domenica 17 novembre 2013

Mi faccio i solitari (e ci vedo benissimo)


Siamo soli, al Grande Tavolo. Sbandieriamo la nostra indipendenza ma siamo perennemente in fuga dalla solitudine. Siamo animali sociali alla ricerca di un cooperativo tranquillo, inconsapevoli però di essere inevitabilmente destinati al german più gelido: ore 7.00 posiziona questo, ore 7.30 posiziona quello, ore 8.00 posiziona quell'altro. Una vita di scatole e portaminuterie, un cassettino per ogni token. Nasciamo con una gruccia di api appesa sulla culla e un carillon di sottofondo, e impariamo a camminare fra i Lego e le macchinine Burago. Sembra un party game: poche regole e tante risate: impossibile fallire. Crescendo cominciamo a intuire poca longevità, nessuna idea nuova, le carte buone che vanno sempre agli stessi giocatori, e diventiamo adolescenti incazzati, e ci ripetiamo che noi no, noi non seguiremo le regole, noi cavalcheremo il fottuto Gioco, non come tutti quegli adulti che si sono arresi.
Ma siamo destinati a mosse sbagliate e turni persi, perchè non ci hanno fornito il Manuale, ecco il vero problema: siamo al Grande Tavolo, stiamo giocando, muoviamo le nostre pedine, abbiamo a disposizione un'unica partita, ma non conosciamo le regole.
Come si dice in gergo: una supposta con la sabbia.
E d'improvviso scopriamo che il cooperativo è in realtà un semi-cooperativo farcito di possibili traditori, che i soci al nostro tavolo che ci sorridono e che alzano il pollice come Fonzie, stanno sottraendo risorse al magazzino, non tante per la verità, però le stanno sottraendo e senza dirci nulla. E così abbandoniamo il tavolo, o ci alziamo noi o si alzano loro, comunque cambiamo soci. Siamo alla ricerca di un gruppo "perfetto" e perchè no: anche di una compagna capace di mettere ordine fra i nostri tokens, imbustare le carte che lasciamo in giro per casa, e non dico tutte le sere ma almeno una volta ogni tanto, prendersi cura del nostro puzzillo.
............
Ok, ho divagato parecchio (e la battuta sul puzzillo una cagata). Volevo fare un piccolo inciso sulla solitudine e mi sono lasciato prendere la mano dalla metafora vita-boardgame.
Quello che intendevo è che siamo alla ricerca di qualcuno che si sieda al tavolo con noi, di qualunque tavolo si parli.
Ma il giocatore vero è un buongustaio, una buona forchetta, un bulimico, uno che compra più di quanto riuscirebbe a giocarne in tre vite: nel suo scaffale ha giochi da 6 anche se il suo gruppo abituale è da 3, e giochi in tedesco anche se non lo parla, e astratti anche se li odia, e party games anche se la cosa più "party" che ha fatto è andare alla presentazione della nuova Grande Punto in centro a Torino.
Il "gruppo" per quanto accondiscendente e disponibile non può soddisfare a pieno la bramosia del giocatore.
E poi diciamocela tutta: farsi un solitario ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno.

Esatto: un solitario. La parola si porta dietro tutta una serie di significati più o meno sgradevoli, che vanno dal vizio di Onan e ricordi di Novella2000 nascosto dietro la lavatrice, al grigio solitario di Windows (credo il gioco più tristo del mondo dopo il campo minato)
Venerdì di Friedemann Friese invece è un bel gioco da tavolo, un titolo per un solo giocatore, e mi ha tenuto compagnia diverse sere.
Si tratta di un gioco di carte, del genere deck building, discretamente ambientato e con un livello di difficoltà settato sull'alto.

All'ora tarda di questo post sono le 00.39 e sono reduce dalla festa di compleanno di mia figlia (tre feste in tre giorni... se siete genitori anche voi sapete come funzionano queste cose: una festa a casa con i nonni, una "ufficiale" per le amichette dell'asilo e gli amici, e poi una serie di festeggiamenti e ospitate frammentari con quelli che non sono riusciti a venire alla festa ufficiale causa influenza, catarro, tosse.. mizzica sti bambini ne hanno sempre una).
Siamo arrivati a casa con gli avanzi: teglie di tranci di pizza, torta a brandelli, patatine destinate all'immondizia, oltre una serie interminabile di piatti e bicchieri di plastica e pacchi di tovaglioli sventrati.
E messo a posto tutto... quasi quasi prima di mettermi a letto, un bel solitario, che domani è lunedì e sono di nuovo al lavoro...
Giocato a Venerdì, preso bastonate, andato a letto.
Senza bastonate non riesco a dormire.
Buonanotte.

Postilla del giorno dopo: ieri durante la festa un bambino di 3 anni si è fatto la cacca addosso. La mamma mi ha chiesto aiuto nel bagno: "Me lo guardi mentre prendo il cambio?" . Il bambino correva da una parte all'altra, nudo e felice di esserlo, mentre gli altri bambini gli portavano dei pasticcini (non so se a scopo consolatorio).
Mentre lo cambiava la mamma mi ha spiegato "Era così concentrato a giocare che non si deve essere accorto..."
Giuro che l'ho invidiato.
Chissà a che gioco stava giocando. Chissà quanto si stava divertendo.
Mi piacerebbe trovare un gioco così bello e divertirmi così tanto da non accorgermi che mi sto facendo la cacca addosso.
Il nirvana.


3 commenti:

  1. Anche a me piacciono i solitari e questo in particolare (Venerdì, ovviamente....non quella sotto :-) )
    Ancora devo riuscire a vincere una partita, però...

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  2. Anche a me questo gioco piace ma per quanto mi riguarda l'ho trovato da subito decisamente facile...alla quarta partita sono passato al livello massimo di difficoltà e perdere è quasi impossibile. Inizialmente ho avuto il dubbio di sbagliare qualcosa, invece no. Mi è venuto presto a noia solo per questo motivo, per il resto il gioco è proprio caruccio.

    Andrea

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  3. Scusate se commento un post vecchio, ma trovo il finale bellissimo ... i bambini giocano in maniera così "totale" da astrarsi completamente dal mondo. Per me è una cosa eccezionale. E anch'io, come il Dado Critico, aspetto di trovare il gioco che mi farà fare la cacca nei pantaloni ... proprio perché NON fa cagare!

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