa ne pensi?" chiede Rado infilandosi una sigaretta in bocca.
"Notevole" risponde il dottore avvicinandosi alla finestra "Davvero notevole".
La macchina lascia il parcheggio. Il dottore la vede sparire oltre la collina.
"E' la prima volta che si presenta come Jocularis"
"Ha creato una seconda personalità da dedicare a tempo pieno alla grafica, in modo da potersi concentrare solo sulle meccaniche, senza altre distrazioni"
"Efficiente. Estremamente efficiente"
"Non ha neanche dato un vero nome alla personalità surrogato: un soprannome. Ne ha il pieno controllo"
"E' sempre stato un fuoriclasse, Matteo, il migliore del nostro gruppo"
"Sì, e credo che ci darà molte soddisfazioni"
"Sì, molte. Se si atterrà ai nostri piani".

14 commenti:

  1. Lusingato ed estasiato.. e anche il Santus dentro di me ringrazia.

    O_O

    RispondiElimina
  2. Aspetto paziente il tuo prossimo post
    ;-)

    RispondiElimina
  3. Fichissimo! Ennesimo grande post!

    RispondiElimina
  4. Si, senza parole! Bravissimo come sempre!

    RispondiElimina
  5. Grazie1000.
    ^_^

    nota: Alek sulla Tana mi ha fatto giustamente notare che il bianco non è l'assenza dei colori ma invece la PRESENZA di tutti i colori insieme.
    Piccolo refuso che vi segnalo e che lascerò comunque nel testo originale.
    La personalità surrogato creata per assolvere i compiti "minori" e non distrarre il Creatore, non era poi così perfetta....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nooooooooo...
      Fottuto, mi hai fottuto.
      Come quando alle elementari sei l'unico che risolve il problemino e la maestra lo dice ad alta voce e tu sai che qualla sarà la tua peggior settimana di sempre... ^^

      Elimina
    2. non per fare il saccente. Il bianco è l'assenza, il nero la presenza di tutti i colori. http://it.wikipedia.org/wiki/Nero#Colore_nero

      Elimina
  6. ue che pezzo barba! ma tu quante identità hai? no perchè ogni tuo post apre un mondo nuovo..... e bravo dottor dice........

    redbairon

    RispondiElimina