lunedì 2 giugno 2014

220 minuti di Rosenberg prima di dormire

La voce arriva da lontano.
"..ndre..ono le sei..."
Apro gli occhi. Impiego un po' a mettere a fuoco. Francy. Mi sta toccando il braccio.
"....sono sveglio..." le dico con voce impastata, tipo mattino dopo concerto dei Pantera con rientro in autostop e colazione in stazione.
Non "mi alzo": mi tiro su. Che è diverso. Calcolo mentalmente di aver dormito tre ore e mezza.
Cappata in cucina prima di passare dal bagno: comincio ad accendere la macchinetta del caffè. Passo in rassegna i blister delle cialde in cerca del più forte. Sembra spuntarla Fortissio Lungo, più che altro per il nome, e invece vince al foto finish Kaazar.
"Una miscela audace di due Robusta del Brasile e del Guatemala - Intensità: 12".
Rimembranze di Fantozzi alla coppa ciclistica Cobram: "A' bomba, tenga 'a bomba, chella forte, chella bbona."
Sul bordo del lavandino gli avanzi della nottata: tazzine sporche di caffè, bicchieri, cucchiaini, due bottiglie di Gilac vuote per gentile concessione di RedBairon, briciole di patatine, cellophane, altra rumenta che non ricordo di aver tirato fuori ma che evidentemente ho tirato fuori..
Prendo i cereali dal barattolo e me ne infilo un pugno in bocca. Mastico. Butto giù a'bomba di caffeina. Non fa lo stesso effetto che a Fantozzi, appena un'alzata di sopracciglia.
Francy davanti alla sua tazza di latte: "Fino a che ora siete stati?"
Io: "Due e mezza"
Francy: "Te sei matto"
Io: "Abbiamo giocato a Le Havre. Hai presente? Tre ore e quaranta di partita. MONUMENTALE!"

La tangenziale alle 7.00 del mattino scorre veloce. Piove o almeno: ci prova. Mi fermo all'autogrill dopo l'uscita Stupinigi. La ragazza dietro il bancone ha più sonno di me. Il che potrebbe voler dire Agricola. Sono quasi tentato di chiederglielo: "Scusa ma... Rosenberg, vero?".
Rinuncio. Più probabile che abbia il pupo che sta mettendo i denti. Prendo il secondo caffè al tavolino in piedi. Osservo i Mondadori in offerta e gli auricolari bluetooth dalla rastrelliera. Sarà una giornata lunga. Almeno è venerdì.

Da ragazzo ero uno che tirava tardi, che faceva l'alba insieme a un paio di altri reietti con cinquemila lire nel portafogli e molta poca dimestichezza con le ragazze. Niente discoteche, noi altri, mai stati di quel mondo, ma a bordo della mia Fiat 127 color mattone ne abbiamo macinati di chilometri e bar e autogrill sperduti nel nulla e strade statali che finivano in mezzo ai campi e che sembrava dovessero sempre portarci nella casa della famiglia di Leatherface di Non aprite quella porta.
Si tirava e aspettava l'alba per poter pensare "Ce la siamo succhiata fino al midollo, 'sta notte, non potevamo proprio prenderne di più". Questo sembrava tormentarci. Non dare tutto. Lasciare le briciole a qualcun altro. Tiravamo giù la serranda con un'ultima lattina di Peroni e un panino 100% colesterolo al chiosco-roulotte con dehor sulla strada, così che ogni boccone sapeva di scarico di marmitta e pm 10.
Qualche ora di sonno e via.
In gergo: ci si spaccava.
La mia concezione di "spacco" è cambiata.
Quando qualche sera mi becco con lo strizza (lo psicologo...credo di avervi già parlato di lui..."Ste"...il restante 50% del Dado Critico) e si è soli io e lui, un po' ci si spacca. Più o meno. Diciamo... per un terzo della serata. Poi passiamo gli altri due terzi a ricordare come ci spaccavamo da ragazzi, molto più inaffidabili, ribelli, incoscienti, teste di sughero ...
Beh, non posso negarlo: da un lato certe cose mi mancano.... dall'altro sono contento di essere "cresciuto" e aver cambiato appetiti, aver superato quella vita.

La mia concezione di "serata brava" ha tutti altri colori ed oggi dare fondo a tutte le mie energie significa farmi un weekend in un agriturismo a 400km con la famiglia, caricare la macchina alle 5.00 del mattino del sabato e scaricarla al ritorno alle 22.00 della domenica, 10.000 bagagli per due giorni ma-come-cacchio, la bambina addormentata in braccio così non la svegliamo, macchina in doppia con le quattro frecce, la signora bionda della scala di fianco che mentre piscia il cane mi avverte "Guardi che non può lasciare la macchina in doppia fila, eh", mia moglie che mi avverte che deve essere saltata la luce e c'è un lago davanti al freezer, e il lunedì mattina dopo andare al lavoro, riflettendo che sono passati il sabato e la domenica ma non me ne sono accorto (ma il prossimo stiamo due giorni a dormire, giuro!)
Spaccarsi è anche concedersi il lusso, una volta ogni tanto, di un bel gestionale da tre ore e frattaglie, e il mattino dopo andare al lavoro.
Non sempre, perchè non ce la faresti, almeno: IO non ce la farei.
Ma ogni tanto, in mezzo a tanti giochi "per tutti", un bel titolo corposo "per giocatori".
180 minuti di Ora et Labora non sono pochi, per un uomo normale, il mercoledì sera, dopo una giornata di lavoro, iniziando la partita alle 22.30.
E la settimana dopo, 220 minuti di Le Havre, in tre giocatori.

Salire sulla barca di Le Havre e cominciare il viaggio all'ora che andava su il Maurizio Costanzo Show, a cavallo fra un mercoledì che si è rivelato più impegnativo del previsto e un giovedì che già ci aspetta sulla soglia con i pugni ben piantati sui fianchi, non è cosa da poco .
Poche balle: non si può fare sempre.
Ma provateci. Una volta ogni tanto. Ne vale la pena.

Negli ultimi tempi ho registrato una strana tendenza, fra i blogger e i forum che frequento, a snobbare un po' i titoli di Rosenberg. Due le sensazioni: che su Rosenberg e sul trittico delle meraviglie Agricola - Le Havre - Ora Et Labora, si siano già spese tutte le parole che si potevano spendere e non ci sia più altro da dire, e che parlare di Rosenberg non sia più a la page.
Quando è scoppiato il fenomeno Codice Da Vinci, tutti avevano in mano il tomo di Dan Brown. Tutti  ne parlavano, tutti lo leggevano, non potevi prendere il pullman senza vedere la casalinga di Voghera col Codice in mano, tutti cercavano di tirare in ballo nelle discussioni il termine "camerlengo" solo per poter dire "Ma dai, non sai chi è il camerlengo?", e non poteva cadere aereo o crollare ponte senza che qualcuno non tirasse in ballo l'Opus Dei. Non era socialmente concesso non leggere il Codice, nè non conoscere a memoria la topografia degli Uffizi e del Louvre.
Un paio d'anni dopo il Codice è passato di moda. Anzi si è cominciato a considerarlo un libro "vecchio", superato, inutile anche come romanzetto d'intrattenimento, 500 pagine che era quasi meglio non leggere.
E allora lasciate che il Camerlengo Critico spenda due parole del tutto superlflue e ridondanti, sui giochi di Rosenberg.

Perchè è inutile che faccia il bravo giocatore che vuol bene a tutti i suoi titoli allo stesso modo: io sono uno che va a gestionali, uno che fruga i controviali alla ricerca dell'amore mercenario tedesco.
Mi piacciono le risorse: raccoglierle, gestirle, trasformarle, spenderle. Mi piace che siano tante, tantissime, che mi riempiano le mie mani, abbondanti che possa tuffarci la faccia in mezzo e farci il motoscafo. Mi piace impilarle e impalarle come fiches, tenerle davanti, ribaltarle sul tavolo, manipolarle in maniera lubrica, trattarle come fiches-oggetto: scambiarle per altre fiches più belle o per un bel mucchio di soldi, perchè credetemi: quando i turni saranno finiti solo quello conterà: chi ne ha di più.
Devo essere onesto: del trio Agricola \ Le Havre \ Ora et Labora (Caverna non l'ho ancora provato) quello che mi piace meno è proprio il bucolico Agricola. Ma per "meno" intendo meno rispetto a titoli che mi piacciono un sacco.
Come dire: le mutandine di pizzo mi piacciono meno degli autoreggenti e della giarrettiera.
Alla transumanza delle pecore e al piantar steccati di contenimento, prediligo il commerciare merci un po' fenicio e un po' genovese di Le Havre.
Ma sto spaccando il capello a Yul Brynner.

La coerenza fra tema e meccaniche, di questi giochi, è da standing ovulation (esatto: ovulazione in piedi!).
Prendi la risorsa BESTIAME la conduci con un minimo di rimorso di coscienza al MATTATOIO e ne ricavi CARNE e PELLE. Con molti meno sensi di colpa porti la PELLE alla CONCERIA per ricavarne CUOIO, merce che i tuoi clienti dall'altra parte dell'oceano aspettano con ansia.
Se hai raccolto abbastanza PESCE puoi portarlo all'AFFUMICATOIO e usare il PESCE AFFUMICATO per sfamare i tuoi. Oppure se vuoi far cassa puoi portarlo al RISTORANTE DI PESCE, ed ottenere franchi sonanti sull'unghia.
In Ora et Labora la prima cosa che impari è che se vuoi espanderti devi "far spazio" attorno al monastero, disboscando la selvaggia macchia verde. Bonificando il terreno ottieni legno e torba, e visto che in regime di saving non si butta via niente tipo maiale, legno e torba diventano le tue prime risorse.
Ed è questo lo strutto naturale che sporca la bocca al giocatore: quel realismo di cui sembra essere unto e bisunto l'intero ingranaggio.
Non hai la sensazione di raccogliere  pezzettini di cartone colorato: stai raccogliendo davvero risorse.
Il grano non può essere usato come cibo (come nella realtà: non è che a tavola mastichiamo spighe). Se voglio usarlo come cibo, devo portarlo al forno e trasformarlo in pane.
Ogni risorsa ha un'identità, un diverso valore di mercato e uno scopo differente.
In un gioco come FINCA (che non fraintendetemi: io apprezzo molto) i token non sono niente altro che token. Il giocatore non riesce a elaborarne l'identità, a percepirli davvero come frutta. Non c'è differenza fra mandorle, fichi, limoni, olive... sono solo segnalini colorati.
In Le Havre ogni quadratino di cartone trascende da token a risorsa. L'argilla è un materiale da costruzione. Serve per costruire (mattoni e poi edifici) e non per sfamare. Se sono a corto di cibo e la garrota dei debiti stringe attorno alla mia trachea, non raccolgo argilla, oppure trovo il modo di vendere quella che ho in casa per cavarne qualche soldo.

Per concludere e tornare a bomba, chella forte, chella bona.
Sono giochi che vale la pena avere perchè danno veramente tanto al giocatore.
Lo so: non è possibile giocarli sempre, e non per una questione di volontà.
Ma anche se avete due figli, al lavoro fate gli straordinari non retribuiti e saranno sei mesi che tutti i giovedì sera al dojo ripassate bassai dai in vista dell'esame di nera, e per voi i giochi da tavolo non devono andare oltre i filler da 20 minuti, io vi consiglio lo stesso l'acquisto di una di queste corazzate potemkin.
Perchè fidatevi: capiterà l'occasione. Non domani, non dopodomani, più verosimilmente un bel giorno all'improvviso. Vostra moglie vi annuncerà "Questo weekend vado a trovare la mia madrina a Borghetto Santo Spirito, che non ha mai visto le nipotine, se non vuoi venire te ne puoi stare a casa e invitare qualche amico". E quel giorno farete un giro sulla corazzata Rosenmpkin. E ve la godrete alla grande, fidatevi.

Nota: ...la partita a Ora et Labora della scorsa settimana si è conclusa dopo 180 minuti con la vittoria schiacciante di RedBairon, che mi ha doppiato a punti.
La nottata bianca a Le Havre di questo giovedì ha visto spuntarla Viking con 181 punti, seguito da RedBairon con 173 e dal sottoscritto con 104.
Come al solito: chi sa giocare gioca, chi non sa giocare tiene un blog.

20 commenti:

  1. Numero 1.
    Aspettiamo di giocarli assieme a te. Tutto condiviso al 100%. Anche l'ordine di preferenza di questi gioconi.

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  2. Sei un grande! Ho detto tutto

    Lord

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  3. Un po' mi vergogno, ma lo confesso: sono un giocatore uwergine.
    Turbato da questi gestionali spinti ho preso LA decisione.
    Ma...a chi donare la mia innocenza ludica?
    Ad Agricola no: non voglio passare ore nella sofferenza per costruire campi e sfamare un pugno di contadini.(stranamente mi affascina l'idea di una sveltina con la versione a 2, ma questo è un altro discorso).
    Prendo in considerazione Ora et Labora e Le Havre: del primo mi attira il tema (specie l'irlanda, la birra...), del secondo il meccanismo lineare, oliato, potente.
    O Dado Barbuto, quale la differenza di sensazioni alla fine dei due giochi?
    Aiutami nell'ardua scelta!

    Domozimurgo

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    1. Ciao. Tenuto presente che sono entrambi validi, mi sento di spingere ancora su Le Havre. Ora et Labora è ottimo ma rispetto al fratello un po' troppo indulgente...Le Havre tiene continuamente sotto pressione il giocatore.
      A mio avviso più completo (anche se la rotella di Ora et Labora sforna risorse tonnellate di risorse che è un piacere).
      Parlando di sensazioni Le Havre è anche (a mio avviso) più immersivo. Il finale del caricamento delle merci sulle navi tramite lo Spezioniere (quindi non semplicemente un "Il gioco finisce al 18esimo turno"), dona molto carisma al gioco.

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    2. Grazie! Che Le Havre sia... :)
      Il tuo blog è meraviglioso!
      Domozimurgo

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    3. Per una sveltina, ci sono sempre Bohnanza e Mamma Mia :)

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  4. Dopo aver preso Agricola, 2 anni fa presi Le Havre quasi per sbaglio, complice uno scambio alla pari con un gentile Goblin. In 2 anni posso contare una sola partita giocata (con mia moglie) ma la ricordo ancora con passione!
    Al termine avevo il cervello fritto, ma un senso di soddisfazione enorme!!!

    PS: partita a 2, versione semplice, almeno 3 ore di goduria (dai 45 minuti previsti...)

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    1. E se è riuscito a conquistarti con una sola partita e ancora te lo ricordi...
      Si, davvero, niente da dire, un gran gioco.

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    2. Ieri mia moglie è andata al capezzale del papà malato, la zia ha preso la piccola per tutto il pomeriggio, ed io dopo qualche lavoretto a casa mi sono seduto al tavolo per la mia prima sessione in solitaria a Le Havre.

      Mi sono divertito come un matto, all'inizio mi ha nuovamente paralizzato cercando e analizzando la mossa più vantaggiosa, ma via via mi sono lasciato andare raggiungendo 208 punti. Ho letto che 360/380 sono punteggi medi, ma non avevo questo scopo!

      Un'oretta abbondante di partita scivolata via come il vento :-D

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  5. Complimenti Andrea per il bellissimo articolo. Mi ci sono rispecchiato alla grande, in tutto e per tutto, dalla moglie "...mi sembri scemo..." al caffè necessario per sopravvivere, all'esito delle partite: al posto tuo io posso scrivere "chi sa gioca, chi non sa spiega le regole", il risultato è infatti lo stesso.... Ciao e buon gioco
    Guido

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  6. Ciao... sono Max.
    CIAO MAX
    Ho 38 anni e seguo il Dado Critico più o meno da quando ha mosso i suoi primi passi..
    UHHH..
    Pensavo di poter smettere quando volevo ma alla fine non ce l'ho fatta..
    EHHH..
    Adesso, quando non scrive lui sono io a sollecitarlo a farlo, è più forte di me!
    Dado, ma quando scriverai un libro?!?
    Altro che codice da Vinci! :)
    Ormai non leggo più neanche gli altri blog... nemmeno il mio!!! Hahaha.!!!
    Bell'articolo davvero.! ;)

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  7. Ragazzo mio, i tuoi post sono gioia pura per i miei occhietti...GRANDIOSO!

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  8. La sentenza finale... Che amara verità

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  9. Grandissimo, i miei migliori complimenti, mi sono rispecchiato in moltissimi passaggi, nonchè apprezzato le numerosissime citazioni d'eccezione.
    Chapeau.

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  10. AHahah...XD è ancora vivo il mio ex OeL???
    Ricordo partite in solitario a cui mia morosa e mio fratello assistivano con lo sguardo
    "ma tu sei fuori..."
    Tra i 3 titoloni classici Rosenberg (Agricola,Le Havre e OeL) io preferisco OeL, vedi la gestione delle risorse e delle catene produttive...
    Comunque complimenti ancora per il blog, lo leggo sempre con molto piacere!!

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